• Tempi e feste dell’anno liturgico
    – data mobile –

     

    “…una cosa è chiara: l’uomo non può vivere senza feste, senza festeggiare…si può accettare lo sforzo e la fatica solo quando si trasfigurano in una forma di libertà, di gioia e di pienezza di vita; per questo vale la pena riflettere sull’anno liturgico…”

    (A. Smeman, “I passi della fede” – Ed. La casa di Matriona)

    Tempi e feste a data mobile

    Nel calendario liturgico bizantino la quaresima è preceduta da un tempo, della durata (in generale)  di quattro settimane, di “preparazione alla quaresima” (pre-.quaresima);
    le domeniche di questo tempo prendono il nome dal Vangelo che viene proposto ai fedeli:

    Domenica di Zaccheo (leggi qui un breve commento)

    Domenica del fariseo e del pubblicano

    Domenica del figliol prodigo

    Domenica del giudizio finale (domenica di carnevale)

    Chiaramente, essendo la Pasqua una festa a “data mobile” ed essendo la festa della Presentazione al tempio di Gesù fissa al 2 febbraio, il tempo di pre-quaresima si dimensiona in modo che venga rispettata la durata di 40 giorni della quaresima, dal lunedi della prima settimana al venerdi che precede la domenica delle palme.

    Al termine della quarta settimana,l’ultima domenica di questo tempo di preparazione alla quaresima propone il tema del “perdono reciproco”, viene chiamata infatti “domenica del perdono”.
    Dalla sera di tale domenica, i fedeli sono chiamati a osservare l’astinenza da cibi derivati dal latte, ragion per cui questa domenica viene chiamata anche “domenica dei latticini”, ma certamente il cuore di questa domenica è legato al tema del perdono richiamato con forza dal Vangelo di Matteo (Mt 6, 14-21) in cui Gesù assimila al perdono reciproco il perdono di Dio per ognuno di noi…”…se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi….”

    La quaresima nel rito bizantino  

     Nella tradizione liturgica orientale il “Triodion” è quel tempo della durata di circa 10 settimane che precede la Pasqua; questo periodo è costituito dal periodo di “pre-quaresima” (in cui si richiamano diversi temi di preparazione al cammino quaresimale, come l’accoglienza del pentimento umano da parte del Signore Gesù, la misericordia di Dio Padre, il giudizio finale, il perdono reciproco) e dalle cinque settimane di quaresima, dal lunedi successivo alla Domenica del perdono al Venerdi che precede la Domenica delle Palme. In questo tempo quaresimale la celebrazione della Divina Liturgia in rito bizantino viene sospesa, tranne che nei giorni di Sabato, in cui viene celebrata secondo il formulario di San Giovanni Crisostomo, e di Domenica, in cui viene celebrata secondo il formulario di San Basilio. Negli altri giorni il ritmo delle preghiere è dettato dall’ufficio liturgico a cui si aggiunge, nei vespro dei soli giorni di mercoledì e venerdì, la celebrazione della liturgia dei “pre-santificati”, che consente ai fedeli di accostarsi alla comunione col pane e il vino consacrati la domenica precedente.

    CI si potrebbe chiedere il perché di questo “digiuno eucaristico” dei giorni feriali; il significato è rintracciabile in quella pedagogia che vuole sottolineare ai fedeli la distinzione tra la condizione di pellegrinaggio, nei giorni feriali, e la gioia pasquale del sabato e soprattutto della domenica, giorno in cui il digiuno è sospeso, come tappa anticipatrice della grande festa di Pasqua.  La quaresima della tradizione bizantina  offre ai fedeli una ricchezza di preghiere, inni, testi biblici dalla grande bellezza spirituale, che. alimentando la persona nel profondo dell’anima. la conducono in un desiderio di conversione vera del cuore e della vita. Una luce tutta particolare emana, per esempio, dalla preghiera di S.Efrem il Siro, che viene recitata, accompagnandola con prostrazioni e inchini, nella celebrazione dei “pre-santificati”:

    “Signore e Sovrano della mia vita, togli da me lo spirito di ozio, di scoraggiamento, di brama di potere  e di un parlare vano!
    Concedi invece al tuo servo uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e di carità.
    Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare mio fratello;
    poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen.”

    Ogni parola di questa preghiera ha un significato tutt’altro che moralistico; Alexandr Šmeman, grande padre spirituale, teologo e pastore di tanti fedeli non solo russi, commenta così: “Ecco la prima cosa: toglimi, tutelami, difendimi, salvami. Da che cosa? Da difetti apparentemente ordinari, da poco. Lo spirito di ozio. Ma quale ozio -diranno i nostri contemporanei- se siamo stressati dal lavoro, se ritmi e tempi della vita non fanno che accelerare, e un po’ di ozio sarebbe esattamente quello di cui abbiamo bisogno! Ma la parola prazdnost’ (ozio) non significa affatto inoperosità e riposo fisico. Prazdnyj (ozioso) significa innanzitutto vacuo, vuoto. Liberami dallo spirito di vacuità. Ed eccoci additata la malattia più tremenda dello spirito umano, la vacuità. Sì, noi lavoriamo, corriamo, ci diamo freneticamente da fare giorno e notte, ma dov’è il senso, l’essenza di tutta questa fretta, frenesia?…così che rientrando in noi stessi, guardando al dono della vita, chiediamo di essere salvati e difesi, liberati dall’origine prima di ogni male, cioè dalla vacuità, dal nonsenso, dalla tremenda devastazione dell’anima in cui tanto spesso viviamo… E infine, nella preghiera di S.Efrem il Siro noi chiediamo una spirito di amore; l’amore è l’accordo finale della preghiera. E’ contemporaneamente sia il motore noscosto della nostra vita, sia il suo scopo. Tutto vive di esso, tutto tende ad esso, e attraverso di esso noi possiamo fare esperienza che Dio è amore”. (Aleksadr Šmeman, “I passi della fede”; R.C. Ed. La Casa di Matriona – 2012)

    Approfondimenti

    Mons. Francesco Braschi
    spunti dalle meditazioni
    di padre A.Schemann
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    di padre A.Schemann
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    di padre A.Schemann
    Monsignor Enrico Galbiati
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    di padre A.Schemann

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