• La celebrazione del sacrificio liturgico secondo il rito bizantino-slavo

    La Divina Liturgia secondo il rito bizantino-slavo introduce al Mistero divino in una modalità solenne, tesa a coinvolgere tutta la persona nei gesti e nella sensibilità. Riscoperta del tesoro comune della tradizione ecclesiale, è un gesto di memoria e di comunione con la Chiesa d’Oriente.

    La celebrazione della Divina Liturgia che l’Associazione Russia Cristiana propone a parrocchie monasteri e conventi rappresenta un momento particolarmente intenso e significativo di preghiera per l’unità delle Chiese cristiane.

    Il rito bizantino, comune alle Chiese di oriente e occidente (le sue origini risalgono infatti al IV secolo, e si è sviluppato fino al IX, all’interno dell’unica Chiesa) e celebrato in modo sostanzialmente identico , ci riporta all’unità iniziale, spezzata nel 1054, verso la quale da tanti anni vengono compiuti passi significativi; negli ultimi decenni si possono ricordare le iniziative di Papa San Paolo VI e dal Patriarca Athenagora nel 1965, con la cancellazione delle reciproche scomuniche, e i gesti di amicizia e vera fraternità di San Giovanni Paolo II e dall’attuale papa Francesco (con continui richiami all’unità della Chiesa come fattore decisivo per la pace e la riconciliazione tra i popoli) e i diversi incontri  e dialoghi ecumenici.

    L’unità in Cristo è un dono da chiedere con la preghiera e gesti concreti di concordia a partire delle proprie realtà più vicine, famiglia, parrocchie, comunità.

    La “particolarità” della celebrazione della Divina Liturgia in rito bizantino è che è celebrata in modo identico dalla Chiesa Ortodossa e dalla Chiesa Cattolica (come è noto nella Chiesa Cattolica esistono diversi riti: romano, ambrosiano… ebbene esiste anche un rito bizantino celebrato per esempio dai cattolici dell’Ucraina e in generale dei cattolici di rito bizantino presenti ormai in molti paesi occidentali (tra cui l’Italia).

    Per questa particolarità, arricchita anche dalla lingua, lo slavo antico (paragonabile al nostro latino) cioè la lingua con cui furono evangelizzati tutti i popoli slavi, la Liturgia è di per se stessa richiamo e fonte di unità anche se la ferita della divisione non consente a cattolici e ortodossi di celebrare il sacrificio eucaristico allo stesso altare.

    La “forma” della celebrazione bizantina è molto diversa da quella latina: è interamente cantata, è intervallata in 3 momenti diversi dalle preghiere litaniche, ha una solennità e una cadenza che sottolineano (per esempio nel momento dell’offerta eucaristica) il distacco dalla cose di questo mondo, ha sempre una preghiera espressamente dedicata alla Madre di Dio, prima del Padre nostro, ha un momento iniziale di circa 10 minuti in cui i celebranti preparano le offerte che verranno poi consacrate…per tutte queste caratteristiche la celebrazione non dura meno di un’ora e mezza; è proprio l’incontro con una spiritualità diversa che tende a coinvolgere tutta la persona e in cui ogni cuore è chiamato a partecipare all’essenza dell’Essere; la Divina Liturgia, forse proprio per queste sue particolarità viene chiamata “il cielo sulla terra” che si abbassa su di noi perché noi possiamo elevarci al cielo.

    Diversi sono i richiami all’unità nati all’interno della Chiesa Cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II. La celebrazione della Divina Liturgia, offerta ai fedeli come momento di conoscenza e di amore alla tradizione bizantino-slava è uno dei gesti che il Concilio invita a riscoprire nel suo valore ecumenico e missionario: “caldamente si raccomanda che i cattolici con maggior frequenza accedano alle queste ricchezze de Padri orientali, che elevano tutto l’uomo alla contemplazione delle cose divine. Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali è di somma importanza per la fedele custodia dell’integra tradizione cristiana per la riconciliazione dei cristiani d’Oriente e d’occidente.” (Decreto Unitatis redintegrazio.

    San Giovanni Paolo II nella Enciclica UT UNM SINT ricorda: “Gesù stesso nell’ora della sua Passione ha pregato « perché tutti siano una sola cosa » (Gv 17, 21). Questa unità, che il Signore ha donato alla sua Chiesa e nella quale egli vuole abbracciare tutti, non è un accessorio, ma sta al centro stesso della sua opera. Né essa equivale ad un attributo secondario della comunità dei suoi discepoli. Appartiene invece all’essere stesso di questa comunità. Dio vuole la Chiesa, perché egli vuole l’unità e nell’unità si esprime tutta la profondità della sua agape. “

    Sempre San Giovanni Paolo II richiama la partecipazione alla Divina Liturgia come esperienza di bellezza e di verità: “…la preghiera liturgica in Oriente mostra una grande attitudine a coinvolgere la persona umana nella sua totalità: il mistero è cantato nella sublimità dei suoi contenuti, ma anche nel calore dei sentimenti che suscita nel cuore dell’umanità salvata. Nell’azione sacra anche la corporeità è convocata alla lode e la bellezza, che in Oriente è uno dei nomi più cari per esprimere la divina armonia e il modello dell’umanità trasfigurata [cfr. Clemente di Alessandria, Il Pedagogo, III,1,1: SCh 158,12], si mostra ovunque: nelle forme del tempio, nei suoni, nei colori, nelle luci, nei profumi. Il tempo prolungato delle celebrazioni, la ripetuta invocazione, tutto esprime un progressivo immedesimarsi nel mistero celebrato con tutta la persona. E la preghiera della Chiesa diviene così già partecipazione alla liturgia celeste, anticipo della beatitudine finale.” (lettera Apostolica “Orientale Lumen”).

     

    Quella della Chiesa antecedente lo scisma del 1054 è una storia unitaria che rappresenta – fino al XI secolo – un corpo unico da cui è nata tutta la ricchezza della tradizione cristiana, delle sue forme, delle sue preghiere; da cui è nata, nel 988 (col battesimo della Russia), l’identità stessa di un popolo.

    La forma attuale della Liturgia in rito bizantino si deve in gran parte a San Basilio e a San Giovanni Crisostomo, padri della Chiesa del IV secolo; la Divina Liturgia in rito bizantino-slavo viene celebrata ancora oggi nelle due forme che prendono il nome appunto dai due padri orientali.

    Fu proprio durante l’episcopato di S. Giovanni Crisostomo che Bisanzio iniziò a diventare un punto di riferimento per la forma liturgica orientale; S. Giovanni Crisostomo diede un impulso decisivo alla codificazione della Divina Liturgia nella forma che conosciamo e viviamo ancora oggi.

    La liturgia di San Basilio viene celebrata in alcuni momenti e/o feste specifici dell’anno liturgico, in particolare in quaresima; la struttura e lo svolgersi della celebrazione è identico nelle due forme.

    La differenza sostanziale tra le due è che S. Giovanni Crisostomo propone l’anafora (cioè la parte centrale della celebrazione eucaristica) secondo la forma nata ad Antiochia, mentre la preghiera eucaristica dell’anafora di S.Basilio contiene preghiere più elaborate e più lunghe.

    Dopo i primi anni, in cui la forma liturgica fu soggetta a frequenti evoluzioni, la Divina Liturgia in rito bizantino (nelle due forme di cui si è detto) rimase fondamentalmente inalterata nei secoli; essendo nata nel IV secolo essa appartiene alla tradizione della Chiesa indivisa.

    Il rito si diffuse presso le popolazioni slave nel IX secolo grazie ai santi Cirillo e Metodio, “apostoli degli Slavi”, che crearono un alfabeto (detto “glagolitico” e poi sviluppato nel “cirillico) capace di esprimerne la lingua, consentendo la nascita e il mantenimento di un’identità culturale slava capace di unire la propria specificità con l’eredità della grande tradizione bizantina; questo è un fatto del tutto significativo: infatti gli Slavi, come altre popolazioni, con l’accoglienza del vangelo videro anche uno sviluppo fondamentale della propria identità culturale. L’opera di traduzione avviata da Cirillo e Metodio, basata sulla nuova lingua da loro dotata di una forma di scrittura, rese così accessibili a tali popolazioni le traduzioni dalla lingua greca da cui appunto derivava il rito della Divina Liturgia.

    Certamente l’evento che portò al rapido sviluppo del rito nel mondo orientale è stato il battesimo di quella che oggi chiamiamo Russia, avvenuto nel 988 ad opera del principe Vladimir di Kiev.

    Significativo è il famoso racconto dell’adozione del rito bizantino in Russia: la delegazione inviata dal principe Vladimir nel 987 a Costantinopoli per “esaminare la fede greca” descrisse l’incontro avvenuto con espressioni che ne sottolinearono da subito la potente connotazione estetica: “giacché”, riferirono i delegati, “non sapevamo se fossimo in cielo o in terra. Poiché sulla terra non esiste splendore o una tale bellezza e noi siamo del tutto inadeguati a descriverli. Sappiamo solo che il Signore si ferma lì tra gli uomini e il loro servizio è più luminoso delle cerimonie delle altre nazioni. Per questo non possiamo dimenticarne la bellezza”.

    “Cielo in terra”, un’espressione classica che deriva direttamente dal primo commentario liturgico (730 ca.) del Patriarca san Germano I di Costantinopoli.

    Parallelamente alla grande opera compiuta in Occidente da S. Benedetto e dai suoi monaci nel V e VI secolo, riconosciamo l’evangelizzazione compiuta ad Oriente dai Santi Cirillo e Metodio nel secolo IX: da questa duplice attività scaturisce la profonda forza unitaria delle radici cristiane del continente europeo.

    “Struttura” della celebrazione  della Divina Liturgia

    Dal punto di vista della forma, la divina liturgia differisce nello stile e nei riti dalla s. Messa.

    • prima della liturgia vera e propria, vi è una parte iniziale celebrata in forma privata dai ministri a un piccolo altare (proscomidia) durante la quale vengono preparate le offerte che verranno poi consacrate;
    • è sempre interamente cantata, in un dialogo intenso di preghiera tra celebranti e coro;
    • presenta parti più lunghe e solenni proprio per introdurre il fedele nel mistero e nella solennità dalla liturgia celeste attraverso la bellezza dei canti, il ripetersi delle litanie, l’aroma dell’incenso.

    Ma fondamentalmente la struttura è la stessa della Santa Messa: dopo le preghiere iniziali costituite da tre antifone alternate a brevi litanie, si procede con la lettura dell’epistola, l’alleluia e la lettura del Vangelo a cui segue l’omelia.

    Terminata l’omelia, il diacono intona la preghiera litanica “insistente” (paragonabile alla preghiera dei fedeli della santa Messa); a ogni invocazione il coro risponde con Gospodi pomiliuij /(Signore pietà); a seguire, il canto dell’inno dei cherubini accompagna la presentazione delle offerte che verranno consacrate, a cui segue il canto del credo e quindi la bellissima sequenza di preghiere tra celebrante e coro che porta alla consacrazione.

    Prima del Padre Nostro, il coro canta un inno alla Madre di Dio, il cui testo varia a seconda del periodo liturgico; la celebrazione si conclude con la comunione e i canti di ringraziamento.

    Si riconoscono quindi anche nella Divina Liturgia le due parti fondamenti della Liturgia della parola e della Liturgia eucaristica

    La partecipazione a questo gesto consente di conoscere un po’ più da vicino la tradizione, la sensibilità e l’arte cristiana orientale e quindi di cominciare ad amare questa tradizione come parte della grande tradizione cristiana da cui è nata l’Europa. E, attraverso la conoscenza e l’amore, insegna a compiere passi concreti verso l’unità.

    Divina Liturgia: note tecniche per la preparazione della celebrazione

    La Divina Liturgia equivale nel valore e nel significato alla celebrazione della santa Messa. E’ anzi uno dei riti con cui la Chiesa Cattolica celebra la S. Messa, insieme con il rito romano e con il rito ambrosiano. Ogni fedele può fare la comunione; se la celebrazione si svolge di sabato, dalle 16 in poi vale anche come pre-festiva.

    • la parrocchia può predisporre un documento, o un articolo sul bollettino parrocchiale, che illustri il gesto; il materiale può essere prelevato da questo sito;
    • può essere predisposto, sempre a cura della parrocchia, un volantino/locandina, utilizzando un facsimile che si può scaricare cliccando qui;
    • ci saranno comunque contatti telefonici per coordinare l’arrivo del gruppo di Russia Cristiana in parrocchia (di norma sempre almeno mezz’ora prima dell’inizio della celebrazione).

    La celebrazione viene officiata, a cura di Russia Cristiana, da sacerdoti cattolici di rito bizantino, accompagnati dal diacono, dal coro, dai chierichetti.

    Tutto l’occorrente per la celebrazione viene predisposto da Russia Cristiana così come il libretto sui cui i fedeli possono seguire tutti i momenti e tutte le preghiere della Divina Liturgia; un lettore di Russia Cristiana farà da voce guida durante la celebrazione per permettere ai fedeli una maggiore partecipazione e facilitare la fruizione del libretto.

    Alcuni preparativi a cura della parrocchia vengono concordati telefonicamente qualche giorno prima della celebrazione.

    Si tratta di questi aspetti:

    – il pane della consacrazione viene portato da Russia Cristiana;

    – l’incenso e il turibolo vengono portati da Russia Cristiana; serve, da parte della parrocchia/monastero, un supporto per il turibolo e i carboncini;

    – preparare acqua in un’ampollina e vino da messa (1 bottiglia), 2 purificatoi, un cero, un accendino;

    – togliere qualsiasi ornamento dall’altare, che non deve presentare fiori, immagini o altro;

    – predisporre due leggii rivolti verso i fedeli su cui verranno appoggiate due icone, una del Salvatore e una della Madre di Dio, che rappresentano l’iconostasi delle Chiese orientali. Le icone vengono portate da Russia Cristiana;

    – predisporre un tavolino laterale, guardando l’altare sulla sinistra, in cui verranno preparate le offerte che verranno consacrate (si tratta delle proscomidia, celebrata in forma privata mentre ai fedeli si spiegano le caratteristiche della liturgia);

    – preparare del pane (pane assolutamente comune) in pezzi (piccoli pezzi, o anche piccoli panini) che viene benedetto dopo la consacrazione e che si distribuisce alla fine della celebrazione;

    – la raccolta delle offerte si può effettuare durante il canto dell’Inno del Tre volte santo (che si ritrova sul libretto che viene distribuito a tutti per seguire la celebrazione);

    – predisporre un tavolino in fondo alla Chiesa dove esporre del materiale di Russia cristiana da poter mettere in vendita alla fine della celebrazione.

     Da ultimo: i sacerdoti della parrocchia possono naturalmente partecipare alla celebrazione. Se lo desiderano possono seguire dai posti accanto all’altare vestendo camicie e stola; al momento della comunione verranno invitati dai celebranti ad accostarsi all’altare per ricevere insieme la comunione. Altre modalità di concelebrazione possono essere concordate con i celebranti di Russia Cristiana nei momenti immediatamente precedenti l’inizio della celebrazione. I celebranti di rito bizantino distribuiscono la comunione ai fedeli sotto le due specie. Alla fine della celebrazione, prima del canto finale e della distribuzione del pane benedetto, è consentito uno spazio per saluti e avvisi della parrocchia.

    In occasione della celebrazione della Divina Liturgia, generalmente la parrocchia riconosce un’offerta a Russia Cristiana, di sostegno alle sue varie opere e iniziative missionarie in particolare Russia

    La celebrazione dura complessivamente un’ora e mezza ed è bene che i fedeli siano preparati a questo gesto in modo viverlo con piena consapevolezza e senza l’affanno del tempo.

    Di seguito alcuni documenti a supporto per la comprensione e preparazione della celebrazione liturgica e sulle attività e opere di Russia Cristiiana

    Aggiungiamo che da parte di Russia Cristiana  i celebranti, il coro e le persone di servizio alla celebrazione arriveranno circa mezz’ora prima dell’inizio della celebrazione, che porteremo dei libretti da distribuire sulle panche a disposizione dei fedeli per seguire la celebrazione, e che , se possibile, predisporremo del materiale di Russia Cristiana da poter vendere all’uscita.

    Qui si possono ascoltare, vedere, leggere canti e/o preghiere di alcuni momenti della celebrazione

    1. Inno dei Cherubini

    E’ il canto che accompagna il  “Grande Ingresso” cioè il trasferimento delle offerte (che sono state preparate nel momento della proscomidia) dall’altare laterale all’altare centrale, mentre i celebranti processionalmente trasportano le sacre specie, il canto ci invita a “deporre ogni sollecitudine mondana per accogliere il Re della Gloria2”

     

    2. Inno alla Madre di Dio

    Prima del Padre Nostro, la Divina Liturgia prevede sempre un inno alla Madre di Dio; nel tempo ordinario viene cantato il “Dostoino”

     

    3. Immagini

    Detto che la struttura fondamentale della celebrazione della Divina Liturgia è sempre la stessa, e che “in generale”  lo svolgersio della celebrazioone è quello di San Giovanni Crisostomo, esistono delle particolarità legate ai tempi liturgici, alle feste del calendario liturgico che determinano non solo canti e preghiere particolari, ma in taluni casi il “formulario” stesso della celebrazione.

    • nel tempo di Quaresima, come pure nella Viglia di Natale e dell’Epifania, nel Govedi Santo e nel Giovedi santo e nel Sabato Santo  la celebrazione si svolge secondo il formulario di San Basilio, che prevede preghiere proprie, più lunghe e, in particolare (dal punto di vista del canto) un inno proprio alla Madre di Dio, che sostituisce il “Dostoino” che viene invece cantato nella celebrazione secondo il formulario di San Giovanni Crisostomo
      Nelle domeniche di quaresima (e laddove non si sia in concomitanza di una della “grandi feste”, in questo caso Epifania a Sabato Santo) questo inno è “In Te si rallegra , o ricettacolo di Grazia, ogni creatura”, composto da San Giovanni Damasceno. 
    • nel tempo pasquale,la celebrazione segue il formulario di San Giovanni Crisostono; in diversi punti della celebrazione viene cantato il “tropario di Pasqua”  (il “Kristos Voskrese!”: “Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpesta la morte, donando la vita a coloro che erano nelle tombe”; anche in questo tempo viene cantato come inno alla Madre di Dio un canto proprio “Un angelo cantò alla piena di Grazia”
    • nelle grandi feste le tre antifone prevedono melodie e testi propri, come pure in certi casi l’inno del tre volte Santo, e un inno proprio alla Madre di Dio “al posto del Dostoino”
    • gli spartiti, le traduzioni e gli audio degli inni “al posto del Dostoino” ( in slavo “Zadostoinik”) e altri canti previsti in feste e tempi particolari possono essere consultati cliccando qui

    In questo tempo segnato dalla presenza del virus Covid-19, oltre alle norme rispettate dalla comunità che ci invita, anche la celebrazione segue precise indicazioni:

    • non viene distribuito il libretto ma un foglio a uso personale su cui seguire la celebrazione; questo foglio, alla fine della celebrazione, deve essere portato via da chi l’ha utilizzato
    • la comunione viene sempre distribuita sotto le due specie tramite un cucchiaino mono-uso che poi viene bruciato
    • il coro canta rispettando le distanze secondo quanto indicato in chiesa e ogni cantore indossa la mascherina

     

     

     

     

     

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    In breve…

    Concilio Vaticano II

    “che i cattolici con maggior frequenza accedano alle queste ricchezze de Padri orientali, che elevano tutto l’uomo alla contemplazione delle cose divine. Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali è di somma importanza per la fedele custodia dell’integra tradizione cristiana per la riconciliazione dei cristiani d’Oriente e d’occidente”


    (Unitatis Redintegratio)

    Orientale Lumen

    …la preghiera liturgica in Oriente mostra una grande attitudine a coinvolgere la persona umana nella sua totalità:… la bellezza,  si mostra ovunque: nelle forme del tempio, nei suoni, nei colori, nelle luci, nei profumi. Il tempo prolungato delle celebrazioni, la ripetuta invocazione, tutto esprime un progressivo immedesimarsi nel mistero celebrato con tutta la persona. E la preghiera della Chiesa diviene così già partecipazione alla liturgia celeste, anticipo della beatitudine finale.”

    (Giovanni Paolo II)

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