• Pentecoste

    Pentecoste

    Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune  eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
    I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
    Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.

    23 Maggio 2021 - Domenica di Pentecoste - Vespro "della genuflessione"

    Vespro "della genuflessione"
    testi degli stichirà e dei doxastikon

    (scarica il PDF)​

    “Sticheron” o (al plurale) “Stichirà” indicano un tipo particolare di inno, alternato a dei versetti letti in tono retto (stichi). I vespri celebrati in occasione delle grandi feste sono molto ricchi di questa innografia. Qui riportiamo quelli del “Vespro della Genuflessione” celebrato la Domenica di Pentecoste, in cui la Chiesa Orientale festeggia (a partire dal VI secolo) con particolare enfasi la Trinità, lasciando al lunedì successivo l’accento più specifico del dono dello Spirito Santo. I due temi sono da vedere in stretta correlazione in quanto il dono dello Spirito Santo manifesta la Chiesa che nella sua essenza, nella sua realtà totale, si rivela come immagine, icona della Trinità.

    Prima di riportare i testi degli inni del Vespro della Genuflessione, ricordiamo anche come, la duplice valenza della Trinità e del dono dello Spirito Santo sia rappresentata anche dalle icone, quella delle Trinità (celeberrima quella di Andrej Rublev) e quella della Pentecoste, con le lingue di fuoco che scendono sulla Madre di Dio e sugli Apostoli, rappresentati (con grande sapienza teologica) per la prima volta con l’aureola che esprime l’azione santificante.

    L’ufficio della genuflessione che, come detto, viene celebrato alla sera della domenica di Pentecoste, presenta preghiere molto lunghe, in cui il celebrante intercede per la Chiesa e il popolo di Dio, implorando la presenza operante di Cristo e dello Suo Spirito in tutte le circostanze dell’anno.

    La sequenza degli stichirà si apre col lucernario, col canto “Signore a Te ho gridato ascoltami”
    “Signore, a Te ho gridato, ascoltami;
    ascoltami Signore.
    Signore, a Te ho gridato ascoltami;
    intendi la voce della mia supplica,
    quando grido verso di Te
    ascoltami Signore
    Salga come incenso davanti a Te la mia preghiera,
     le mie mani alzate,
    in sacrificio della sera: ascoltami Signore”

    Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
    Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

    Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
    Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

    Primo e secondo sticheron del Lucernario

    “Oggi tutte le nazioni della città di Davide vedono meraviglie,
    quando lo Spirito discende sotto forma di lingue di fuoco
    come Luca – ispirato da Dio – cii racconta
    ‘ tutti i discepoli erano riuniti quando si udì un forte rumore di tuono
    che riempì la casa dove essi sedevano’; e tutti si misero a parlare le lingue straniere,
    per insegnare la nuova dottrina della Trinità Santissima”

    Terzo e quarto sticheron del Lucernario

    Lo Spirito Santo era, è e sarà senza principio e senza fine,
    della stessa dignità del Padre e del Figlio,
    Vita e datore di Vita,
    Luce e datore di Luce,
    Buono in sé stesso e Fonte di ogni bene,
    il Padre è conosciuto grazie a Lui,
    e il Figlio è glorificato,
    e a tutte le genti rivela l’unica potenza,
    l’unica unzione,
    l’unica adorazione della Trinità Santissima.”

    Come si vede, un dono insito nel dono stesso dello Spirito Santo è il riconoscimento della realtà trinitaria come fonte di vera vita, vera luce e vero bene.
    Ma altri temi vengono proposti dagli sticheron successivi, in cui si nota un richiamo all’innografia pentecostale della tradizione occidentale

    Quinto e Sesto sticheron del Lucernario

    Lo Spirito Santo è Luce e Vita,
    e viva sorgente spirituale,
    Spirito di sapienza,
    Spirito di scienza e di intelligenza,
    Spirito di giustizia e di bontà,
    dominatore e purificatore dei peccati,
    Dio che divinizza,
    fuoco che procede dal fuoco,
    che parla, agisce e distribuisce i carismi
    per Lui i profeti e gli Apostoli,
    insieme a tutti i martiri,
    sono stati incoronati.
    Strana visione e grande miracolo:
    il fuoco si divide per la diffusione dei doni”.

     

    Trinità dell'antico testamento (A.Rublev)
    Resurrezione

     

    Viene cantato (con una melodia più o meno articolata, al limite anche in tono retto)  il Gloria…Ora e sempre, a cui segue come di consueto il “doxastikon” (tipologia che indica appunto l’inno che si canta dopo il Gloria)

    “Re celeste,
    consolatore,
    Spirito di verità,
    Tu che sei presente in ogni cosa
    e ogni cosa riempi
    Arca di beni e datore di vita
    Vieni e abita in noi,
    purificaci da ogni macchia
    e salva, Tu che si buono,
    le nostre anime”

    Ricordiamo come quest’ultima invocazione venga sempre ripetuta all'inizio di ogni liturgia, ufficiatura, ritrovo comunitario o preghiera personale proprio per chiedere allo Spirito Santola vera fecondità di ogni momento.

    Riportiamo ora di seguito gli  “stichirà degli Aposticha” cioè gli stichirà cantati in occasione delle Grandi Feste nella parte finale del Vespro

    Primo Sticheron degli Aposticha

    “Ora le lingue di fuoco sono diventate un segno evidente per noi:
    i Giudei, da cui Cristo è nato nella carne
    per mancanza di fede decadono dalla Grazia di Dio,
    mentre alle genti è concessa la luce divina che supera ogni essenza;
    ed esse, confermate dalle parole dei discepoli,
    proclamano la Gloria di Dio, benefattore dell’universo.
    Inchinando, insieme a loro, il nostro cuore
    E piegando le ginocchia,
    prostriamoci con fede al Santo Spirito,
    confermati dal salvatore delle nostre anime”

    Secondo Sticheron degli Aposticha

    “Ora lo Spirito consolatore è effuso su ogni carne,
    iniziando dal coro degli Apostoli
    comunica in seguito la grazia ad ogni fedele;
    conferma la potenza della sua venuta con le lingue di fuoco
    che per la lode e la gloria di Dio sono concesse ai discepoli.
    Nella luce spirituale,
    fortificati nella  fede per il Santo Spirito,
    preghiamolo di salvare le nostre anime”.

     Terzo Sticheron degli Aposticha

    “Oggi gli Apostoli sono rivestiti dall’alto dalla forza di Cristo,
    che con l’invio del Consolatore li rinnova misteriosamente ello spirito.
    Parlando nella lingua di ciascuno essi predicano in modo mirabile,
    insegnandoci a venerare il benefattore dell’universo come l’unico Dio in tre ipostasi.
    Alla luce dei loro insegnamenti prostriamoci davanti al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo,
    pregandoli di salvare le nostre anime.”

    Dopo il canto del Gloria…Ora e sempre, viene cantato il Doxastikon degli Aposticha

    “Venite popoli,
    c
    antiamo la divinità in tre persone,
    il Figlio nel Padre con il Santo Spirito;
    poiché il Padre fuori del tempo genera il Figlio,
    che con Lui regna ed è a Lui consustanziale,
    e lo Spirito Santo è nel Padre
    glorificato con il Figlio.
    Unica potenza,
    unica sostanza,
    unica divinità,
    davanti a cui noi tutti ci prostriamo dicendo:
    ‘Dio Santo,
    che per mezzo del Tuo Figlio hai creato tutto con il concorso dello Spirito Santo;
    Santo e Forte,
    per il quale abbiamo conosciuto il Padre,
    e per cui lo Spirito Santo è venuto in questo mondo;
    Santo e Immortale,
    Spirito Consolatore,
    che procedi dal Padre e e riposi nel Figlio.
    Trinità Santissima, Gloria a Te’”.

    Concludiamo riportando il
    Tropario della festa di Pentecoste

    “Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio,
    che hai reso sapienti dei semplici pescatori,
    effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo,
    prendendo così nelle reti la terra abitata.
    Signore unico amico degli uomini, Gloria a Te!”

    Infine  ricordiamo come la presenza dello Spirito Santo e il riconoscimento della realtà trnitaria, si rinnovino continuamente in ciascuno nella celebrazione della Divina Liturgia; lo attesta in particolare il canto che il coro esegue, subito dopo la coumunione:"abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto loSpirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando la Trinità indivisibile, poichè essa ci salvò"

     

    31 Maggio 2020 - "Ogni bene procura lo Spirito Santo": la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'oriente - a cura di Mons.Francesco Braschi

    Ogni bene procura lo Spirito Santo:
    la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'Oriente

    Riflessioni di Mons.Francesco Braschi (Radio Maria, 2 Giugno 2020)
    Ascolta l'audio

    Dopo le riflessioni dedicate al tempo pasquale, ci sembra importante provare a gustare qualcosa di quell’enorme tesoro di preghiera, ma anche di insegnamento e di bellezza, che sono i testi liturgici della Chiesa d‘Oriente legati alla Pentecoste. Testi liturgici che nascono in gran parte in lingua greca, poi entrano a far parte del patrimonio della chiesa bizantino-slava, con le prime traduzione ad opera di Cirillo e Metodio e poi di quanti li seguono e che ancora oggi sono un patrimonio utilizzato dalla chiesa ortodossa e dalle chiese cattoliche di rito orientale.

     

    Resurrezione
    Icona della Petecoste

     Il primo è il tema della Santissima Trinità. L’Occidente che cosa ha fatto? L’Occidente ha collocato la festa della Santissima Trinità alla domenica dopo Pentecoste, perché appunto la domenica dopo Pentecoste, dopo aver celebrato la venuta e la piena manifestazione dello Spirito Santo, diventa il momento in cui fermarci a fissare, a ricapitolare, a compendiare la dottrina della Trinità, che appunto viene rivelata pienamente con la piena rivelazione dello Spirito Santo, la terza persona della Trinità.

    La Chiesa d’Oriente, invece, tiene questa tematica trinitaria dentro la domenica di Pentecoste. Tant’è vero che, per quanto riguarda la Chiesa d’Oriente, la commemorazione della discesa dello Spirito sugli Apostoli, quindi la memoria del fatto storico che dà il nome alla Pentecoste cristiana, viene celebrata, pur non mancando anche nella domenica di Pentecoste, il lunedì di Pentecoste, il giorno dopo, dove l’accento è maggiormente su quello che avviene. Mentre la domenica, appunto, è più una meditazione corale, è una riflessione che la Chiesa fa su che cosa significa la conoscenza dello Spirito Santo. Allora proviamo a guardare fin dal Vespero del sabato della Pentecoste, quindi dal primo dei momenti che si affacciano sul giorno di Pentecoste, che cosa dicono i testi della liturgia.....Leggi tutto

    31 Maggio 2020 - Pentecoste: riflessioni e approfondimenti sulle preghiere e sull'icona

    Domenica di Pentecoste

    Tra i tanti temi che questa festa suggerisce e porta all'attenzione, ne riportiamo alcuni particolarmente cari alla tradizione orientale.

    1. Con la missione delle Apostoli, vivificati dal dono dello Spirito Santo, inizia la redenzione del mondo, dell'uomo e della natura, inizia "l'ultimo giorno" che ci conduce alla manifestazione detfinitiva della Gloria di Dio.
      La Pentecoste è la festa della natura e del cosmo, la festa della storia come rivelazione della volontà di Dio sul mondo e sull'uomo, la festa del futuro trionfo, della vittoria di Dio sul male, dell'avvento del grande e ultimo "giorno del Signore" che inizia con l'annuncio della salvezza a tutto il mondo; la Pentecoste è "l'inizio della storia"...per i cristiani, la Pentecoste è il compimento dell'opera di Gesù; Gesù aveva parlato del Regno di Dio ed eccolo svelarsi nell'annuncio; aveva promesso lo Spirito del Padre che avrebbe condotto alla Verità ed ecco che questa promessa si compie.
      Il mondo, la storia, il tempo, la vita, vengono colmati del loro significato ultimo. E' cominciato nel mondo l'lutimo e grande giorno del Signore.
      (1).
      Questo annuncio di salvezza, che scatiurisce dalla Pentecoste grazie alla nascita e alla missione stessa della Chiesa, è il tema di uno dei tropari della festa: "Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio, che hai reso sapienti dei semplici pescatori, effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo, prendendo così nelle reti la terra abitata; Signore unico amico degli uomini, gloria a Te.".
      Così pure il Prokemenon: "Per tutta la terra si diffonde la loro voce; ai confini del mondo la loro parola"
    2. Un secondo aspetto di assoluta importanza è il richiamo all'unità insito nel fatto stesso riportato nel Vangelo: le "lingue di fuoco" che scendono sugli Apostoli danno la facoltà  a dei poveri pescatori di parlare in tutte le diverse "lingue"; mentre con l'insipienza dell'uomo le "lingue" erano diventate in Babele fonte di divisione e di incomprensione tra gli uomini, la Sapienza di Dio col dono delle "lingue di fuoco" della  Pentecoste chiama all'unità tutti i popoli; questo è sottolineato dal bellissimo testo del Kondak della festa: "Quando l'Altissimo discese sulla terra confuse le lingue e disperese i popoli; ma quando distribuì le lingue di fuoco chiamò all'unità le genti. Celebriamo con un'unica voce la gloria dello Spirito Santissimo".
    Trinità dell'antico testamento
    Resurrezione

    L'icona: quella che viene mostrata qui è della Scuola di Novgorod del secolo XVI.
    In essa si riscontra subito la presenza della Vergine Maria, (coerentemente con quanto riportato dai Vangeli, nella Domenica di Pentecoste nel cenacolo era presente anche la Madre di Dio) e la presenza, nella parte inferiore di un personaggio con abiti e corona regali. In alfre rappresentazioni iconografiche può apparire uno solo di questi soggetti, o anche nessuno.

    Come sempre nelle icone, la rappresentazione iconografica è finalizzata a trasmettere il significato teologico della festa; diamo solo alcuni spunti di comprensione:
    - gli apostoli sono rappresentati per la prima volta con l'aureola, perchè solo grazie al dono dello Spirito Santo essi iniziano a partecipare realmente alla vita divina
    - la parte superiore è "aperta" verso l'esterno, a significare che da quel momento l'annuncio del Regno di Dio viene diffuso in tutto il mondo; gli edifici ai lati rappresentano la Chiesa
    - la parte inferiore riporta un personaggio regale; è la rappresentazione del cosmo, che (ancora nelle tenebre) attende la rivelazione...il panno che tiene tra le mani ha appoggiati 12 rotoli che rappresentano la predicazione degli aposgtoli. Il cosmo attende l'annuncio delle liberazione, della redenzione che solo la Chiesa, costituita dal dono dello Spirito può annunciare a tutti.

    Ricordiamo ancora (tra i tanti) alcuni passaggi nella celebrazione della Divina Liturgia, in cui lo Spirito Santo e la Trinità vengono esplicitamente pregati:
    - all'inizio di tutta la celebrazione come invocazione (preghiera presente tra l'altro in tutte le officiature): "Re celste, consolatore, Spirito di Verità, Tu che sei presente in  ogni luogo ed ogni cosa riempi, arca di beni e datore di vita, vieni e abita in noi, purificaci da ogni macchia e salva, Tui che sei buono, le nostra anime"

    (spartito in formato PDF)

    - subito dopo la comunione (ricevuta sotto le due specie del pane e del vino) : "Abbiamo visto la luce vera, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la fede vera, adorando l'indivisibile Trinità: essa infatti ci ha salvati". I doni santificati dallo Spirito Santo diventano per coloro che li ricevono luce veritiera, fede vera e lode alla santa Trinità. (2)

    Cosa comporta in noi il dono dello Spirito Santo? cosa produce? Accenniamo un fatto sostanziale legato ai Sacramenti, rimandando l'approfondimento alla nota in calce.
    Lo Spirito Santo che ci viene donato nel battesimo viene pienamente realizzato nel sacramento della confermazione: nel sacramento della Confermazione lo Spirito Santo compie ciò che il Battesimo ha gia sostanzialmente donato, pone il sigillo della perfezione alla divinizzazione dell'uomo (theosis), la quale è immersione dell'uomo nella vita trinitaria e si realizza secondo la dinamica pasquale, cioe nella stesso modo con il quale Cristo ha portato la natura umana all'interno della vita divina. La pienezza dello Spirito rende operativa la divinizzazione dell'uomo(3).

    Riferimenti:
    (1): A. Schmeman, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)
    (2) Manuel Min - Osservatore Romano: "Cristo illumina con lo Spirito e  convoca all'unità)
    (3) Pavel Prorokov - "Teologia ed economia nella Liturgia di Pentecoste" - in «Russia Cristiana», 3/1969 (105), pag. 12; Archivio del portale "la Nuova Europa"

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    Ascensione di Gesù al cielo

    Ascensione di Gesù al cielo

    Quaranta giorni dopo la Pasqua, quindi nel Giovedi della sesta settimana di Pasqua, tutta la Chiesa festeggia l’Ascensione al cielo di Gesù.Il Vangelo di Luca (Lc 24, 36-53), con la semplicità schietta e concreta che si riscontra in tutti i vangeli,  riporta l’episodio con tratti brevi ed essenziali.
    Poi (il Signore Gesù) condusse (gli apostoli) fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
    Gesù, quindi, si “separa” da noi; ma la gioia degli apostoli sta nella certezza della Sua Presenza, proprio grazie a questo “distacco”:  “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

    L’Ascensione di Cristo nella Chiesa d'Oriente: dono da contemplare e compimento dell’umanità - Mons. Francesco Braschi - Radio Maria 4 maggio 2021

    Proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine del tempo pasquale, questa sera ci soffermiamo sulla festa dell’Ascensione, festa particolarmente bella e importante.

    Iniziamo col chiederci che cosa ci permette di celebrare la festa dell’Ascensione e soprattutto quali sono gli spunti che vengono offerti alla vita spirituale di ciascuno di noi grazie a questa festa.

    Possiamo innanzitutto ricordare che la festa dell’Ascensione nasce quando a Gerusalemme si fa sempre più forte l’esigenza di celebrare i vari momenti della vita di Gesù nei luoghi che li hanno visti, e dunque a Gerusalemme ci si recava sul Monte degli Ulivi per ricordare il giorno dell’Ascensione.

    Così in quello che nel rito bizantino era una celebrazione unica, ovvero il tempo Pasquale (ma questo avveniva anche nel rito romano perché parliamo del IV secolo quando c’era ancora una parentela molto stretta), quello che era un tempo di 50 giorni, che andava dalla Pasqua alla Pentecoste, che celebrava come un tutt’uno tutta la ricchezza della Resurrezione di Gesù, in questo tempo si comincia a celebrare con particolare solennità il quarantesimo giorno, il giorno dell’Ascensione, proprio per ricordare in quel giorno l’episodio che viene riportato dagli Atti degli Apostoli e dal Vangelo di Luca appunto quello dell’Ascensione di Gesù al cielo.

    Così questa festa diventa, da un lato, un arricchimento del tempo di Pasqua, perché è il Gesù risorto che ascende al cielo; e nello stesso tempo prepara la Pentecoste, perché Gesù dice: “quando sarò asceso al cielo vi manderò un altro consolatore, lo Spirito Paràclito, lo Spirito che il mondo non conosce”.

    In questo quadro così ricco l’Ascensione prende l’aspetto di un vertice, di un punto di arrivo della storia della salvezza: lo dice così un tropario: “portando a compimento il mistero dell’economia o Signore sei salito verso il Monte degli Ulivi ed ecco sei penetrato nel firmamento del cielo”. Che cosa significa “portando a compimento il mistero dell’economia”? L’uomo si è allontanato da Dio, si è staccato da Dio, e questo come si collega all’Ascensione? ...leggi tutto 

    Per ascoltare la lezione dal sito di Radio Maria, clicca qui

    Ascensione: brevi riflessioni dalla tradizione orientale

    Nella liturgia bizantina, il mercoledì sera si celebra il cosiddetto "congedo di Pasqua" ; in questo giorno l'inizio e la fine della liturgia sono identici a quelli della festa di Pasqua; in un certo senso ci si congeda dalla Pasqua, ma come gli apostoli che "erano ripieni di gioia" anche noi oggi festeggiamo questa Sua presenza che salendo al cielo rimane sempre con noi...La festa dell'Ascensione è la festa del Cielo che si apre all'uomo come dimora autentica...il cielo è la verità ultima della terra.
    Chi dal cielo è disceso sulla terra per restituirci il cielo? Dio. Chi dalla terra è asceso al cielo? L'uomo Gesù. Dio si è fatto uomo perchè l'uomo potesse diventare Dio (Sant'Atanasio il Grande),Dio è disceso sulla terra affinchè noi ascendessimo al cielo. Se in Lui l'uomo si innalza, e non cade, allora in Lui anch'io posso avare accesso all'Ascensione, vi sono chiamato e in questo si svela il fine, il significato e la gioia ultima della mia vita sulla terra. Questo è ciò a cui, dall'eternità, Dio ci chiama.

    (A. Schmeman, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)

    Con l’Ascensione al cielo di Cristo, alla destra del Padre ora siede anche l’umana natura, perché Cristo rimane Dio e uomo, come spiega molto bene un altro stichiròn: «Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l'hai fatta sedere con te accanto al Padre».

    Ecco, la nostra natura umana adesso siede accanto al Padre nell’umanità di Cristo, primizia del posto dove anche noi siamo destinati ad andare. Poi dice: «Per questo le celesti schiere degli angeli, sbigottite per il prodigio stupivano e prese da timore, magnificavano il tuo amore per gli uomini». È proprio l’amore di Dio per gli uomini a far sì che Dio voglia la presenza dell’umanità di Cristo nel seno della Trinità e questo dice tutta la nostra dignità.
    Concludiamo con un tratto tipico della tradizione bizantina che all’Ascensione vuole anche la presenza della Madonna al Monte degli Ulivi: «O Signore, compiuto nella tua bontà il mistero nascosto da secoli e generazioni, sei andato con i tuoi discepoli al Monte degli Ulivi insieme a Colei che ha partorito Te, creatore e artefice dell’universo. Bisognava infatti che godesse di immensa gioia per la glorificazione della tua carne colei che come madre più di tutti aveva sofferto nella tua passione. E anche noi, Sovrana, partecipi di questa gioia per la tua salita ai cieli glorifichiamo la grande misericordia che hai usato con noi».

    Ascensione

    È un tratto molto bello, anche teologicamente molto ricco, perché che cos'è l’ascensione al cielo se non la perfezione, il compimento della carne umana di Cristo che viene definitivamente assunta nella Trinità rimanendo appunto umanità? In questo senso possiamo dire che era giusto che colei che è stata all’inizio dell’incarnazione ne vedesse anche il compimento. Da qui questo tratto così dolce, così affettuoso della Chiesa d’Oriente che vede la Vergine anch’essa presente al momento dell’ascensione.

    (Riflessioni di Mons.Francesco Braschi
    trascrizione non rivista dall'autore)

    Dopo aver compiuto tutto il piano di salvezza,e dopo aver ricongiunto ola terra al cielo, sei asceso nella Gloria o Cristo nostro Dio, senza abbandonarci ma permanendo inseparabilmente unito ai tuoi, e dicendo a quanti ti amano:"Io sono sempre con voi e nulla prevarrà contro di voi.

    (tropario dell'Ascensione)

     

     

     

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    Domenica di tutti i Santi

    Domenica di tutti i Santi

    Domenica di tutti i Santi

    La prima domenica dopo Pentecoste l’anno Liturgico bizantino fa memoria di tutti i santi. da questa domenica fino, indicativamente alla fine di settembre la Liturgia domenicale propone brani tratti dal Vangelo di Matteo; il periodo successivo (fino al mese di gennaio) vede invece brani tratti dal Vangelo di Luca.
    Non è un caso che Chiesa (anche quella occidentale) richiami la santità in questo periodo, dopo la Pentecoste, dopo la festa della Trinità: lo Spirito Santo ci infonde quella grazia che è cammino di santità…la festa di tutti i Santi ce lo ricorrda: splende tra di noi e nel mondo la luce della santità; San Paolo dice proprio che siamo circondati da una moltitudine di testimoni (Eb 12,1). Loro, i santi, sono persone come noi, che hanno desiderato la vita vera e si sono messi alla sua ricerca, intraprendendo  un cammino arduo. Sono persone che hanno conosciuto la vera gioia, che hanno vissuto  nella luce, nel bene e nella giustizia, che sono diventate luce per gli altri accendendo nelle loro anime lo stesso fuoco, la stessa luce…Come ci è necessaria oggi, questa forza della santità, dell’umiltà, del perdono, questa gioia delle cose granbdi dello spirito. Com’è importanye quiesto appello di Cristo: “voi, dunque, siate perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli”
    (A. Schmeman, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

     

    In che cosa consiste la santità? la santità è la perfezione della carità. E’ evidente che la carità è il solo elemento comune, per il quale poossiamo definire ogni tipo di santità, perchè niente di ciò che ha praticato tale o talaltro santo sembra essenziale alla santità tranne la carità, che è la misura e la forma di ogni progresso spirituale…Tutti noi siamo chiamati alla santità
    (E. Galbiati – “La parola predicata” – Ed. Jaka Book)

    Resurrezione

    In tutto l’universo i tuoi martiri hanno ornato la Chiesa del loro sangue; rivestita di bisso e di porpora, con le loro labbra essa ti canta, o Cristo Dio: “ricolma della Tua compassione il Tuo popolo, dona a ogni vivente la Tua pace, e alle nostre anime la Tua grande misericordia” (Tropario della festa)

    Come primizie della natura o Giardiniere del creato, l’universo ti offre i Martiri portatori di Dio. Per le loro preghiere e per l’intercessione della Madre di Dio, conserva il Tuo popolo e la Tua Chiesa in una pace serena, o molto misericordioso. (Kondak della festa)

     

     

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    Sesta domenica dopo Pasqua

    Sesta domenica dopo Pasqua

    Sesta domenica dopo Pasqua – domenica “dei Santi Padri”

    clicca qui per vedere il video degli auguri pasquali del coro

    La sesta domenica dopo Pasqua del calendario liturgico bizantino porta all’attenzione i Padri del primo Concilio Ecumenico di Nicea, tenutosi nel maggio dell’anno 325. In quella assise  venne affermata la consustanzialità del Padre e del Figlio, ribadendo la natura di Gesù “vero Dio e vero Uomo”, verità che furono  poi inserite nel credo recitato ancora oggi laddove si afferma “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”.
    Queste affermazioni confermarono i fedeli cristiani turbati dalla dottrina di Ario (presbitero della Chiesa di Alessandria d’Egitto), in cui la natura divina di Gesù non veniva riconosciuta….il tema in realtà è piuttosto complesso e articolato; un approfondimento autorevole dell’argomento curato da Mons.Francesco Braschi si può trovare cliccando qui

    In questa Domenica dopo l’Ascensione, il Vangelo di Giovanni ((Gv, 17, 1-13), propone alcuni aspetti della preghiera sacerdotale di Gesù, pronunciata al termine dell’ultima cena.

    Gesù prega il Padre per sè, per i suoi cari apostoli, per tutti quelli che crederanno per il loro ministero. Specialmente, Egli prega per l’unità della  Chiesa. Gesù la domanda al Padre, la raccomanda ai suoi discepoli: che non soltanto il loro amore sia sempre simile a quello reciproco tra il Padre e il Figlio, ma che si uniscano  essi stessi al Padre e al Figlio per la fede e la carità.
    Se Gesù, all’inizio di questa preghiera, domanda la propria glorificazione, è perchè nella Sua gloria sia glorificato il Padre; la Sua gloria e  quella del Padre coincidono. Egli è venuto sulla terra per dare agli uomini la vita eterna che è la gloria; ora è venuto il momento che Egli entri come uomo in questa gloria, quella che aveva presso il Padre, come Figlio, da tutta l’eternità

    In questa preghiera si percepisce anche l’amorevolezza di Gesù verso i suoi:prega perchè possano essere anche loro con Lui, perchè vedano la Sua gloria…questa tenerezza Gesù la mostra anche a noi, lassù dove intercede per noi  e quaggiù con la Sua misteriosa presenza; perchè ce l’ha detto. “Io sono con voi tutti i giorni, fin o alla fine del mondo”.
    (Mons. E. Galbiati, “La paola predicata” – ed. Jaca Book)

    Nei tropari della domenica emerge ancora il tema della glorificazione del Figlio come riaffermato dai Santi Padri.

    Icona dei Santi Padri

    Sei glorificato, Cristo nostro Dio, che hai stabilito sulla terra i nostri Padri,
    che come astri luminosi ci conducono verso la vera fede.
    Ricco di misericordia,Signore, gloria a Te.
    (Tropario della domenica)

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    Sesta domenica dopo Pasqua

    Quinta domenica dopo Pasqua

    Quinta domenica dopo Pasqua – domenica “del cieco nato”

    clicca qui per vedere il video degli auguri pasquali del coro

    La quinta domenica dopo Pasqua del calendario liturgico bizantino ricorda l’episodio della guarigione del cieco nato da parte di Gesù. Il vangelo di Giovanni (GV, 9, 1-41) evidenzia le diverse “posizioni umane” di fronte a questo fatto, dal riconoscimento umile e semplice del guarito, alla “cecità” dei autorità religiose di fronte alla frealtà. Ma gli spunti sono tantissimi…già all’inizio Gesù corregge i discepoli nella loro assunzione che la condizione del cieco fosse determinata dai peccati commessi da lui o “dai suoi genitori”: “nè lui nè i suoi genitori, ma è perchè in lui si manifestino le opere di Dio”; in questo miracolo, al cieco è chiesta una fiducia totale in Gesù: con il fango sugli occhi è chiamato a percorrere il tratto che lo porta alla fontana di Siloe, per poi tornare guarito.
    Era un giorno di sabato, e da qui comincia la disputa con i farisei e i dottori della legge. 

    L’episodio del cieco nato, che nel calendario della liturgia occidentale è posto in quaresima, nel rito bizantino viene invece posto nel tempo pasquale, a ricordarci  la luce della risurrezione di Cristo e, dunque: questo segno compiuto da Gesù è ricordato come un prodotto pasquale.

    “Qui ci soffermiamo su due bellissimi stichirà che esprimono proprio anche la psicologia, le domande del cieco: «Il cieco nato diceva dentro di sé: “Sono forse nato privo della vista per un peccato dei miei genitori?, o sono forse nato così per significare l’incredulità delle genti? Non sono nemmeno in grado di capire se è notte, o se è giorno; i miei piedi non reggono urtando contro i sassi; non vedo infatti risplendere il sole, né vedo nella sua immagine Colui che mi ha plasmato. Ma io ti prego, o Cristo Dio, rivolgi su di me lo sguardo ed abbi pietà di me”». È bellissima questa insistenza sul tema del vedere: io non riesco a vedere “non vedo risplendere il sole, non so nemmeno se è notte o giorno, ma ti prego, o Cristo Dio, rivolgi su di me lo sguardo”. È lo sguardo che Cristo rivolge a noi che ci permette di vedere.
    “Anche un altro tropario mette bene in luce questo desiderio del cieco: «O Sovrano, e Artefice di tutte le cose, passando per la strada trovasti seduto un cieco che gemeva dicendo: “Mai ho visto nella mia vita brillare il sole, né la luna irradiare il suo splendore. Per questo a te grido! O, Tu, nato dalla Vergine, per illuminare l’universo, illumina anche me nella tua compassione, affinché anche io mi getti ai tuoi piedi, gridando: Cristo, Dio, Sovrano!, donami il perdono delle colpe nell’abbondanza della tua misericordia!”». Anche qua vediamo il punto di contatto: l’illuminazione di tutto il creato diventa il dono della luce a chi non poteva vedere niente. E, dunque, non esiste un’illuminazione separata dalla possibilità di essere illuminati personalmente”.

    (riflessioni di Mons. Francesco Braschi
    trascrizione non rivista dall’autore)

    Icona del cieco nato

     

     

    Gli occhi ottenebrati della mia anima si volgono a Te, o Cristo Dio,
    e come il cieco dalla nascita nel pentimento a Te acclamo:
    “Per coloro che sono nelle tenebre Tu sei splendida luce”
    (Kondak della domenica “del cieco nato”).

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    Sesta domenica dopo Pasqua

    Quarta domenica dopo Pasqua

    Quarta domenica dopo Pasqua – domenica “della samaritana”

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    La  quarta domenica dopo Pasqua del calendario liturgico bizantino ricorda l’incontro tra Gesù e una donna samaritana. Il dialogo, riportato al capitolo 4 del Vangelo di San Giovanni, mette in evidenza una intensità tutta particolare…ogni domanda della donna, mai banale, trova nella risposta di Gesù un approfondimento, una lettura  che provoca a una domanda successiva, in un crescendo drammatico che la samaritana cerca di scansare ma da cui alla fine, viene vinta: “venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.

     

    Questo Vangelo, che nella liturgia della Chiesa occidentale viene letto in Quaresima, ci mostra un Gesù che si sta avvicinando al culmine della sua missione, che porta le domande a un punto di verità capace di vincere ogni tentativo di riduzione:
    – “se tu conoscessi, il dono di Dio e che ti chiede dammi da bere, tu stessa lo pregheresti e lui ti darebbe acqua viva”
    – “chiunque beve di quest’acqua avrà ancora sete ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno”
    Quando poi la donna scopre che Gesù conosce bene la storia della sua vita, tenta di trattare la cosa spostando l’attenzione “vedo che tu sei un profeta” (come dire sei un esperto di cose religiose)  riproponendo l’antico dilemma (sempre in essere tra Giudei e Samaritani) sul luogo in cui occorra adorare; ma Gesù ancora una volta va alla radice della domanda:
    – “credimi, donna, è giunto il momento in cui i veri adoratori adorino Dio in spirito e verità”
    Ogni tentativo di ridurre la domanda è vinto, a questo punto la domanda vera, essenziale e la definitiva rivelazione di Gesù: “so che deve venire il Messia; quando verrà ci annunzierà ogni cosa”; “Sono Io, che parlo con Te”.
    Gesù manifesta il Suo amore per ciascuno di noi proprio nel fatto di condurci fino alla domanda in cui Lui ci possa dire “sono Io colui che tu cerchi”
    A questo punto la samaritana diventa testimone, annunciatrice di un incontro che le ha rivelato il Messia. E la gente la seguì fino a Gesù.

    Incontro tra Gesù a la samaritana - Duomo di Monreale

    Un richiamo significativo di questo episodio in riferimento al tempo di Pasqua è senza dubbio l’affermazione di Gesù sull’adorare Dio  “in spirito e verità”: non cioè attraverso norme, leggi o prescrizioni, ma trasformando la propria vita in un unico slancio di amore e di libertà, di gioia e di ispirazione. Senza Spirito e Verità l’uomo non può vivere, la loro forza e più forte di ogni altra cosa al mondo.
    (A. Schemann, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

    Venuta al pozzo con fede, la Samaritana riconobbe in Te la fonte della Sapienza; dissetandosene copiosamente ereditò il Regno dei Cieli. Per questo sarà sempre Glorificata.
    (Kondak della domenica “della samaritana”)

     

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