Sabato e Domenica di Pasqua

Sabato e Domenica di Pasqua

Sabato e Domenica di Pasqua

 

Riflessioni di Mons.Francesco Braschi, immagini e canti nella compagnia Colui che “..è risorto dai morti. con la Sua morte ha calpestato la morte, donando la vita a coloro che erano nelle tombe”. 

Orazione per la Deposizione del Signore nel Sepolcro – Rito Ambrosiano
“Tu hai voluto, o Dio, che il nostro Salvatore, affidato il corpo al sonno del sepolcro, riscattasse gli antichi giusti dal regno di morte; dona a quanti sono stati sepolti con lui nel battesimo di risorgere alla libertà della nuova vita e di entrare nella gloria con lui, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.”

Orazione per il Sabato Santo – Rito Ambrosiano
“Dio onnipotente ed eterno, che sei mirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perché comprendano e riconoscano che, se fu prodigio grande all’inizio la creazione del mondo, prodigio ancora più adorabile e grande nella pienezza dei tempi è il compimento della nostra salvezza nell’immolazione pasquale di Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna…”

Antifona al Vespro del Santo e grande venerdì – Rito bizantino
“Quando nel sepolcro nuovo fosti deposto per tutto l’universo, o Redentore dell’universo, sbigottì al vederti l’ade schernito; si spezzarono le sue sbarre, furono infrante le sue porte, si aprirono i sepolcri, risuscitarono i morti. Allora Adamo pieno di gratitudine, con gioia a te gridava: Gloria alla tua condiscendenza, o amico degli uomini.
Quando le potenze celesti, o Cristo, ti videro calunniato da iniqui come seduttore, e la pietra del sepolcro sigillata dalle mani che avevano trafitto il tuo fianco immacolato, fremettero di fronte alla tua ineffabile longanimità. Ma godendo per la nostra salvezza, a te acclamavano: Gloria alla tua condiscendenza, o amico degli uomini.”

Alcuni brani della Notte di Pasqua da una registrazione di amici del  Russicum

Traduzione

la Tua resurrezione, o Cristo Signore, dagli angeli è cantata; rendi degni anche noi, qui sulla terra, di glorificarti con un cuore puro (canto ripetuto nella processione iniziale

Traduzione

Giorno di Risurrezione: risplendiamo, o popoli. Pasqua del Signore, Pasqua! Dalla morte alla vita, dalla terra al cielo, ci ha fatti passare Cristo Dio, cantando l’inno  di vittoria.  Cristo è risorto dai morti! Purifichiamo i sensi e vedremo il Cristo sfolgorante dell’inaccessibile luce della resurrezione, lo udremo chiaramente dire “Gioite!” cantando l’inno di vittoria. Cristo è risorto dai morti! Si allietino, ben giustamente, i cieli, ed esulti la terra! Sia festa in tutto l’universo visibile ed invisibile, perchè Cristo è risorto dai morti, eterna letizia (poi il coro ripete il primo versetto e chiude col tropario cantato 3 volte “Cristo è risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la morte donando la vita a coloro che erano nelle tombe – prima ode)

Traduzione

Sorga Dio e si disperdano i suoi nemici.

Una Pasqua Sacra ci è stata rivelata oggi, Pasqua nuova, Santa, asqua mistica, Pasqua venerabilissima; Pasqua, l Cristo Redentore, Pasqua immacolata, Pasqua grande, Pasqua dei credenti, Pasqua che ci ha aperto le porte del paradiso, Pasqua che santifica tutti i credenti!

Questo è il giorno che ha fatto il Signore, esultiamo e rallegriamoci in esso.Oh soave Pasqua! Pasqua del Signore, Pasqua: una Pasqua venerabilissima è sorta per noi; Pasqua! Abbracciamoci con gioia gli uni gli altri. Oh Pasqua, redenzione dalla tristezza!Perchè oggi Cristo dalla tomba rifulgendo come da un talamo, ha colmato di gioia le donne dicendo “portate agli apostoli l’annuncio”.Gloria….ora sempre.

Giorno di Resurrezione! Irradiamo gioia per questa festa solenne e abbracciamoci gli uni gli altri. Chiamiamo fratelli anche quelli che ci odiano; tutto perdoniamo per la Sua Resurrezione, e poi acclamiamo: “Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte, e ai morti nei sepolcri ha elargito la vita”; Cristo è risorto dai mori, con la morte ha calpestao la morte, donado la vita a coloro che erano nelle tombe (Stichirà della notte di Pasqua)

Resurrezione

Tropari dell’Orthros del Santo e grande sabato
“Signore, mio Salvatore, a te canterò l’inno dell’esodo e il funebre compianto, a te che con la tua sepoltura mi hai aperto l’ingresso alla vita, e con la tua morte, hai messo a morte la Morte e l’Ade.
Per riempire della tua gloria tutte le cose, sei disceso nelle profondità della terra; a te infatti non era nascosta la mia persona in Adamo: tu rinnovi me, sepolto e corrotto, o amico degli uomini.
Hai steso le braccia e hai unito ciò che prima era diviso: avvolto nella sindone e composto nel sepolcro hai liberato i prigionieri che acclamano: Non c’è santo all’infuori di te, o Signore.

Oggi hai santificato il settimo giorno che un tempo avevi benedetto con il riposo dalle opere: poiché tu muti e rinnovi l’universo, celebrando il riposo del sabato nel sepolcro, e tutto lo rianimi, o mio Salvatore.
Nato da parto verginale, e trafitto al fianco, o mio creatore, da esso, divenuto Adamo, hai riplasmato Eva: soprannaturalmente addormentandoti in un sonno fecondo di vita, nella tua onnipotenza hai ridestato la vita dal sonno e dalla carne.
O felice tomba! Accogliendo in sé il Creatore come un dormiente, è divenuta divino forziere di vita, per la salvezza di noi che cantiamo: O Redentore e Dio, benedetto tu sei!”

Non piangere per me, o Madre, vedendo nella tomba il Figlio che senza seme hai concepito in grembo: perché io risorgerò e sarò glorificato, e poiché sono Dio, incesssantemente innalzerò nella gloria coloro che con fede e amore magnificano te.
All’ora della tua nascita straordinaria, ho sfuggito le doglie, in beatitudine sovrannaturale, o Figlio che non hai principio; ma ora, Dio mio, vedendoti morto, senza respiro, sono orribilmente straziata dalla spada del dolore. Risorgi, dunque, perché io sia magnificata.
Per mio volere la terra mi ricopre, ma tremano i custodi dell’Ade vedendomi avvolto, o Madre, nella veste insanguinata della vendetta: perché io, Dio, ho abbattuto i nemici con la croce, e di nuovo risorgerò e ti magnificherò
.

Esulti il creato, si rallegrino tutti gli abitanti della terra: è stato spogliato l’Ade, il nemico! Vengano avanti le donne con gli aromi: io libero Adamo insieme ad Eva, con tutta la loro stirpe, e il terzo giorno risorgerò.

Dagli Enkomia o Lamento funebre per Cristo

“Sulla terra sei disceso per salvare Adamo, e non avendolo trovato sulla terra, o Sovrano, sino all’Ade sei disceso per cercarlo. Tu che un tempo, prendendo una costola da Adamo, ne plasmasti Eva, sei stato trafitto al fianco e ne hai fatto sgorgare torrenti di purificazione.” “Pur tramontando in una tomba, o Cristo, in nessun modo ti allontani dal seno del Padre. QUale mistero strano e prodigioso! Come morto sei nella tomba, come Dio, con il Padre, e nell’Ade come Sovrano del creato: tu liberi i prigionieri dalla corruzione. Col rosso inchiostro del tuo sangue divino, hai scritto ieri per noi il documento di remissione delle nostre colpe; e oggi dalla tomba decidi per noi la vita.”

Tropari di benedizione

“Quale spettacolo contempliamo! Quale riposo quello di oggi! Il Re dei secoli, dopo aver compiuto l’economia con la passione, celebra il sabato in una tomba, per prepararci un nuovo riposo sabbatico. A lui gridiamo: Risorgi, o Dio, giudica la terra! Perché tu regni nei secoli, tu che possiedi sconfinata la grande misericordia. Il grande Mosè prefigurava misticamente questo giorno quando disse: E benedisse Dio il settimo giorno. E’ questo infatti il sabato benedetto, è questo il giorno del riposo, nel quale l’Unigenito Figlio di Dio si è riposato da tutte le sue opere, celebrando il sabato nella carne secondo l’economia della morte e ritornando a ciò che era; con la risurrezione ci ha donato la vita eterna, perché solo lui è buono e amico degli uomini.”

 

Rito della Risurrezione

“Cantano in cielo gli angeli la tua risurrezione, o Cristo Salvatore: rendi degni anche noi sulla terra di glorificarti con cuore puro.” “Ora tutto è ricolmo di luce, il cielo, la terra e le regioni sotterranee: tutto il creato festeggi la risurrezione di Cristo, nella quale è stato ristabilito. Ieri, o Cristo, con te ero sepolto: oggi risorgo con te che risorgi; con te ieri ero crocifisso, con te glorificami tu, o mio Salvatore, nel tuo regno.” “O soave Pasqua! Pasqua del Signore, Pasqua: una Pasqua venerabilissima è sorta per noi; Pasqua! Abbracciamoci con gioia gli uni gli altri. O Pasqua, redenzione dalla tristezza! Perché oggi Cristo, dalla tomba uscendo splendente come dalla stanza nuziale, ha colmato di gioia le donne dicendo: Portate agli apostoli l’annuncio!” “Giorno delle risurrezione! Irradiamo gioia per questa festa solenne e abbracciamoci gli uni gli altri. Chiamiamo “fratelli” anche quelli che ci odiano: tutto perdoniamo per la risurrezione, e poi acclamiamo: Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte, e ai morti nei sepolcri ha donato la vita.”

Un monaco della Chiesa d'Oriente - Venerdi Sera

“I discepoli sono riuniti insieme. Ecco la stanza dove gli apostoli avevano abitato con il Maestro. Ecco il tavolo dove avevano mangiato con lui. Non udranno dunque più quella voce? Tutta la vita trascorsa insieme è dunque per sempre una cosa del passato? Tutto questo era dunque illusione? Ciascuno di essi si sente angosciato, e ciascuno lo è secondo il proprio carattere. Uno si è appoggiato con i gomiti sul tavolo e con la testa fra le mani. Un altro si è isolato e lascia cadere lungo le gote grosse lacrime. Altri ancora parlano a mezza voce. Altri rimangono in piedi, ammutoliti. Son combattuti fra il dolore ed il dubbio e, forse, una segreta speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria non possono allontanarsi dai resti mortali di Colui al di fuori del quale nulla esiste. Private della Presenza viva, esse rimangono sedute presso il sepolcro. Pensano agli ultimi servigi che potranno rendere. Hanno già gettato il loro cuore al di là della pietra che sbarra l’accesso al sepolcro. Questo cuore è là dove nostro Signore riposa, coperto dagli aromi della prima imbalsamazione. Esse non hanno altra forza che il loro amore: “L’amore è più forte della morte” (Cant.8,6). La sera del Venerdì Santo è iniziato l’ultimo sabato dell’Antica Alleanza. La Nuova Alleanza inizierà fin dal mattino di Pasqua. I discepoli trascorrono questo ultimo sabato ebreo con solennità triste, nell’attesa e nel silenzio. E’ veramente la Paraskeué, la “Preparazione”. Sta terminando qualche cosa di grande e qualche cosa di nuovo e di più grande ancora sta per sorgere. Ancora poco tempo e le donne vedranno gli angeli e sentiranno l’annunzio gioioso. Ancora poco tempo e la Luce del Mondo riapparirà nella stanza dove i discepoli stanno affliggendosi; con le porte chiuse, improvvisamente il Maestro apparirà e mangerà il pesce ed il miele che essi gli offriranno. Le presenze sensibili del Signore sono, nelle nostre vite terrene, simili a lampi nella notte. Vi sono momenti in cui la Presenza sembra esserci tolta. “Ma verranno giorni in cui sarà loro tolto lo Sposo e allora, in quei giorni, digiuneranno” (Mc.2,12). Tutte le nostre infelicità di questo mondo sono fondamentalmente legate ad una assenza del Signore. Ma chiunque senta l’angoscia dell’assenza, avrà in dono la gioia del ritorno. Il gran vuoto del Sabato santo prelude alla gloria di Pasqua.”

Sant'Ambrogio - dal commento dei 12 Salmi

“Il Signore Gesù, benché ferito a causa dei nostri peccati, non è rimasto fisso in quella debolezza, ma per forza propria si è riscosso, passando ad uno stato migliore, a salvezza di tutti. E così la debolezza è stata dissolta dalla sua passione, la morte dalla resurrezione. Come dunque per forza propria si è riscosso per redimere tutte le nazioni, senza avvertire il pungiglione della morte o la spossatezza della ferita, così egli sa far ritornare alla vita, liberandolo dalla morte, l’uomo che crede in lui, per quanto grave sia la sua malattia… Ha infatti portato nel suo corpo le debolezze di tutti, si è innalzato ritto sulla croce e ha trasformato le debolezze di tutti nella debolezza del suo corpo. Per questo dice Isaia: Dalle sue piaghe siamo stati risanati (Is 53,5). Così fanno i lottatori: si abbassano sotto gli attacchi e i colpi e danno l’impressione di poter essere sconfitti; ma improvvisamente, quando paiono ormai schiacciati dal peso dell’avversario, ecco che con abile mossa si rivoltano e atterrano l’avversario che stava sopra. Quello che stava sopra cade e quello che stava sotto viene a trovarsi sopra e a schiacciare a sua volta. E così, in una lotta spirituale, il Signore Gesù, con addosso i nostri pesi, si è abbassato sotto l’attacco della sua passione ed è parso debole, perché l’avversario lo ritenesse uomo al pari di tutti gli altri, facile da sconfiggere: così ha deposto le armi della divinità per difendersi con le deboli difese dell’umanità. Con la sicumera del vincitore, il tentatore si è avvicinato ancor di più; lo ha voluto ferire alla costola con la lancia del soldato, pensando di poter sconfiggere anche lui, come Adamo, nella costola. Ma, ferito al costato, il Signore Gesù ha sprizzato vita dalla ferita; ha annientato ogni peccato; ha abbattuto l’avversario, a cui ha sottratto la morte del ladrone e, in quella morte, nella sepoltura del suo corpo, quando sembrava schiacciato a terra, si è rivoltato per forza propria; è caduto l’avversario; il Signore è risorto. A partire da qui ormai rivela la sua sovrana grandezza: unico senza peccato; unico che il peccatore non può calpestare; unico a essere amato dal Padre come Figlio unigenito. Perché dunque il nemico non ha potuto gioire a sue spese? Perché, anche se per noi si è caricato della morte, tuttavia è risorto ed è stato lui a cantar vittoria sul nemico, a distruggere l’effimera vittoria di quello e a spezzare il pungiglione della morte. Anche noi, pur se in questo tempo siamo tristi e il nemico gioisce della nostra tristezza, della tribolazione del cuore e dell’anima nostra, tuttavia risorgeremo a rovinare la sua festa… La resurrezione è dunque come spezzare le catene del nemico, come annullare ogni suo trionfo… Perciò il Padre gli dice: Tu sei mio figlio; io oggi ti ho generato (Sal 2,7)… Sei vissuto in mezzo ai peccatori; hai preso su di te i peccati di tutti; ti sei fatto peccato per tutti; ti sei fatto maledizione per tutti; ma nessuna esperienza di peccato è potuta mai entrare in te. Sei vissuto in mezzo ai peccatori come se vivessi in mezzo agli angeli. Hai trasformato la terra in cielo, per poter togliere anche qua il peccato. Oggi ti ho generato e in te mi sono compiaciuto. Hai dato prova di essere figlio, perché in ogni momento hai adempiuto la volontà del Padre.”

 

Alda Merini - Pasqua

“Io non vedo niente, è come una nuvolaglia di angeli che mi sommerge, la prima annunciazione. Ma dov’è mio figlio? Perché voi cercate mio figlio, voi che non sapete nulla di nulla, voi che lo cercate come fosse un parente vostro, un vostro supremo amico? Levatevi, donne, dal suo sepolcro, egli non ama le lacrime, e pur conoscendo il dolore non ne ha mai parlato. Donne, andate via, finalmente io rivedo l’angelo del congedo, ma non vedo l’angelo della morte. Sappiate, donne, che l’angelo della morte non mi ha mai sfiorata. Egli è vivo, è vivo, lo grida la mia carne di madre. Donne blasfeme, andate via, la sua promessa la manterrà. La mia carne brucia di dolore ma il mio corpo esulta: egli è risorto. Andate via, donne che piangete accanto al sepolcro: è una sepoltura fallace. Cristo, e questo è il mistero grande di Dio, Cristo non è mai nato, Cristo non è mai morto.”

Don Giussani Pasqua 2004

“A ciascuno di noi la potenza di Dio dice: “Io sono con te, sono diventato figlio di una donna come sei figlio tu, ho vissuto quello che hai vissuto tu, sono stato ingiustamente condannato, ho subito dolori, sono stato ucciso e ho accettato tutto questo perché tu capissi che Io partecipo della fatica che ti ho chiamato a compiere”. È una terra di prova la vita: il Signore, il Mistero che fa tutte le cose è apparso tra noi come uno di noi, ha vissuto tutta la vita come noi viviamo la nostra, niente escluso di quello che può capitare a noi, fino alla morte. La Pasqua è l’annuncio della resurrezione da morte di Gesù di Nazareth, il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: affermazione della positività dell’essere delle cose e, risorgendo dalla morte, libera il nostro cuore dalla tristezza che lo ingombra. A che cosa è dovuta questa tristezza che ci portiamo addosso, intessuta nelle profondità del nostro essere? Al fatto che tutto muore, come il fiore sul balcone d’inverno. Cristo morto e risorto è la ragione della speranza che vince la tristezza del mondo, quando ogni mattina ci alziamo, possiamo riprendere nelle nostre mani la certezza della positività e della bontà ultima delle cose: quello che ci preme e che amiamo non lo perderemo più. Diventato uomo e avendo partecipato alla nostra morte, Dio ha reso possibile il cambiamento tanto invocato quanto sentito come impossibile a realizzarsi da parte di un uomo. Dal giorno in cui Pietro e Giovanni corsero al sepolcro vuoto e poi Lo videro risorto e vivo in mezzo a loro, tutto si può cambiare. Da allora e per sempre un uomo può cambiare, può vivere, può rivivere. D’altra parte, se la vita non è resurrezione, è uno scivolare triste verso la morte.”

San Carlo Borromeo

“L’apostolo Pietro ci insegna che «Dio nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non sii corrompe, non si macchia e non marcisce e ci è conservata nei cieli». Questi sono motivi veri di esultanza per la carne e per lo spirito. Per essi realmente ciascuno di noi può dire con ragione con il profeta: «Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivo». Aspiriamo a questa beata gloria e ancora con il profeta diciamo: «Di te ha sete, Signore, l’anima mia, a te anela la mia carne». Finché siamo quaggiù camminiamo sempre in mezzo ai pericoli gravi di offendere la tua infinita maestà, di perdere la tua grazia e la tua gloria. Per questo, Signore Gesù, finché tu vuoi che si prolunghi il nostro esilio in terra, concedici almeno che, dimenticando le cose di quaggiù, speriamo e ricordiamo te solo e «quello che verrà in futuro» senza perdere quella «vita nuova» in cui spero che tutti siano risorti. Ogni nostro pensiero sia rivolto a conformarci alle tue parole e ai tuoi esempi, finché, giunto il giorno da te stabilito dall’eternità, meritiamo di risuscitare «conformi al corpo della tua gloria» e ricevere nel regno dei cieli un premio immenso per le nostre fatiche. Così sia.”

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Annunciazione

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25 Marzo – Annunciazione: “l’inizio della nostra salvezza”

Svelandoti il piano preparato prima dei secoli
Gabriele si fermò davanti a Te o Vergine
e porse il suo saluto dicendoti:
“Terra ancora non seminata, rallegrati!
Roveto che arde senza consumarsi, rallegrati!
Abisso insondabile, rallegrati!
Ponte che conduce fino al cielo, rallegrati!
Scala innalzata che Giacobbe in sogno contemplò, rallegrati!
Vaso divino della manna, rallegrati!
Tu che ci liberi dalla maledizione, rallegrati!
Tu che rialzi Adamo, rallegrati!
Il Signore è con Te”

(Annunciazione – primo sticheron della festa )

Il primo sticheron della festa è stato mudicato tra gli altri da P.Chesnokov
E’ possibile consultare e scaricare lo spartito dello sticheron della feste nelle diverse versioni (previa iscrizione); clicca qui per accedere alla pagina dell’archivio dei brani delle feste dell’anno liturgico

“Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la Sua Gloria
Gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di Grazia e di Verità.”  (Gv  1, 14)

Una delle dodici grande feste dell’Anno Liturgico bizantino, l’iniziativa di Dio che fonda la speranza di ogni cristiano  
“…Ecco la serva de Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. Non è una cosa che possa dire una persona piena di sé, che vive per affermarsi e incensarsi; non la dirà la superbia che impregna un mondo in cui ciascuno cerca di dimostrare di essere il più potente, più forte, più intelligente, più furbo degli altri. L’ha detta, invece, e l’ha detta a nome di tutti noi, di tutti gli uomini, a nome di tutto il mondo, una Vergine umile e pura di cuore. Ascoltando le Sue parole, noi entriamo in una dimensione totalmente nuova della vita e il nostro cuore percepisce tutta la bellezza, la profondità e la forza di questa umiltà, che sola può rivelarci Dio, donarci il cielo e indicarci la via… Come quando apriamo le imposte e d‘un tratto la nostra casa, fino a un attimo prima buia e tetra, viene inondata dalla luce esaltante del sole primaverile, così si apre anche il nostro cuore, e vi penetrano la luce e la gioia del saluto angelico: ”Rallegrati!”. E’ la festa del cielo che scende a toccare la terra, e della terra che accoglie in sé il cielo, realmente e in pienezza. “Ti annuncio, o terra, una grande gioia, celebrate, o cieli, la gloria di Dio””
(A.Schmeman, “I passi della fede” – Ed. la casi di Matriona; se vuoi acquistare il libro clicca qui))

 

“In Te si rallegra, o ricettacolo di grazia, ogni creatura, il coro degli angeli e il genere umano. Tempio santificato e paradiso spirituale, gloria della verginità. Da te prese carne Dio e divenne bambino Colui che è nostro Dio prima dei secoli. Egli fece del tuo grembo il suo trono e rese più vasto dei cieli il grembo tuo. In Te si rallegra, o ricettacolo di grazia, ogni creatura. Gloria a te- (S.Giovanni Damasceno –  inno alla Madre di Dio della Liturgia di San Basilio)

“La gioia dell’evento della Incarnazione è evidente nell’Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all’invito alla gioia messianica: ‘Rallegrati, Maria”. A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza anzi, in certo modo, la stessa storia del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose, è l’intero universo che, in qualche modo, è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio.”  (San Giovanni Paolo II)

(da “il Rosario meditato con le icone” – Ed. la Casa di Matriona ) per acquistare il testo completo clicca qui

 

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Presentazione di Gesù al Tempio

Presentazione di Gesù al Tempio

2 Febbraio: presentazione di Gesù al Tempio

2 Febbraio: “Festa dell’incontro”:
presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio la Chiesa orientale celebra una delle feste più belle e solenni dell’anno liturgico: la festa della presentazione al tempio di Gesù, chiamata “festa dell’incontro”.

E’ una festa nata a Gerusalemme nell’età patristica e da subito fu celebrata con grande enfasi e partecipazione di popolo; all’inizio, indicativamente attorno all’anno 380, era semplicemente chiamata “festa del quarantesimo giorno della nascita di Gesù” in riferimento alla festa ebraica. Solo verso il V secolo inizierà a essere definita come festa “dell’incontro” (Ypapante)  inteso come incontro di Gesù con Simeone e Anna che però nel suo significato profondo è incontro di Dio con il Suo popolo. Da Gerusalemme, la festa si propagò, seppur lentamente, in Egitto, e poi a Bisanzio, presumibilmente sotto Giustiniano, e quindi a tutto l’impero quando imperatore era Maurizio.

Seguendo lo sviluppo dei libri liturgici, nel decimo secolo la festa celebrata a Bisanzio era già festa solenne, comprendeva Vespro e Mattutino e un giorno di prefesta e sette giorni di postfesta.

Interessante notare, a questo proposito,  che nel calendario liturgico bizantino, il giorno successivo alla festa, cioè il 3 febbraio, è dedicato alla commemorazione proprio di Simeone e Anna.

 

Riflessione  dalla Liturgia.

L’epistola della celebrazione liturgica propone un significato fondamentale a tutta la solennità della festa: si tratta del sacerdozio regale ed eterno di Gesù, un sacerdozio che supera ogni sacerdozio dell’antico testamento.

La scelta della lettera agli Ebrei (Eb 7, 7-17) a questo proposito è molto chiara: se il sacerdozio levitico fosse stato perfetto non ci sarebbe stato bisogno di nessun altro sacerdozio, invece viene detto “Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedek”. 

E questo sacerdozio definitivo, sommo ed eterno, pienamente compiuto, viene affermato con un giuramento: “il Signore ha giurato e non si pente: tu sei sacerdote per sempre”. Gesù viene presentato al tempio come sacerdote, come offerta sacrificale, di sé stesso. Lui è l’artefice di una alleanza nuova, eterna e universale.  Con la presentazione al Tempio viene varcata una “soglia”: si entra in una nuova tappa della storia, quella definitiva

..i passi della fede

…”ecco la domanda che ci rivolge la Presentazione al tempio. In essa la vita umana ci viene mostrata come un mirabile maturarsi dell’anima, sempre più libera, sempre più profonda, sempre più purificata da meschinità, vanità, casualità. Qui anche l’invecchiare e l’avvizzire che costituiscono il destino terreno di ciascuno di noi, ci vengono presentati, in modo tanto semplice e persuasivo, come uno slancio di crescita fino all’ultimo istante in cui con tutta l’anima, in un impeto di gratitudine dirò: “Ora puoi lasciarmi andare”. Ho visto la luce che ha pervaso il mondo. Ho visto il Bambino che porta nel mondo l’amore divino e si dona a me. Non esiste la paura, non esiste l’ignoto. Esistono solo pace, gratitudine e amore…”

(estratto da “I passi della fede” di Aleksandr Šmeman – ed. La Casa di Matriona – se ti interessa il libro clicca qui)

“Rallegrati, piena di grazia,
Madre di Dio e Vergine:

da te è sorto infatti il Sole di giustizia,
Cristo Dio nostro,

che illumina quanti sono nelle tenebre.
Esulta anche tu, giusto vegliardo,
che hai portato tra le tue braccia
Colui che libera le nostre anime
e ci dona la risurrezione”.

TROPARIO DELLA FESTA

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La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania

Le celebrazioni della notte di Natale della tradizione orientale si presentano ricchissime di inni e cantici dalla profonda sapienza spirituale.

Nella Teofania si contemplano le diverse manifestazioni attraverso le quali Cristo si rivela. Dopo la miseria –umana – della nascita in una stalla nella grotta di Betlemme, Cristo vuole essere riconosciuto da tutti i popoli. Se la prima manifestazione è l’adorazione dei Magi, la seconda è il battesimo di Gesù. E’ questa la manifestazione centrale, perché Dio Padre stesso proclama che Cristo è il suo Figlio prediletto, e lo Spirito Santo, che discende in forma di colomba, testimonia la divinità di Cristo. Il terzo avvenimento, forse un po’ trascurato, sono le nozze di Cana, che costituiscono la prima manifestazione pubblica del Signore.

Perché il Signore si fa battezzare? Il battesimo di Cristo non è solo un segno, perché il Signore entra nelle acque, che le icone rappresentano come il luogo della cattiveria (infatti vi sono raffigurati dei mostri, simbolo del diavolo e del male in genere), entra nelle acque per purificarle. Quindi non si tratta più di un segno: si tratta di un avvenimento reale! Dopo che Cristo è sceso nelle acque, il male è vinto, la cattiveria è superata dall’amore di Cristo.

A dominare non è più la nostra miseria, ma la misericordia di Dio e il suo amore per ciascun uomo e per tutta l’umanità.

Icona del Natale

Icona della Teofania

Il battesimo è il momento in cui noi siamo stati immersi nella misericordia di Dio e siamo rinati come uomini nuovi, cioè uomini trasfigurati in Cristo.

Fascicolo della Divina Liturgia per il coro
riflessioni di Padre Romano Scalfi tratte dal libro “Cristo iin mezzo a noi – omelie e catechesi / 1 – Ed. La casa di Matriona
per acquisrare il libro clicca qui

 

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Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

14 Settembre – Esaltazione della Santa Croce

La festa della Esaltazione della Santa Croce (una delle dodici “grandi feste” dell’anno liturgico bizantino) ci ripropone la vera vittoria cristiana, il trionfo di ciò che è vero cioè eterno ed immutabile, ciò che per chiunque, in qualunque condizione si trovi è certezza di salvezza e liberazione nell’immedesimazione col sacrificio di Gesù.

Nel calendario liturgico bizantino sono presenti diverse feste di solennità della Santa Croce; la terza Domenica di quaresima viene detta appunto “Domenica dell’adorazione della croce”: da questa domenica per tutta la settimana che segue la croce è offerta all’adorazione dei fedeli come conforto per i fedeli che compiono il digiuno quaresimale.

Anche il primo agosto, in ricordo del “trasporto della venerabile legno della Santa Croce” che avveniva a Costantinopoli dal palazzo imperiale alla Chiesa di Santa Sofia. Inoltre, durante tutto l’anno , il mercoledì e il venerdì sono giorni in cui si fa memoria della croce, col canto di tropari, stichirà e canoni dedicati alla memoria del sacrificio di Gesù. Ma certamente il 14 Settembre è da ritenersi la più solenne delle feste della Croce.

Esaltazione della Santa Croce

Un tratto caratteristico delle origini della spiritualità orientale in merito a queste feste è costituito dalla tonalità di trionfo, di vittoria che le caratterizza e che viene espressa nei vari inni e anche nell’iconografia tradizionale: Cristo in Croce è un trionfatore, spesso coronato di una corona imperiale anziché di spine, e con i piedi quasi appoggiati su un piccolo sostegno…la croce appare così come un piedestallo, salutata con espressioni di trionfo e fierezza.

La festa dell’Esaltazione della Santa croce…era nata come la festa dell’impero cristiano, nata sotto il segno della croce il giorno in cui l’imperatore Costantino la vide in visione e udì le parole “in hoc signo vinces”…

…ma venerare la Crioce, innalzarla, cantare la sua vittoria significa prima di tutto che la fede cristiana è la fede nel Crocifisso, che la croce è il segno di una sconfitta che, accettata come sconfitta, diventa preludio di vittoria e trionfo…il mistero del cristianesimo e il pegno della sua vittoria sono nella lieta certezza che in Gesù, ripudiato e condannato, rifulge nel mondo l’amore divino, si rivela un Regno su cui il mondo non ha nessun potere. Ciascuno di noi è invitato ad accogliere questa verità con tutto il cuore, con tutto l’amore, con tutta la speranza, altrimenti non senso nessuna vittoria esteriore, nessuna “civiltà cristiana”….viceversa, quale che sia l’oscurità in cui è avvolto l’uomo, per quanto il male trionfi nel mondo, il cuore sa, il cuore ode le parole “abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo”; il cuore sa, il cuore ode e vive unicamente di questa segreta vittoria, sempre vittoriosa.

(A. Schemann, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

“Salve, Croce vivifica, Trofeo invincibile della pietà, porta del paradiso, fondamento dei fedeli, bastione della chiesa! Da Te la corruzione fu abolita ed annientata, il potere della morte calpestato e noi siano stati esaltati dalla terra al cielo; arma invincibile, avversario dei demoni, gloria dei martiri, autentico ornamento dei giusti, porto di salvezza che offre al mondo copiosa misericordia”

“Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione dei morti, Tu che sollevi noi, caduti nella corruzione, Croce veneranda! Per la quale è stata abolita la maledizione, è rifioritoal’incorruttibilità, noi figli della terra siamo stati divinizzati ed il diavolo e stato definitivamette rovesciato.
Oggi, vedendoti sollevata in alto dalle rnani dei vescovi, esaltiamo Colui che su di Te fu esaltato e ti adoriamo attingendo copiosamente alla grande misericordia”

(dai Vespri della festa dell’Esaltazione)

Mons.Grancesco Braschi - preghiere dall'Ufficio della festa dell'Esaltazione della Santissima croce

Croce come “stilo per scrivere”

Cristo Dio nostro, che hai accettato la tua crocifissione volontaria in vista della comune risurrezione del genere umano, e con lo stilo della croce hai arrossato di sangue le tue dita per sottoscrivere regalmente, nella tua benevolenza, l’atto del perdono, non trascurarci mentre siamo di nuovo in pericolo di essere separati da Te; ma abbi compassione, o solo longanime, del tuo popolo che è nella sventura: sorgi, combatti quelli che ci fanno guerra, nella tua onnipotenza.

 

Croce come ricapitolazione di tutta la storia della Salvezza

La croce esaltata di colui che in essa è stato elevato, induce tutta la creazione a celebrare l’immacolata passione: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, Egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bellezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua somma bontà, di prendere cittadinanza nei cieli: e noi lieti esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua suprema condiscendenza.

 

Croce come riunione di ciò che era diviso

Tendendo le mani in alto e mettendo in rotta Amalek, il tiranno, Mosè ha prefigurato te, o croce preziosa, vanto dei credenti, sostegno dei martiri lottatori, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: per questo, vedendoti innalzata, la creazione gioisce e fa festa, glorificando il Cristo che per te ha riunito ciò che era diviso, per sua somma bontà.

 

La gioia della Croce

Croce venerabilissima che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risollevi tutti coloro che per l’inganno di quel frutto, erano stati scacciati ed erano precipitati nella morte: noi dunque, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, acclamando: Esaltate Cristo, Dio più che buono, e prostratevi al suo divino sgabello.

 

Croce – Giordano come luogo santificato da Cristo 

Esultino tutti gli alberi del bosco, perché la loro natura è stata santificata da colui che nel principio l’ha piantata, Cristo, disteso sul legno: e per mezzo di questo, che ora viene innalzato, noi lo adoriamo e magnifichiamo.

 

Croce cosmica

O straordinario prodigio! La larghezza e lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per la quale saliamo ai cieli, esaltando con canti il Cristo Signore!

Croce come luogo di misericordia

Veneriamo il legno della tua Croce, o amico degli uomini, perché in esso Tu sei stato inchiodato, vita di tutti. Hai aperto il paradiso, o Salvatore, al ladrone che con fede a Te si rivolgeva; egli fu fatto degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi che gridiamo: abbiamo tutti peccato, per la tua amorosa compassione non ci disprezzare.

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Natività della Madre di Dio

Natività della Madre di Dio

“Oggi è l’inizio della salvezza del mondo. Acclamate il Signore, tutta la terra, cantate, esultate e suonate. Elevate la vostra lode, esaltatela, non temete, perché ci è stata generata la Madre di Dio, dalla quale si compiacque d’essere generato l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo”
 (San Giovanni Damasceno – Omelia sulla Natività di Maria).

Come detto in un altro capitolo di questa sezione, la Chiesa orientale fissa l’inizio dell’anno liturgico bizantino il primo di settembre, quando anticamente iniziava anche l’anno civile.
La prima “grande festa” delle 12 che vengono solennemente celebrate durante l’anno è collocata proprio nei primi giorni: l’8 settembre festa della “Natività della Madre di Dio”.

Si vede bene quindi come l’anno liturgico bizantino sia caratterizzato dal porre come prima e ultima festa del suo calendario due feste mariane: la Nascita della Madre di Dio l’8 settembre e l’Assunzione al cielo di Maria , quella che l’oriente cristiano chiama “Dormizione”, il 15 di agosto, quasi ad indicare che la presenza costante della Madre di Dio nel cammino di fede che la Chiesa ci invita a compiere ogni anno.

Traduzione: Ti magnifichiamo, santissima Vergine! Onoriamo i Tuoi santi genitori e glorifichiamo la Tua gloriosa nascita.

 

La festa iniziale di questo cammino è un fatto gratuito, di pura grazia, che riguarda tutti: la nascita assolutamente “naturale” di Maria è la stessa nascita di ciascuno di noi; il fatto miracoloso sta nella “concezione” della Madre di Dio, non nella sua nascita. Così pure la festa finale dell’Assunzione (“Dormizione”), indica il destino a cui tutti siamo chiamati: vivere eternamente “anima e corpo” nella comunione piena con il Creatore.

Di queste due feste non si trovano riferimenti nel Vangelo. Non c’è nessun passo nei vangeli che ci parli dell’assunzione di Maria in cielo o della Sua nascita. In oriente la Chiesa, fin dall’inizio, ha dato un risalto notevole ad alcuni testi apocrifi, in particolare il protoevangelo di Giacomo (II sec.) , in cui si tratta ampiamente degli episodi della concezione della Madre di Dio e della Sua nascita; dei suoi genitori, Gioacchino e Anna, della condizione di sterilità della loro unione sponsale e del miracolo della fecondità quando ormai l’età sembrava impedire qualsiasi possibilità.

Un secondo elemento che si può riconoscere come originario della festa è costituito dal fatto che già nel IV sec., grazie alla pietà e devozione popolare della chiesa primitiva di Gerusalemme, era stata edificata una chiesa, dedicata alla natività di Maria (ora chiesa di S.Anna), nel luogo dove si riteneva avessero abitato Gioacchino e Anna, nei pressi della piscina di Bezeta. Presso questa chiesa, anticamente si svolgevano processioni e preghiere in memoria dell’evento.

Questi elementi (testi apocrifi, religiosità popolare, l’edificazione di una chiesa specificatamente dedicata alla memoria della nascita della Madre di Dio) possono essere considerati la base per quella che diventerà una delle feste più importanti dell’anno liturgico. C’erano tutti gli elementi per dar vita a un rituale e a trasformare un culto di religiosità popolare e di fede giudaica in una liturgia cristiana. Ma per la celebrazione liturgica il riferimento alla Sacra Scrittura è fondamentale e ineludibile; per questo, per giungere alla definizione dell’ufficiatura liturgica  completa, sarebbero occorsi secoli di riflessioni di biblisti, innografi e compositori liturgici, soprattutto in ambiente monastico; si trattava  di una vera e propria esplorazione di come la natività della Madre di Dio fosse implicata nel “mistero della salvezza”, che ne portasse alla luce il senso non esplicito, non accontentandosi della pietà popolare, attraverso lo studio e l’elaborazione di elementi dell’Antico Testamento e di approfondimento teologico sapientemente amalgamati tra loro.

Grazie a questo continuo approfondimento, la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata condotta a riconoscere nella figura di Maria il capolavoro unico della predilezione di Dio, pensata e voluta per  collaborare in senso stretto all’opera di redenzione. La sua nascita ha una rilevanza universale non per i privilegi di cui ella è rivestita, ma per la sua “vocazione” e il suo “ruolo”: pur verificatasi in modalità del tutto naturali, era stata pensata fin dall’inizio da Dio come componente fondamentale di quella economia della salvezza che ha in Gesù il suo pieno svolgimento.

L’impianto dell’Ufficiatura liturgica con grande sapienza coglie la vocazione e il ruolo della Madre di Dio e della sua nascita in immagini, visioni, e profezie dell’Antico Testamento; cosi, per esempio, nel Vespro troviamo riferimenti al sogno di Giacobbe (Genesi, 28, 10-17), al profeta Ezechiele (43-44) , al libro dei Proverbi (9, 1-11); il mattutino contiene riferimenti al libro dei Numeri (17,23) e al profeta Isaia (6,6).

A conclusione, e sempre a livello esemplificativo, riportiamo di seguito il Tropario e il Kondak della festa, in cui quanto stiamo dicendo viene espresso con grande evidenza in forma poetica.

 

 

La tua nascita, o Madre di Dio,
ha rivelato la gioia a tutta la terra,
perché da te è sorto il sole di giustizia,
Cristo Dio nostro:
egli, ponendo fine alla maledizione,
ci ha dato la benedizione,
e distrutta la morte,
ci ha donato la vita eterna.
(Tropario, 4° tono)

 

Gioacchino e Anna
sono stati liberati dall’obbrobrio della sterilità,
e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o Immacolata;
nella tua santa natività anche il tuo popolo festeggia,
riscattato dalla pena dovuta alle nostre colpe,
mentre a te acclama:
la sterile partorisce la Madre di Dio, la nutrice della nostra vita.
(Kondak, 4° tono)

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