• Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

    Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

    14 Settembre – Esaltazione della Santa Croce

    La festa della Esaltazione della Santa Croce (una delle dodici “grandi feste” dell’anno liturgico bizantino) ci ripropone la vera vittoria cristiana, il trionfo di ciò che è vero cioè eterno ed immutabile, ciò che per chiunque, in qualunque condizione si trovi è certezza di salvezza e liberazione nell’immedesimazione col sacrificio di Gesù.

    Nel calendario liturgico bizantino sono presenti diverse feste di solennità della Santa Croce; la terza Domenica di quaresima viene detta appunto “Domenica dell’adorazione della croce”: da questa domenica per tutta la settimana che segue la croce è offerta all’adorazione dei fedeli come conforto per i fedeli che compiono il digiuno quaresimale.

    Anche il primo agosto, in ricordo del “trasporto della venerabile legno della Santa Croce” che avveniva a Costantinopoli dal palazzo imperiale alla Chiesa di Santa Sofia. Inoltre, durante tutto l’anno , il mercoledì e il venerdì sono giorni in cui si fa memoria della croce, col canto di tropari, stichirà e canoni dedicati alla memoria del sacrificio di Gesù. Ma certamente il 14 Settembre è da ritenersi la più solenne delle feste della Croce.

    Esaltazione della Santa Croce

    Un tratto caratteristico delle origini della spiritualità orientale in merito a queste feste è costituito dalla tonalità di trionfo, di vittoria che le caratterizza e che viene espressa nei vari inni e anche nell’iconografia tradizionale: Cristo in Croce è un trionfatore, spesso coronato di una corona imperiale anziché di spine, e con i piedi quasi appoggiati su un piccolo sostegno…la croce appare così come un piedestallo, salutata con espressioni di trionfo e fierezza.

    La festa dell’Esaltazione della Santa croce…era nata come la festa dell’impero cristiano, nata sotto il segno della croce il giorno in cui l’imperatore Costantino la vide in visione e udì le parole “in hoc signo vinces”…

    …ma venerare la Crioce, innalzarla, cantare la sua vittoria significa prima di tutto che la fede cristiana è la fede nel Crocifisso, che la croce è il segno di una sconfitta che, accettata come sconfitta, diventa preludio di vittoria e trionfo…il mistero del cristianesimo e il pegno della sua vittoria sono nella lieta certezza che in Gesù, ripudiato e condannato, rifulge nel mondo l’amore divino, si rivela un Regno su cui il mondo non ha nessun potere. Ciascuno di noi è invitato ad accogliere questa verità con tutto il cuore, con tutto l’amore, con tutta la speranza, altrimenti non senso nessuna vittoria esteriore, nessuna “civiltà cristiana”….viceversa, quale che sia l’oscurità in cui è avvolto l’uomo, per quanto il male trionfi nel mondo, il cuore sa, il cuore ode le parole “abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo”; il cuore sa, il cuore ode e vive unicamente di questa segreta vittoria, sempre vittoriosa.

    (A. Schemann, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

    “Salve, Croce vivifica, Trofeo invincibile della pietà, porta del paradiso, fondamento dei fedeli, bastione della chiesa! Da Te la corruzione fu abolita ed annientata, il potere della morte calpestato e noi siano stati esaltati dalla terra al cielo; arma invincibile, avversario dei demoni, gloria dei martiri, autentico ornamento dei giusti, porto di salvezza che offre al mondo copiosa misericordia”

    “Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione dei morti, Tu che sollevi noi, caduti nella corruzione, Croce veneranda! Per la quale è stata abolita la maledizione, è rifioritoal’incorruttibilità, noi figli della terra siamo stati divinizzati ed il diavolo e stato definitivamette rovesciato.
    Oggi, vedendoti sollevata in alto dalle rnani dei vescovi, esaltiamo Colui che su di Te fu esaltato e ti adoriamo attingendo copiosamente alla grande misericordia”

    (dai Vespri della festa dell’Esaltazione)

    Mons.Grancesco Braschi - preghiere dall'Ufficio della festa dell'Esaltazione della Santissima croce

    Croce come “stilo per scrivere”

    Cristo Dio nostro, che hai accettato la tua crocifissione volontaria in vista della comune risurrezione del genere umano, e con lo stilo della croce hai arrossato di sangue le tue dita per sottoscrivere regalmente, nella tua benevolenza, l’atto del perdono, non trascurarci mentre siamo di nuovo in pericolo di essere separati da Te; ma abbi compassione, o solo longanime, del tuo popolo che è nella sventura: sorgi, combatti quelli che ci fanno guerra, nella tua onnipotenza.

     

    Croce come ricapitolazione di tutta la storia della Salvezza

    La croce esaltata di colui che in essa è stato elevato, induce tutta la creazione a celebrare l’immacolata passione: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, Egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bellezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua somma bontà, di prendere cittadinanza nei cieli: e noi lieti esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua suprema condiscendenza.

     

    Croce come riunione di ciò che era diviso

    Tendendo le mani in alto e mettendo in rotta Amalek, il tiranno, Mosè ha prefigurato te, o croce preziosa, vanto dei credenti, sostegno dei martiri lottatori, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: per questo, vedendoti innalzata, la creazione gioisce e fa festa, glorificando il Cristo che per te ha riunito ciò che era diviso, per sua somma bontà.

     

    La gioia della Croce

    Croce venerabilissima che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risollevi tutti coloro che per l’inganno di quel frutto, erano stati scacciati ed erano precipitati nella morte: noi dunque, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, acclamando: Esaltate Cristo, Dio più che buono, e prostratevi al suo divino sgabello.

     

    Croce – Giordano come luogo santificato da Cristo 

    Esultino tutti gli alberi del bosco, perché la loro natura è stata santificata da colui che nel principio l’ha piantata, Cristo, disteso sul legno: e per mezzo di questo, che ora viene innalzato, noi lo adoriamo e magnifichiamo.

     

    Croce cosmica

    O straordinario prodigio! La larghezza e lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per la quale saliamo ai cieli, esaltando con canti il Cristo Signore!

    Croce come luogo di misericordia

    Veneriamo il legno della tua Croce, o amico degli uomini, perché in esso Tu sei stato inchiodato, vita di tutti. Hai aperto il paradiso, o Salvatore, al ladrone che con fede a Te si rivolgeva; egli fu fatto degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi che gridiamo: abbiamo tutti peccato, per la tua amorosa compassione non ci disprezzare.

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    Natività della Madre di Dio

    Natività della Madre di Dio

    “Oggi è l’inizio della salvezza del mondo. Acclamate il Signore, tutta la terra, cantate, esultate e suonate. Elevate la vostra lode, esaltatela, non temete, perché ci è stata generata la Madre di Dio, dalla quale si compiacque d’essere generato l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo”
     (San Giovanni Damasceno – Omelia sulla Natività di Maria).

    Come detto in un altro capitolo di questa sezione, la Chiesa orientale fissa l’inizio dell’anno liturgico bizantino il primo di settembre, quando anticamente iniziava anche l’anno civile.
    La prima “grande festa” delle 12 che vengono solennemente celebrate durante l’anno è collocata proprio nei primi giorni: l’8 settembre festa della “Natività della Madre di Dio”.

    Si vede bene quindi come l’anno liturgico bizantino sia caratterizzato dal porre come prima e ultima festa del suo calendario due feste mariane: la Nascita della Madre di Dio l’8 settembre e l’Assunzione al cielo di Maria , quella che l’oriente cristiano chiama “Dormizione”, il 15 di agosto, quasi ad indicare che la presenza costante della Madre di Dio nel cammino di fede che la Chiesa ci invita a compiere ogni anno.

    Traduzione: Ti magnifichiamo, santissima Vergine! Onoriamo i Tuoi santi genitori e glorifichiamo la Tua gloriosa nascita.

     

    La festa iniziale di questo cammino è un fatto gratuito, di pura grazia, che riguarda tutti: la nascita assolutamente “naturale” di Maria è la stessa nascita di ciascuno di noi; il fatto miracoloso sta nella “concezione” della Madre di Dio, non nella sua nascita. Così pure la festa finale dell’Assunzione (“Dormizione”), indica il destino a cui tutti siamo chiamati: vivere eternamente “anima e corpo” nella comunione piena con il Creatore.

    Di queste due feste non si trovano riferimenti nel Vangelo. Non c’è nessun passo nei vangeli che ci parli dell’assunzione di Maria in cielo o della Sua nascita. In oriente la Chiesa, fin dall’inizio, ha dato un risalto notevole ad alcuni testi apocrifi, in particolare il protoevangelo di Giacomo (II sec.) , in cui si tratta ampiamente degli episodi della concezione della Madre di Dio e della Sua nascita; dei suoi genitori, Gioacchino e Anna, della condizione di sterilità della loro unione sponsale e del miracolo della fecondità quando ormai l’età sembrava impedire qualsiasi possibilità.

    Un secondo elemento che si può riconoscere come originario della festa è costituito dal fatto che già nel IV sec., grazie alla pietà e devozione popolare della chiesa primitiva di Gerusalemme, era stata edificata una chiesa, dedicata alla natività di Maria (ora chiesa di S.Anna), nel luogo dove si riteneva avessero abitato Gioacchino e Anna, nei pressi della piscina di Bezeta. Presso questa chiesa, anticamente si svolgevano processioni e preghiere in memoria dell’evento.

    Questi elementi (testi apocrifi, religiosità popolare, l’edificazione di una chiesa specificatamente dedicata alla memoria della nascita della Madre di Dio) possono essere considerati la base per quella che diventerà una delle feste più importanti dell’anno liturgico. C’erano tutti gli elementi per dar vita a un rituale e a trasformare un culto di religiosità popolare e di fede giudaica in una liturgia cristiana. Ma per la celebrazione liturgica il riferimento alla Sacra Scrittura è fondamentale e ineludibile; per questo, per giungere alla definizione dell’ufficiatura liturgica  completa, sarebbero occorsi secoli di riflessioni di biblisti, innografi e compositori liturgici, soprattutto in ambiente monastico; si trattava  di una vera e propria esplorazione di come la natività della Madre di Dio fosse implicata nel “mistero della salvezza”, che ne portasse alla luce il senso non esplicito, non accontentandosi della pietà popolare, attraverso lo studio e l’elaborazione di elementi dell’Antico Testamento e di approfondimento teologico sapientemente amalgamati tra loro.

    Grazie a questo continuo approfondimento, la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata condotta a riconoscere nella figura di Maria il capolavoro unico della predilezione di Dio, pensata e voluta per  collaborare in senso stretto all’opera di redenzione. La sua nascita ha una rilevanza universale non per i privilegi di cui ella è rivestita, ma per la sua “vocazione” e il suo “ruolo”: pur verificatasi in modalità del tutto naturali, era stata pensata fin dall’inizio da Dio come componente fondamentale di quella economia della salvezza che ha in Gesù il suo pieno svolgimento.

    L’impianto dell’Ufficiatura liturgica con grande sapienza coglie la vocazione e il ruolo della Madre di Dio e della sua nascita in immagini, visioni, e profezie dell’Antico Testamento; cosi, per esempio, nel Vespro troviamo riferimenti al sogno di Giacobbe (Genesi, 28, 10-17), al profeta Ezechiele (43-44) , al libro dei Proverbi (9, 1-11); il mattutino contiene riferimenti al libro dei Numeri (17,23) e al profeta Isaia (6,6).

    A conclusione, e sempre a livello esemplificativo, riportiamo di seguito il Tropario e il Kondak della festa, in cui quanto stiamo dicendo viene espresso con grande evidenza in forma poetica.

     

     

    La tua nascita, o Madre di Dio,
    ha rivelato la gioia a tutta la terra,
    perché da te è sorto il sole di giustizia,
    Cristo Dio nostro:
    egli, ponendo fine alla maledizione,
    ci ha dato la benedizione,
    e distrutta la morte,
    ci ha donato la vita eterna.
    (Tropario, 4° tono)

     

    Gioacchino e Anna
    sono stati liberati dall’obbrobrio della sterilità,
    e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o Immacolata;
    nella tua santa natività anche il tuo popolo festeggia,
    riscattato dalla pena dovuta alle nostre colpe,
    mentre a te acclama:
    la sterile partorisce la Madre di Dio, la nutrice della nostra vita.
    (Kondak, 4° tono)

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    Trasfigurazione

    Trasfigurazione

    La Trasfigurazione, celebrata il 6 agosto, è una delle 12 grandi feste dell’anno liturgico bizantino.
    Nata nella Chiesa armena attorno al IV secolo, alcuni studiosi vedono nell’origine di questa festa un legame con l’evento dell’uscita dall’arca dopo il diluvio universale. I riti simbolici come l’aspersione con l’acqua, la liberazione delle colombe e la corsa delle gazzelle sembrano avvalorare questa tesi; anche la Chiesa siriaca celebrava la Trasfigurazione già nel IV secolo.
    In quello stesso periodo Sant’Elena fece costruire sul monte Tabor una basilica che col tempo divenne molto frequentata dai fedeli anche di regioni lontane; è attorno al VII secolo che la Trasfigurazione assume valore di festa solenne e rilevante della Chiesa d’oriente, grazie all’influenza del monastero di Santa Caterina del Monte Sinai, il cui mosaico dell’abside è una delle rappresentazioni della Trasfigurazione più belle e conosciute al mondo.
    Come detto anche in un’altra riflessione su questa festa, alla fine dell’ufficio si svolge la benedizione dei frutti della terra, particolarmente abbondanti in questa stagione dell’anno.

    In Occidente le prime celebrazioni della festa si fanno risalire al IX secolo in Spagna; da qui si diffuse in Italia, in primis nel monastero di Montecassino nell’ XI sec. (che fissò anche la data del 6 agosto) e poi a Cluny e in diversi altri monasteri; ma fu solo nel 1456, per iniziativa di papa Callisto III, che la festa fu inserita nel calendario liturgico romano, in memoria della vittoria degli eserciti cristiani contro i turchi a Belgrado.

    Nella Chiesa d’oriente la festa della Trasfigurazione ha assunto col tempo un’importanza fondamentale; si può dire che il concetto di trasfigurazione caratterizza e rappresenta la teologia, la mistica e la spiritualità ortodossa. Ad essa viene intimamente legato il tema della “divinizzazione”, di cui è considerata icona rappresentativa. Gregorio Palamas (1296 – 1346) parla  di “luce taborica”: la trasfigurazione irraggia il fuoco e la sapienza dello Spirito Santo, che fa comprendere la rivelazione del Figlio.
    Anche questa festa conobbe dispute e controversie attorno al suo significato, al cui superamento Gregorio diede un apporto decisivo: Dio, che resta trascendente, può comunicarsi tramite le energie che dipartono dalla sua essenza, energie che hanno il compito di trasformare l’uomo conducendolo in un cammino di divinizzazione.
    E’ impossibile concentrare in poche righe tutti i contenuti della dottrina che si sviluppò a partire da questi temi; sottoposta a lunghe verifiche e approfondimenti, venne alla fine riconosciuta da diversi concili di Costantinopoli come dottrina spirituale ufficiale, dando origine così a una grande riforma interiore della chiesa bizantina.
    Si può certamente affermare che la grande diffusione di chiese bizantine dedicate alla Trasfigurazione sia dovuto proprio al grande approfondimento teologico e spirituale contenuto in questa dottrina.
    Questo “tesoro di grazia” è arrivato fino a noi…

    Un tesoro di grazia arrivato fino a noi

    In Russia Cristiana, il tema della trasfigurazione è da sempre uno dei più amati; la stessa cappella della sede di Russia Cristiana a Seriate è dedicata alla Trasfigurazione.
    Padre Romano Scalfi insisteva nel richiamo a vivere la realtà come realtà trasfigurata dalla manifestazione di Gesù e sul compito che abbiamo come cristiani: trasfigurare il mondo.
    Incontrandolo e conoscendolo si capiva che la sua persona era continuamente in un cammino di trasfigurazione, per cui le cose che viveva e diceva, i suggerimenti che dava di fronte agli aspetti più concreti, pratici e magari banali della vita apparivano a chi li ascoltava già illuminati da una luce che apriva a una prospettiva nuova, liberante; stare con persone così rende possibile l'esperienza della trasfigurazione; in un certo senso siamo chiamati a essere icone viventi della trasfigurazione, e a questo proposito Padre Romano richiamava una riflessione di Pavel  Florenskij: “a fondamento dell’icona c’è un’esperienza di luce, e il compito dell’icona è di riflettere la luce  del monte Tabor, il luogo della Trasfigurazione, cioè esprimere il cuore delle cose, il mistero che le fa vivere, il fondamento su cui si ergono: la parola divina che illumina ogni uomo”.

     

    Trinità dell'antico testamento (A.Rublev)
    Resurrezione

    Tropario e Kondak della Festa

    Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
    mostrando ai tuoi discepoli la Tua gloria.
    Per quanto essi fossero
    in grado di vederla.
    Fa brillare
    anche per noi peccatori
    La Tua eterna luce
    Per le preghiere
    della Madre di Dio
    Signore che doni la luce
    Gloria a Te

    Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
    E i tuoi discepoli per come era loro possibile contemplarono la Tua Gloria
    Perché
    Quando ti avrebbero visto crocifisso
    Capissero che la Tua passione era volontaria
    E predicassero al mondo
    Che tu sei veramente lo splendore del Padre

    2020 - Trasfigurazione: alcume riflessioni di Padre Schemann

    6 Agosto - Trasfigurazione

    Nella festa della Trasfigurazione (una delle dodici "grandi feste" dell'anno liturgico bizantino) Gesù ci offre - come dono, come vita, come pienezza di significato e di gioia e in segreto dal mondo e dalla gente - la gloria, la luce, il trionfo a cui eternamente è chiamato l'uomo. La parola che domina in questo giorno è "luce"; la luce divina che pervade il mondo; la luce divina che trasfigura l'uomo; la luce divina in cui tutto acquista il suo significato ultimo ed eterno. E l'anima riconosce questa luce, il cuore ne trae conforto, la nostra vita continuamente ne vive e ne viene trasfigurata.

    La benedizione dei frutti della terra
    Nella festa della trasfigurazione, secondo un'antica usanza, si celebra il rito della benedizione della frutta e degli ortaggi....che significato può avere questo antico rito? Nelle preghiere di questo rituale si trovano espressioni particolari rivolte ala casa, all'orto, ai campi, al pozzo...sembra quasi che la Chiesa si rivolga a tutto il mondo per benedirlo, consacrarlo, e la mano benedicente di Dio si protenda verso ogni cosa. Il mondo è un frutto dell'amore divino per l'uomo e solo attraverso il mondo l'uomo può riconoscere e amare Dio...e può amare la propria vita, trasformando in tal modo anche la vita del mondo in un dono di Dio.
    Nel giorno della Trasfigurazione vengono portati in chiesa, mele, pere, uva, ortaggi e in un istante la Chiesa stessa si trasforma nuovamente nel giardino misterioso, nel paradiso di beatitudine in cui era iniziata la vita dell'uomo ed era avvenuto il suo incontro con Dio.
    E come allora il primo uomo aveva aperto gli occhi e aveva visto il mondo di cui Dio poteva dire che tutto "era cosa buona", e si era rallegrato e aveva reso grazie a Dio, ebbene così anche noi, come se fosse la prima volta, vediamo il mondo come un riflesso della sapienza e dell'amore di Dio, ci rallegriamo e rendiamo grazie a Dio. E in questa gioia, in questoi rendimento di grazie, la nostra vita si purifica, si rinnova e rinasce.

    (A. Schemann, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)

    Resurrezione

    "Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
    mostrando ai tuoi discepoli la Tua gloria
    per quanto poterono vederla;
    risplenda anche a noi peccatori la tua sempiterna luce,
    per le preghiere della Madre di Dio.
    Datore di Luce, gloria a Te". (Tropario della festa)

    "Ti sei trasfigurato sul monte o Cristo Dio,
    e i tuoi discepoli, per quanto era loro possibile,
    con\templarono la Tua gloria;
    così che, quando ti avrebbero visto crocifisso,
    capissero che la tua passione era volontaria
    e predicassero al mondo che tu sei davvero lo splendore del Padre". (Kondak della festa)

     

     

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    Pentecoste

    Pentecoste

    Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune  eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
    I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
    Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.

    23 Maggio 2021 - Domenica di Pentecoste - Vespro "della genuflessione"

    Vespro "della genuflessione"
    testi degli stichirà e dei doxastikon

    (scarica il PDF)​

    “Sticheron” o (al plurale) “Stichirà” indicano un tipo particolare di inno, alternato a dei versetti letti in tono retto (stichi). I vespri celebrati in occasione delle grandi feste sono molto ricchi di questa innografia. Qui riportiamo quelli del “Vespro della Genuflessione” celebrato la Domenica di Pentecoste, in cui la Chiesa Orientale festeggia (a partire dal VI secolo) con particolare enfasi la Trinità, lasciando al lunedì successivo l’accento più specifico del dono dello Spirito Santo. I due temi sono da vedere in stretta correlazione in quanto il dono dello Spirito Santo manifesta la Chiesa che nella sua essenza, nella sua realtà totale, si rivela come immagine, icona della Trinità.

    Prima di riportare i testi degli inni del Vespro della Genuflessione, ricordiamo anche come, la duplice valenza della Trinità e del dono dello Spirito Santo sia rappresentata anche dalle icone, quella delle Trinità (celeberrima quella di Andrej Rublev) e quella della Pentecoste, con le lingue di fuoco che scendono sulla Madre di Dio e sugli Apostoli, rappresentati (con grande sapienza teologica) per la prima volta con l’aureola che esprime l’azione santificante.

    L’ufficio della genuflessione che, come detto, viene celebrato alla sera della domenica di Pentecoste, presenta preghiere molto lunghe, in cui il celebrante intercede per la Chiesa e il popolo di Dio, implorando la presenza operante di Cristo e dello Suo Spirito in tutte le circostanze dell’anno.

    La sequenza degli stichirà si apre col lucernario, col canto “Signore a Te ho gridato ascoltami”
    “Signore, a Te ho gridato, ascoltami;
    ascoltami Signore.
    Signore, a Te ho gridato ascoltami;
    intendi la voce della mia supplica,
    quando grido verso di Te
    ascoltami Signore
    Salga come incenso davanti a Te la mia preghiera,
     le mie mani alzate,
    in sacrificio della sera: ascoltami Signore”

    Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
    Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

    Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
    Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

    Primo e secondo sticheron del Lucernario

    “Oggi tutte le nazioni della città di Davide vedono meraviglie,
    quando lo Spirito discende sotto forma di lingue di fuoco
    come Luca – ispirato da Dio – cii racconta
    ‘ tutti i discepoli erano riuniti quando si udì un forte rumore di tuono
    che riempì la casa dove essi sedevano’; e tutti si misero a parlare le lingue straniere,
    per insegnare la nuova dottrina della Trinità Santissima”

    Terzo e quarto sticheron del Lucernario

    Lo Spirito Santo era, è e sarà senza principio e senza fine,
    della stessa dignità del Padre e del Figlio,
    Vita e datore di Vita,
    Luce e datore di Luce,
    Buono in sé stesso e Fonte di ogni bene,
    il Padre è conosciuto grazie a Lui,
    e il Figlio è glorificato,
    e a tutte le genti rivela l’unica potenza,
    l’unica unzione,
    l’unica adorazione della Trinità Santissima.”

    Come si vede, un dono insito nel dono stesso dello Spirito Santo è il riconoscimento della realtà trinitaria come fonte di vera vita, vera luce e vero bene.
    Ma altri temi vengono proposti dagli sticheron successivi, in cui si nota un richiamo all’innografia pentecostale della tradizione occidentale

    Quinto e Sesto sticheron del Lucernario

    Lo Spirito Santo è Luce e Vita,
    e viva sorgente spirituale,
    Spirito di sapienza,
    Spirito di scienza e di intelligenza,
    Spirito di giustizia e di bontà,
    dominatore e purificatore dei peccati,
    Dio che divinizza,
    fuoco che procede dal fuoco,
    che parla, agisce e distribuisce i carismi
    per Lui i profeti e gli Apostoli,
    insieme a tutti i martiri,
    sono stati incoronati.
    Strana visione e grande miracolo:
    il fuoco si divide per la diffusione dei doni”.

     

    Trinità dell'antico testamento (A.Rublev)
    Resurrezione

     

    Viene cantato (con una melodia più o meno articolata, al limite anche in tono retto)  il Gloria…Ora e sempre, a cui segue come di consueto il “doxastikon” (tipologia che indica appunto l’inno che si canta dopo il Gloria)

    “Re celeste,
    consolatore,
    Spirito di verità,
    Tu che sei presente in ogni cosa
    e ogni cosa riempi
    Arca di beni e datore di vita
    Vieni e abita in noi,
    purificaci da ogni macchia
    e salva, Tu che si buono,
    le nostre anime”

    Ricordiamo come quest’ultima invocazione venga sempre ripetuta all'inizio di ogni liturgia, ufficiatura, ritrovo comunitario o preghiera personale proprio per chiedere allo Spirito Santola vera fecondità di ogni momento.

    Riportiamo ora di seguito gli  “stichirà degli Aposticha” cioè gli stichirà cantati in occasione delle Grandi Feste nella parte finale del Vespro

    Primo Sticheron degli Aposticha

    “Ora le lingue di fuoco sono diventate un segno evidente per noi:
    i Giudei, da cui Cristo è nato nella carne
    per mancanza di fede decadono dalla Grazia di Dio,
    mentre alle genti è concessa la luce divina che supera ogni essenza;
    ed esse, confermate dalle parole dei discepoli,
    proclamano la Gloria di Dio, benefattore dell’universo.
    Inchinando, insieme a loro, il nostro cuore
    E piegando le ginocchia,
    prostriamoci con fede al Santo Spirito,
    confermati dal salvatore delle nostre anime”

    Secondo Sticheron degli Aposticha

    “Ora lo Spirito consolatore è effuso su ogni carne,
    iniziando dal coro degli Apostoli
    comunica in seguito la grazia ad ogni fedele;
    conferma la potenza della sua venuta con le lingue di fuoco
    che per la lode e la gloria di Dio sono concesse ai discepoli.
    Nella luce spirituale,
    fortificati nella  fede per il Santo Spirito,
    preghiamolo di salvare le nostre anime”.

     Terzo Sticheron degli Aposticha

    “Oggi gli Apostoli sono rivestiti dall’alto dalla forza di Cristo,
    che con l’invio del Consolatore li rinnova misteriosamente ello spirito.
    Parlando nella lingua di ciascuno essi predicano in modo mirabile,
    insegnandoci a venerare il benefattore dell’universo come l’unico Dio in tre ipostasi.
    Alla luce dei loro insegnamenti prostriamoci davanti al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo,
    pregandoli di salvare le nostre anime.”

    Dopo il canto del Gloria…Ora e sempre, viene cantato il Doxastikon degli Aposticha

    “Venite popoli,
    c
    antiamo la divinità in tre persone,
    il Figlio nel Padre con il Santo Spirito;
    poiché il Padre fuori del tempo genera il Figlio,
    che con Lui regna ed è a Lui consustanziale,
    e lo Spirito Santo è nel Padre
    glorificato con il Figlio.
    Unica potenza,
    unica sostanza,
    unica divinità,
    davanti a cui noi tutti ci prostriamo dicendo:
    ‘Dio Santo,
    che per mezzo del Tuo Figlio hai creato tutto con il concorso dello Spirito Santo;
    Santo e Forte,
    per il quale abbiamo conosciuto il Padre,
    e per cui lo Spirito Santo è venuto in questo mondo;
    Santo e Immortale,
    Spirito Consolatore,
    che procedi dal Padre e e riposi nel Figlio.
    Trinità Santissima, Gloria a Te’”.

    Concludiamo riportando il
    Tropario della festa di Pentecoste

    “Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio,
    che hai reso sapienti dei semplici pescatori,
    effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo,
    prendendo così nelle reti la terra abitata.
    Signore unico amico degli uomini, Gloria a Te!”

    Infine  ricordiamo come la presenza dello Spirito Santo e il riconoscimento della realtà trnitaria, si rinnovino continuamente in ciascuno nella celebrazione della Divina Liturgia; lo attesta in particolare il canto che il coro esegue, subito dopo la coumunione:"abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto loSpirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando la Trinità indivisibile, poichè essa ci salvò"

     

    31 Maggio 2020 - "Ogni bene procura lo Spirito Santo": la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'oriente - a cura di Mons.Francesco Braschi

    Ogni bene procura lo Spirito Santo:
    la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'Oriente

    Riflessioni di Mons.Francesco Braschi (Radio Maria, 2 Giugno 2020)
    Ascolta l'audio

    Dopo le riflessioni dedicate al tempo pasquale, ci sembra importante provare a gustare qualcosa di quell’enorme tesoro di preghiera, ma anche di insegnamento e di bellezza, che sono i testi liturgici della Chiesa d‘Oriente legati alla Pentecoste. Testi liturgici che nascono in gran parte in lingua greca, poi entrano a far parte del patrimonio della chiesa bizantino-slava, con le prime traduzione ad opera di Cirillo e Metodio e poi di quanti li seguono e che ancora oggi sono un patrimonio utilizzato dalla chiesa ortodossa e dalle chiese cattoliche di rito orientale.

     

    Resurrezione
    Icona della Petecoste

     Il primo è il tema della Santissima Trinità. L’Occidente che cosa ha fatto? L’Occidente ha collocato la festa della Santissima Trinità alla domenica dopo Pentecoste, perché appunto la domenica dopo Pentecoste, dopo aver celebrato la venuta e la piena manifestazione dello Spirito Santo, diventa il momento in cui fermarci a fissare, a ricapitolare, a compendiare la dottrina della Trinità, che appunto viene rivelata pienamente con la piena rivelazione dello Spirito Santo, la terza persona della Trinità.

    La Chiesa d’Oriente, invece, tiene questa tematica trinitaria dentro la domenica di Pentecoste. Tant’è vero che, per quanto riguarda la Chiesa d’Oriente, la commemorazione della discesa dello Spirito sugli Apostoli, quindi la memoria del fatto storico che dà il nome alla Pentecoste cristiana, viene celebrata, pur non mancando anche nella domenica di Pentecoste, il lunedì di Pentecoste, il giorno dopo, dove l’accento è maggiormente su quello che avviene. Mentre la domenica, appunto, è più una meditazione corale, è una riflessione che la Chiesa fa su che cosa significa la conoscenza dello Spirito Santo. Allora proviamo a guardare fin dal Vespero del sabato della Pentecoste, quindi dal primo dei momenti che si affacciano sul giorno di Pentecoste, che cosa dicono i testi della liturgia.....Leggi tutto

    31 Maggio 2020 - Pentecoste: riflessioni e approfondimenti sulle preghiere e sull'icona

    Domenica di Pentecoste

    Tra i tanti temi che questa festa suggerisce e porta all'attenzione, ne riportiamo alcuni particolarmente cari alla tradizione orientale.

    1. Con la missione delle Apostoli, vivificati dal dono dello Spirito Santo, inizia la redenzione del mondo, dell'uomo e della natura, inizia "l'ultimo giorno" che ci conduce alla manifestazione detfinitiva della Gloria di Dio.
      La Pentecoste è la festa della natura e del cosmo, la festa della storia come rivelazione della volontà di Dio sul mondo e sull'uomo, la festa del futuro trionfo, della vittoria di Dio sul male, dell'avvento del grande e ultimo "giorno del Signore" che inizia con l'annuncio della salvezza a tutto il mondo; la Pentecoste è "l'inizio della storia"...per i cristiani, la Pentecoste è il compimento dell'opera di Gesù; Gesù aveva parlato del Regno di Dio ed eccolo svelarsi nell'annuncio; aveva promesso lo Spirito del Padre che avrebbe condotto alla Verità ed ecco che questa promessa si compie.
      Il mondo, la storia, il tempo, la vita, vengono colmati del loro significato ultimo. E' cominciato nel mondo l'lutimo e grande giorno del Signore.
      (1).
      Questo annuncio di salvezza, che scatiurisce dalla Pentecoste grazie alla nascita e alla missione stessa della Chiesa, è il tema di uno dei tropari della festa: "Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio, che hai reso sapienti dei semplici pescatori, effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo, prendendo così nelle reti la terra abitata; Signore unico amico degli uomini, gloria a Te.".
      Così pure il Prokemenon: "Per tutta la terra si diffonde la loro voce; ai confini del mondo la loro parola"
    2. Un secondo aspetto di assoluta importanza è il richiamo all'unità insito nel fatto stesso riportato nel Vangelo: le "lingue di fuoco" che scendono sugli Apostoli danno la facoltà  a dei poveri pescatori di parlare in tutte le diverse "lingue"; mentre con l'insipienza dell'uomo le "lingue" erano diventate in Babele fonte di divisione e di incomprensione tra gli uomini, la Sapienza di Dio col dono delle "lingue di fuoco" della  Pentecoste chiama all'unità tutti i popoli; questo è sottolineato dal bellissimo testo del Kondak della festa: "Quando l'Altissimo discese sulla terra confuse le lingue e disperese i popoli; ma quando distribuì le lingue di fuoco chiamò all'unità le genti. Celebriamo con un'unica voce la gloria dello Spirito Santissimo".
    Trinità dell'antico testamento
    Resurrezione

    L'icona: quella che viene mostrata qui è della Scuola di Novgorod del secolo XVI.
    In essa si riscontra subito la presenza della Vergine Maria, (coerentemente con quanto riportato dai Vangeli, nella Domenica di Pentecoste nel cenacolo era presente anche la Madre di Dio) e la presenza, nella parte inferiore di un personaggio con abiti e corona regali. In alfre rappresentazioni iconografiche può apparire uno solo di questi soggetti, o anche nessuno.

    Come sempre nelle icone, la rappresentazione iconografica è finalizzata a trasmettere il significato teologico della festa; diamo solo alcuni spunti di comprensione:
    - gli apostoli sono rappresentati per la prima volta con l'aureola, perchè solo grazie al dono dello Spirito Santo essi iniziano a partecipare realmente alla vita divina
    - la parte superiore è "aperta" verso l'esterno, a significare che da quel momento l'annuncio del Regno di Dio viene diffuso in tutto il mondo; gli edifici ai lati rappresentano la Chiesa
    - la parte inferiore riporta un personaggio regale; è la rappresentazione del cosmo, che (ancora nelle tenebre) attende la rivelazione...il panno che tiene tra le mani ha appoggiati 12 rotoli che rappresentano la predicazione degli aposgtoli. Il cosmo attende l'annuncio delle liberazione, della redenzione che solo la Chiesa, costituita dal dono dello Spirito può annunciare a tutti.

    Ricordiamo ancora (tra i tanti) alcuni passaggi nella celebrazione della Divina Liturgia, in cui lo Spirito Santo e la Trinità vengono esplicitamente pregati:
    - all'inizio di tutta la celebrazione come invocazione (preghiera presente tra l'altro in tutte le officiature): "Re celste, consolatore, Spirito di Verità, Tu che sei presente in  ogni luogo ed ogni cosa riempi, arca di beni e datore di vita, vieni e abita in noi, purificaci da ogni macchia e salva, Tui che sei buono, le nostra anime"

    (spartito in formato PDF)

    - subito dopo la comunione (ricevuta sotto le due specie del pane e del vino) : "Abbiamo visto la luce vera, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la fede vera, adorando l'indivisibile Trinità: essa infatti ci ha salvati". I doni santificati dallo Spirito Santo diventano per coloro che li ricevono luce veritiera, fede vera e lode alla santa Trinità. (2)

    Cosa comporta in noi il dono dello Spirito Santo? cosa produce? Accenniamo un fatto sostanziale legato ai Sacramenti, rimandando l'approfondimento alla nota in calce.
    Lo Spirito Santo che ci viene donato nel battesimo viene pienamente realizzato nel sacramento della confermazione: nel sacramento della Confermazione lo Spirito Santo compie ciò che il Battesimo ha gia sostanzialmente donato, pone il sigillo della perfezione alla divinizzazione dell'uomo (theosis), la quale è immersione dell'uomo nella vita trinitaria e si realizza secondo la dinamica pasquale, cioe nella stesso modo con il quale Cristo ha portato la natura umana all'interno della vita divina. La pienezza dello Spirito rende operativa la divinizzazione dell'uomo(3).

    Riferimenti:
    (1): A. Schmeman, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)
    (2) Manuel Min - Osservatore Romano: "Cristo illumina con lo Spirito e  convoca all'unità)
    (3) Pavel Prorokov - "Teologia ed economia nella Liturgia di Pentecoste" - in «Russia Cristiana», 3/1969 (105), pag. 12; Archivio del portale "la Nuova Europa"

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    Ascensione di Gesù al cielo

    Ascensione di Gesù al cielo

    Quaranta giorni dopo la Pasqua, quindi nel Giovedi della sesta settimana di Pasqua, tutta la Chiesa festeggia l’Ascensione al cielo di Gesù.Il Vangelo di Luca (Lc 24, 36-53), con la semplicità schietta e concreta che si riscontra in tutti i vangeli,  riporta l’episodio con tratti brevi ed essenziali.
    Poi (il Signore Gesù) condusse (gli apostoli) fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
    Gesù, quindi, si “separa” da noi; ma la gioia degli apostoli sta nella certezza della Sua Presenza, proprio grazie a questo “distacco”:  “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

    L’Ascensione di Cristo nella Chiesa d'Oriente: dono da contemplare e compimento dell’umanità - Mons. Francesco Braschi - Radio Maria 4 maggio 2021

    Proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine del tempo pasquale, questa sera ci soffermiamo sulla festa dell’Ascensione, festa particolarmente bella e importante.

    Iniziamo col chiederci che cosa ci permette di celebrare la festa dell’Ascensione e soprattutto quali sono gli spunti che vengono offerti alla vita spirituale di ciascuno di noi grazie a questa festa.

    Possiamo innanzitutto ricordare che la festa dell’Ascensione nasce quando a Gerusalemme si fa sempre più forte l’esigenza di celebrare i vari momenti della vita di Gesù nei luoghi che li hanno visti, e dunque a Gerusalemme ci si recava sul Monte degli Ulivi per ricordare il giorno dell’Ascensione.

    Così in quello che nel rito bizantino era una celebrazione unica, ovvero il tempo Pasquale (ma questo avveniva anche nel rito romano perché parliamo del IV secolo quando c’era ancora una parentela molto stretta), quello che era un tempo di 50 giorni, che andava dalla Pasqua alla Pentecoste, che celebrava come un tutt’uno tutta la ricchezza della Resurrezione di Gesù, in questo tempo si comincia a celebrare con particolare solennità il quarantesimo giorno, il giorno dell’Ascensione, proprio per ricordare in quel giorno l’episodio che viene riportato dagli Atti degli Apostoli e dal Vangelo di Luca appunto quello dell’Ascensione di Gesù al cielo.

    Così questa festa diventa, da un lato, un arricchimento del tempo di Pasqua, perché è il Gesù risorto che ascende al cielo; e nello stesso tempo prepara la Pentecoste, perché Gesù dice: “quando sarò asceso al cielo vi manderò un altro consolatore, lo Spirito Paràclito, lo Spirito che il mondo non conosce”.

    In questo quadro così ricco l’Ascensione prende l’aspetto di un vertice, di un punto di arrivo della storia della salvezza: lo dice così un tropario: “portando a compimento il mistero dell’economia o Signore sei salito verso il Monte degli Ulivi ed ecco sei penetrato nel firmamento del cielo”. Che cosa significa “portando a compimento il mistero dell’economia”? L’uomo si è allontanato da Dio, si è staccato da Dio, e questo come si collega all’Ascensione? ...leggi tutto 

    Per ascoltare la lezione dal sito di Radio Maria, clicca qui

    Ascensione: brevi riflessioni dalla tradizione orientale

    Nella liturgia bizantina, il mercoledì sera si celebra il cosiddetto "congedo di Pasqua" ; in questo giorno l'inizio e la fine della liturgia sono identici a quelli della festa di Pasqua; in un certo senso ci si congeda dalla Pasqua, ma come gli apostoli che "erano ripieni di gioia" anche noi oggi festeggiamo questa Sua presenza che salendo al cielo rimane sempre con noi...La festa dell'Ascensione è la festa del Cielo che si apre all'uomo come dimora autentica...il cielo è la verità ultima della terra.
    Chi dal cielo è disceso sulla terra per restituirci il cielo? Dio. Chi dalla terra è asceso al cielo? L'uomo Gesù. Dio si è fatto uomo perchè l'uomo potesse diventare Dio (Sant'Atanasio il Grande),Dio è disceso sulla terra affinchè noi ascendessimo al cielo. Se in Lui l'uomo si innalza, e non cade, allora in Lui anch'io posso avare accesso all'Ascensione, vi sono chiamato e in questo si svela il fine, il significato e la gioia ultima della mia vita sulla terra. Questo è ciò a cui, dall'eternità, Dio ci chiama.

    (A. Schmeman, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)

    Con l’Ascensione al cielo di Cristo, alla destra del Padre ora siede anche l’umana natura, perché Cristo rimane Dio e uomo, come spiega molto bene un altro stichiròn: «Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l'hai fatta sedere con te accanto al Padre».

    Ecco, la nostra natura umana adesso siede accanto al Padre nell’umanità di Cristo, primizia del posto dove anche noi siamo destinati ad andare. Poi dice: «Per questo le celesti schiere degli angeli, sbigottite per il prodigio stupivano e prese da timore, magnificavano il tuo amore per gli uomini». È proprio l’amore di Dio per gli uomini a far sì che Dio voglia la presenza dell’umanità di Cristo nel seno della Trinità e questo dice tutta la nostra dignità.
    Concludiamo con un tratto tipico della tradizione bizantina che all’Ascensione vuole anche la presenza della Madonna al Monte degli Ulivi: «O Signore, compiuto nella tua bontà il mistero nascosto da secoli e generazioni, sei andato con i tuoi discepoli al Monte degli Ulivi insieme a Colei che ha partorito Te, creatore e artefice dell’universo. Bisognava infatti che godesse di immensa gioia per la glorificazione della tua carne colei che come madre più di tutti aveva sofferto nella tua passione. E anche noi, Sovrana, partecipi di questa gioia per la tua salita ai cieli glorifichiamo la grande misericordia che hai usato con noi».

    Ascensione

    È un tratto molto bello, anche teologicamente molto ricco, perché che cos'è l’ascensione al cielo se non la perfezione, il compimento della carne umana di Cristo che viene definitivamente assunta nella Trinità rimanendo appunto umanità? In questo senso possiamo dire che era giusto che colei che è stata all’inizio dell’incarnazione ne vedesse anche il compimento. Da qui questo tratto così dolce, così affettuoso della Chiesa d’Oriente che vede la Vergine anch’essa presente al momento dell’ascensione.

    (Riflessioni di Mons.Francesco Braschi
    trascrizione non rivista dall'autore)

    Dopo aver compiuto tutto il piano di salvezza,e dopo aver ricongiunto ola terra al cielo, sei asceso nella Gloria o Cristo nostro Dio, senza abbandonarci ma permanendo inseparabilmente unito ai tuoi, e dicendo a quanti ti amano:"Io sono sempre con voi e nulla prevarrà contro di voi.

    (tropario dell'Ascensione)

     

     

     

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    Domenica di tutti i Santi

    Domenica di tutti i Santi

    Domenica di tutti i Santi

    La prima domenica dopo Pentecoste l’anno Liturgico bizantino fa memoria di tutti i santi. da questa domenica fino, indicativamente alla fine di settembre la Liturgia domenicale propone brani tratti dal Vangelo di Matteo; il periodo successivo (fino al mese di gennaio) vede invece brani tratti dal Vangelo di Luca.
    Non è un caso che Chiesa (anche quella occidentale) richiami la santità in questo periodo, dopo la Pentecoste, dopo la festa della Trinità: lo Spirito Santo ci infonde quella grazia che è cammino di santità…la festa di tutti i Santi ce lo ricorrda: splende tra di noi e nel mondo la luce della santità; San Paolo dice proprio che siamo circondati da una moltitudine di testimoni (Eb 12,1). Loro, i santi, sono persone come noi, che hanno desiderato la vita vera e si sono messi alla sua ricerca, intraprendendo  un cammino arduo. Sono persone che hanno conosciuto la vera gioia, che hanno vissuto  nella luce, nel bene e nella giustizia, che sono diventate luce per gli altri accendendo nelle loro anime lo stesso fuoco, la stessa luce…Come ci è necessaria oggi, questa forza della santità, dell’umiltà, del perdono, questa gioia delle cose granbdi dello spirito. Com’è importanye quiesto appello di Cristo: “voi, dunque, siate perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli”
    (A. Schmeman, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

     

    In che cosa consiste la santità? la santità è la perfezione della carità. E’ evidente che la carità è il solo elemento comune, per il quale poossiamo definire ogni tipo di santità, perchè niente di ciò che ha praticato tale o talaltro santo sembra essenziale alla santità tranne la carità, che è la misura e la forma di ogni progresso spirituale…Tutti noi siamo chiamati alla santità
    (E. Galbiati – “La parola predicata” – Ed. Jaka Book)

    Resurrezione

    In tutto l’universo i tuoi martiri hanno ornato la Chiesa del loro sangue; rivestita di bisso e di porpora, con le loro labbra essa ti canta, o Cristo Dio: “ricolma della Tua compassione il Tuo popolo, dona a ogni vivente la Tua pace, e alle nostre anime la Tua grande misericordia” (Tropario della festa)

    Come primizie della natura o Giardiniere del creato, l’universo ti offre i Martiri portatori di Dio. Per le loro preghiere e per l’intercessione della Madre di Dio, conserva il Tuo popolo e la Tua Chiesa in una pace serena, o molto misericordioso. (Kondak della festa)

     

     

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