Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

Esaltazione e venerazione della Santisssima Croce

14 Settembre – Esaltazione della Santa Croce

Meditazioni e preghiere

La Croce esaltata invita la creazione intera a celebrare la passione purissima di Colui che su di essa fu innalzato.
Sulla Croce infatti, avendo messo a morte colui che ci aveva dato la morte (il diavolo) EgIi accordo vita ai morti, Ii riabilitò e nella moltitudine delle sue misericordie, li rese degni di vivere nei cieli, perchè è buono.
Perciò, nella gioia, esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza »,
(dai Vespri della festa)

« Salve, Croce vivifica, Trofeo invincibile della pieta, porta del paradiso, fondamento dei fedeli , bastione della chiesa! Da Te la corruzione fu abolita ed annientata, il potere della morte calpestato e noi siano stati esaltati dalla terra al cielo; anna invincibile, avversario dei demoni, gloria dei martiri, autentico ornamento dei giusti, porto di salvezza che offre al mondo copiosa misericordia » ,

« Salve, o Croce del Signore, che hai sciolto l’umanità dalla maledizione, emblema di gioia, che nella sua esaltazione mette in fuga i nemici, o Veneran- da! Nostro soccorso, potenza dei re, forza dei giusti, dignità dei sacerdoti, Tu che ci salvi nelle calamità ; Verga della forza che ci pasce, arma di pace che gli angeli circondano nel timore, divina gloria di Cristo , che accorda al mondo copiosa misericordia! » ,

« Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione dei morti, Tu che sollevi noi, caduti nella corruzione, Croce veneranda !Per la quale e stata abolita la maledizione, è rifiorita l’incorruzione, noi figli della terra siamo stati divinizzati ed il diavolo e stato definitivamente rovesciato . Oggi, vedendoti sollevata in alto dalle rnani dei vescovi, esaltiamo Colui che su di Te fu esaltato e ti adoriamo attingendo copiosamente alla grande misericordia »
(Vespri de ll’Esaltazione, Stihovnia).

« Salve , degnissimo Volto de l nostro Salvatore, splendido di una bellezza che sorpassa quella di tutti i figli degli uomini, riflesso dell’immagine divina. Salve occhi tutti mericordiosi, più splendenti del sole, che con i vostri sguardi attirate tutti a voi e li intenerite, che per noi avete versato lacrime e siete stati soffusi di sangue ! »
(Dmitri Rostovskij , Lettera ai sacerdoti .)

« Contemplo il Costato dal quale hai lasciato sgorgare sangue ed acqua; acqua per purificare la terra contaminata.. sangue per santificare fa natura umana. Vedo le tue mani con le quali hai una volta plasmato la creazione intera, piantato il paradiso, creato l’uomo, benedetto i patriarchi, unto i re, consacrato gli apostoli. Vedo i tuoi piedi, che toccati dalla peccatrice le valsero la purificazione dei peccati; ai quali cadendo la vedova riprese vivo il suo figlio morto, can la sua anima; a questi piedi l’emoroissa, toccando l’estremità degli abiti, fu guarita dall’infermità. E anch’io, Signore, credo che tu se i Dio ! »
(S. Cirillo Turovskij , Opere).

« Tra i precetti evangelici e la croce, mira bile affinità! La pratica dei comandamenti attira sulle spalle di chi li pratica la croce; e la croce perfeziona, affina, la nostra attività secondo fa Legge di Cristo, ci spiega questa legge, procura un senso di libertà spirituale, nonostante la sofferenza; ci riernpie di un’indicibile dolcezza spirituale, nonostante l’amarezza delle circostanze esterne »(Vesc. Ignazio Brjancaninov, Regola)

La festa della Esaltazione della Santa Croce (una delle dodici “grandi feste” dell’anno liturgico bizantino) ci ripropone la vera vittoria cristiana, il trionfo di ciò che è vero cioè eterno ed immutabile, ciò che per chiunque, in qualunque condizione si trovi è certezza di salvezza e liberazione nell’immedesimazione col sacrificio di Gesù.

Nel calendario liturgico bizantino sono presenti diverse feste di solennità della Santa Croce; la terza Domenica di quaresima viene detta appunto “Domenica dell’adorazione della croce”: da questa domenica per tutta la settimana che segue la croce è offerta all’adorazione dei fedeli come conforto per i fedeli che compiono il digiuno quaresimale.

Anche il primo agosto, in ricordo del “trasporto della venerabile legno della Santa Croce” che avveniva a Costantinopoli dal palazzo imperiale alla Chiesa di Santa Sofia. Inoltre, durante tutto l’anno , il mercoledì e il venerdì sono giorni in cui si fa memoria della croce, col canto di tropari, stichirà e canoni dedicati alla memoria del sacrificio di Gesù. Ma certamente il 14 Settembre è da ritenersi la più solenne delle feste della Croce.

Esaltazione della Santa Croce

Un tratto caratteristico delle origini della spiritualità orientale in merito a queste feste è costituito dalla tonalità di trionfo, di vittoria che le caratterizza e che viene espressa nei vari inni e anche nell’iconografia tradizionale: Cristo in Croce è un trionfatore, spesso coronato di una corona imperiale anziché di spine, e con i piedi quasi appoggiati su un piccolo sostegno…la croce appare così come un piedestallo, salutata con espressioni di trionfo e fierezza.

La festa dell’Esaltazione della Santa croce…era nata come la festa dell’impero cristiano, nata sotto il segno della croce il giorno in cui l’imperatore Costantino la vide in visione e udì le parole “in hoc signo vinces”…

…ma venerare la Crioce, innalzarla, cantare la sua vittoria significa prima di tutto che la fede cristiana è la fede nel Crocifisso, che la croce è il segno di una sconfitta che, accettata come sconfitta, diventa preludio di vittoria e trionfo…il mistero del cristianesimo e il pegno della sua vittoria sono nella lieta certezza che in Gesù, ripudiato e condannato, rifulge nel mondo l’amore divino, si rivela un Regno su cui il mondo non ha nessun potere. Ciascuno di noi è invitato ad accogliere questa verità con tutto il cuore, con tutto l’amore, con tutta la speranza, altrimenti non senso nessuna vittoria esteriore, nessuna “civiltà cristiana”….viceversa, quale che sia l’oscurità in cui è avvolto l’uomo, per quanto il male trionfi nel mondo, il cuore sa, il cuore ode le parole “abbiate coraggio: Io ho vinto il mondo”; il cuore sa, il cuore ode e vive unicamente di questa segreta vittoria, sempre vittoriosa.

(A. Schemann, “i passi della fede”, Ed. “La casa di Matriona” – per acquistare il libro clicca qui)

“Salve, Croce vivifica, Trofeo invincibile della pietà, porta del paradiso, fondamento dei fedeli, bastione della chiesa! Da Te la corruzione fu abolita ed annientata, il potere della morte calpestato e noi siano stati esaltati dalla terra al cielo; arma invincibile, avversario dei demoni, gloria dei martiri, autentico ornamento dei giusti, porto di salvezza che offre al mondo copiosa misericordia”

“Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione dei morti, Tu che sollevi noi, caduti nella corruzione, Croce veneranda! Per la quale è stata abolita la maledizione, è rifioritoal’incorruttibilità, noi figli della terra siamo stati divinizzati ed il diavolo e stato definitivamette rovesciato.
Oggi, vedendoti sollevata in alto dalle rnani dei vescovi, esaltiamo Colui che su di Te fu esaltato e ti adoriamo attingendo copiosamente alla grande misericordia”

(dai Vespri della festa dell’Esaltazione)

Mons.Grancesco Braschi - preghiere dall'Ufficio della festa dell'Esaltazione della Santissima croce
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Natività della Madre di Dio

Natività della Madre di Dio

per ascoltare la lezione di Don Francesco Braschi su Radio Maria clicca qui

“Oggi è l’inizio della salvezza del mondo. Acclamate il Signore, tutta la terra, cantate, esultate e suonate. Elevate la vostra lode, esaltatela, non temete, perché ci è stata generata la Madre di Dio, dalla quale si compiacque d’essere generato l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo”
 (San Giovanni Damasceno – Omelia sulla Natività di Maria).

Come detto in un altro capitolo di questa sezione, la Chiesa orientale fissa l’inizio dell’anno liturgico bizantino il primo di settembre, quando anticamente iniziava anche l’anno civile.
La prima “grande festa” delle 12 che vengono solennemente celebrate durante l’anno è collocata proprio nei primi giorni: l’8 settembre festa della “Natività della Madre di Dio”.

Si vede bene quindi come l’anno liturgico bizantino sia caratterizzato dal porre come prima e ultima festa del suo calendario due feste mariane: la Nascita della Madre di Dio l’8 settembre e l’Assunzione al cielo di Maria , quella che l’oriente cristiano chiama “Dormizione”, il 15 di agosto, quasi ad indicare che la presenza costante della Madre di Dio nel cammino di fede che la Chiesa ci invita a compiere ogni anno.

Traduzione: Ti magnifichiamo, santissima Vergine! Onoriamo i Tuoi santi genitori e glorifichiamo la Tua gloriosa nascita.

 

La festa iniziale di questo cammino è un fatto gratuito, di pura grazia, che riguarda tutti: la nascita assolutamente “naturale” di Maria è la stessa nascita di ciascuno di noi; il fatto miracoloso sta nella “concezione” della Madre di Dio, non nella sua nascita. Così pure la festa finale dell’Assunzione (“Dormizione”), indica il destino a cui tutti siamo chiamati: vivere eternamente “anima e corpo” nella comunione piena con il Creatore.

Di queste due feste non si trovano riferimenti nel Vangelo. Non c’è nessun passo nei vangeli che ci parli dell’assunzione di Maria in cielo o della Sua nascita. In oriente la Chiesa, fin dall’inizio, ha dato un risalto notevole ad alcuni testi apocrifi, in particolare il protoevangelo di Giacomo (II sec.) , in cui si tratta ampiamente degli episodi della concezione della Madre di Dio e della Sua nascita; dei suoi genitori, Gioacchino e Anna, della condizione di sterilità della loro unione sponsale e del miracolo della fecondità quando ormai l’età sembrava impedire qualsiasi possibilità.

Un secondo elemento che si può riconoscere come originario della festa è costituito dal fatto che già nel IV sec., grazie alla pietà e devozione popolare della chiesa primitiva di Gerusalemme, era stata edificata una chiesa, dedicata alla natività di Maria (ora chiesa di S.Anna), nel luogo dove si riteneva avessero abitato Gioacchino e Anna, nei pressi della piscina di Bezeta. Presso questa chiesa, anticamente si svolgevano processioni e preghiere in memoria dell’evento.

Questi elementi (testi apocrifi, religiosità popolare, l’edificazione di una chiesa specificatamente dedicata alla memoria della nascita della Madre di Dio) possono essere considerati la base per quella che diventerà una delle feste più importanti dell’anno liturgico. C’erano tutti gli elementi per dar vita a un rituale e a trasformare un culto di religiosità popolare e di fede giudaica in una liturgia cristiana. Ma per la celebrazione liturgica il riferimento alla Sacra Scrittura è fondamentale e ineludibile; per questo, per giungere alla definizione dell’ufficiatura liturgica  completa, sarebbero occorsi secoli di riflessioni di biblisti, innografi e compositori liturgici, soprattutto in ambiente monastico; si trattava  di una vera e propria esplorazione di come la natività della Madre di Dio fosse implicata nel “mistero della salvezza”, che ne portasse alla luce il senso non esplicito, non accontentandosi della pietà popolare, attraverso lo studio e l’elaborazione di elementi dell’Antico Testamento e di approfondimento teologico sapientemente amalgamati tra loro.

Grazie a questo continuo approfondimento, la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata condotta a riconoscere nella figura di Maria il capolavoro unico della predilezione di Dio, pensata e voluta per  collaborare in senso stretto all’opera di redenzione. La sua nascita ha una rilevanza universale non per i privilegi di cui ella è rivestita, ma per la sua “vocazione” e il suo “ruolo”: pur verificatasi in modalità del tutto naturali, era stata pensata fin dall’inizio da Dio come componente fondamentale di quella economia della salvezza che ha in Gesù il suo pieno svolgimento.

L’impianto dell’Ufficiatura liturgica con grande sapienza coglie la vocazione e il ruolo della Madre di Dio e della sua nascita in immagini, visioni, e profezie dell’Antico Testamento; cosi, per esempio, nel Vespro troviamo riferimenti al sogno di Giacobbe (Genesi, 28, 10-17), al profeta Ezechiele (43-44) , al libro dei Proverbi (9, 1-11); il mattutino contiene riferimenti al libro dei Numeri (17,23) e al profeta Isaia (6,6).

A conclusione, e sempre a livello esemplificativo, riportiamo di seguito il Tropario e il Kondak della festa, in cui quanto stiamo dicendo viene espresso con grande evidenza in forma poetica.

 

 

La tua nascita, o Madre di Dio,
ha rivelato la gioia a tutta la terra,
perché da te è sorto il sole di giustizia,
Cristo Dio nostro:
egli, ponendo fine alla maledizione,
ci ha dato la benedizione,
e distrutta la morte,
ci ha donato la vita eterna.
(Tropario, 4° tono)

 

Gioacchino e Anna
sono stati liberati dall’obbrobrio della sterilità,
e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o Immacolata;
nella tua santa natività anche il tuo popolo festeggia,
riscattato dalla pena dovuta alle nostre colpe,
mentre a te acclama:
la sterile partorisce la Madre di Dio, la nutrice della nostra vita.
(Kondak, 4° tono)

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Trasfigurazione

Trasfigurazione

La Trasfigurazione, celebrata il 6 agosto, è una delle 12 grandi feste dell’anno liturgico bizantino.
Nata nella Chiesa armena attorno al IV secolo, alcuni studiosi vedono nell’origine di questa festa un legame con l’evento dell’uscita dall’arca dopo il diluvio universale. I riti simbolici come l’aspersione con l’acqua, la liberazione delle colombe e la corsa delle gazzelle sembrano avvalorare questa tesi; anche la Chiesa siriaca celebrava la Trasfigurazione già nel IV secolo.
In quello stesso periodo Sant’Elena fece costruire sul monte Tabor una basilica che col tempo divenne molto frequentata dai fedeli anche di regioni lontane; è attorno al VII secolo che la Trasfigurazione assume valore di festa solenne e rilevante della Chiesa d’oriente, grazie all’influenza del monastero di Santa Caterina del Monte Sinai, il cui mosaico dell’abside è una delle rappresentazioni della Trasfigurazione più belle e conosciute al mondo.
Come detto anche in un’altra riflessione su questa festa, alla fine dell’ufficio si svolge la benedizione dei frutti della terra, particolarmente abbondanti in questa stagione dell’anno.

In Occidente le prime celebrazioni della festa si fanno risalire al IX secolo in Spagna; da qui si diffuse in Italia, in primis nel monastero di Montecassino nell’ XI sec. (che fissò anche la data del 6 agosto) e poi a Cluny e in diversi altri monasteri; ma fu solo nel 1456, per iniziativa di papa Callisto III, che la festa fu inserita nel calendario liturgico romano, in memoria della vittoria degli eserciti cristiani contro i turchi a Belgrado.

Nella Chiesa d’oriente la festa della Trasfigurazione ha assunto col tempo un’importanza fondamentale; si può dire che il concetto di trasfigurazione caratterizza e rappresenta la teologia, la mistica e la spiritualità ortodossa. Ad essa viene intimamente legato il tema della “divinizzazione”, di cui è considerata icona rappresentativa. Gregorio Palamas (1296 – 1346) parla  di “luce taborica”: la trasfigurazione irraggia il fuoco e la sapienza dello Spirito Santo, che fa comprendere la rivelazione del Figlio.
Anche questa festa conobbe dispute e controversie attorno al suo significato, al cui superamento Gregorio diede un apporto decisivo: Dio, che resta trascendente, può comunicarsi tramite le energie che dipartono dalla sua essenza, energie che hanno il compito di trasformare l’uomo conducendolo in un cammino di divinizzazione.
E’ impossibile concentrare in poche righe tutti i contenuti della dottrina che si sviluppò a partire da questi temi; sottoposta a lunghe verifiche e approfondimenti, venne alla fine riconosciuta da diversi concili di Costantinopoli come dottrina spirituale ufficiale, dando origine così a una grande riforma interiore della chiesa bizantina.
Si può certamente affermare che la grande diffusione di chiese bizantine dedicate alla Trasfigurazione sia dovuto proprio al grande approfondimento teologico e spirituale contenuto in questa dottrina.
Questo “tesoro di grazia” è arrivato fino a noi…

6 Agosto - Trasfigurazione - Fascicoli della celebrazione della Divina Liturgia

Ecco di seguito  i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui

2020 - Trasfigurazione: alcume riflessioni di Padre Schemann
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Un tesoro di grazia arrivato fino a noi
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Pentecoste

Pentecoste

Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune  eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.

Maggio 2024 - la celebrazione Liturgica al Monastero delle Clarisse di Cademario

Una festa da condividere con gli amici; è da questo desiderio di rinnovare l’amicizia con le nostre amiche del monastero di Cademario che è nato l’incontro per la celebrazione di Pentecoste.
Il dono dello Spirito Santo che unisce in un solo corpo coloro che partecipano alla vita cristiana è stato sintetizzato dal saluto finale di suor Elisabetta e delle consorelle: insieme per la bellezza e l’unità del Suo corpo
Tutto, in questo incontro, è stato segnato da questo dono: la bellezza della liturgia la solennità della celebrazione, lo splendore del mosaico absidale, il gusto della compagnia….
Don Francesco, celebrando in paramenti verdi, ha sottolineato la “nuova nascita” della creazione, della natura, prefigurazione dell’ “ottavo giorno”; “la Pentecoste” diceva nell’omelia,”è prima di tutto un fatto, qualcosa che in molti hanno visto e constatato; non solo un miracolo ma, come si legge nell’ultimo passo dell’epistola, ‘siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio’; questo è un punto fondamentale: la possibilità per ogni donna e per ogni uomo sulla terra di sentire annunciare le grandi opere di Dio.
Le grandi opere di Dio non sono i prodigi, gli ‘effetti speciali’ ma, come si è letto nel Vangelo,  l’offerta che Gesù fa di sè stesso: ‘chiunque ha sete venga a me: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’. Ma non c’era ancora lo Spirito, perchè il figlio non era ancora stato glorificato. E la glorificazione di Gesù è la croce, il desiderio del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre di farsi tutto per gli uomini; il desiderio di Cristo di darsi tutto e di darsi in piena comunione con il Padre. Ecco allora le ‘grandi opere’ annunciate oggi: non c’à nulla che ti possa far sentire lontano da Dio, nulla che ti possa far pensare che Dio abbia deciso di chiudere i conti con te, di non averti a cuore; non c’è nulla che non possa convincere Dio a venire a offrirti la Sua stessa vita, e venirti a dire ‘guarda che tu sei destinatario di un amore, di una  benevolenza, di uno sguardo che nemmeno riesci a immaginare’, ‘ che neanche l’amorevolezza di tuo padre e tua madre, del tuo sposo e della tua sposa ti hanno mai potuto dare in questa misura’. La grande opera è che Dio vuole che questo sia reso noto a tutti, a ogni uomo e a ogni donna, a ogni essere umano che nasce su questa terra. Ecco perchè il rito bizantino ci fa usare oggi il colore verde: è un colore che si usa poche volte nell’anno: non tanto un ‘verde speranza’ quanto il colore che indica una nuova creazione, l’inizio di quel giardino che Dio stesso piantò e in cui collocò l’uomo e la donna che aveva creati. Allora la Pentecoste è proprio questo: l’inizio di una possibilità piena, nuova, totale, per cui nessun uomo e nessuna donna possa pensare  di doversi accontentare di un ripiego, di un rattoppo, Non è un caso che nel libro dell’Apocalisse che si legge dopo la Pasqua, l’agnello seduto sul trono dica ‘ ecco io faccio nuove tutte le cose’.E come possiamo accogliere questa novità delle cose fatte, come possiamo vedere, noi che sappiamo bene quanto possa essere difficile; lo sguardo passa esattamente attraverso questo invito di Gesù: ‘chi ha sete venga a me e beva: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’ ; quello che ci viene chiesto, l’unica condizione che il Signore chiede è aver sete di questo, aver sete di questa novità, e nello stesso tempo avere il desiderio che questa sete non sia solo nostra, a chiedere di diventare noi stessi questa fonte, perchè a nostra volta ci siamo abbeverati a Cristo. Queste non sono solo belle parole; ciascuno di noi ha in mente tutte quelle situazioni della vita in cui uno sguardo nuovo, una parola inattesa, un gesto di cui mai nemmeno avremmo pensato di essere capaci  ci testimoniano che lo Spirito è presente e agisce, al di la delle nostre forze, molto di più delle nostre capacità, ma mai senza bussare alla Sua porta, a chiedere che Lui venga a me. Questo inimmaginabile mistero di unione, tra la volontà nuova, educante, presente, costante della Santissima Trinità e della nostra volontà; tante volte ci sentiamo incapaci di percorrere le vie della volontà di Dio, ma Dio sa che può innamorarsi di noi, che può lasciarsi colpire d noi; in questa inimmaginabile unione sta tutto il mistero della Pentecoste, che lo Spirito ha effuso, perchè Lui stesso lo Spirito Santo partecipa del desiderio del Padre e del Figlio di donarsi totalmente. Il Padre questo desiderio lo vive donandosi tutto al Figlio, il Figlio lo vive donandosi totalmente al Padre e ai suoi fratelli uomini; lo Spirito Santo lo vive desiderando farsi frammento di fuoco, fiammella, ultima propaggine che arriva a toccare il cuore, la mente, la ragione di ciascuno di noi. Chiediamo allora di avere nel cuore il desiderio di assecondare questa opera divina che il Signore vuole portare a compimento in ciascuno di noi fin dal giorno del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito Santo”.

 

5 Giugno 2022 - Domenica di Pentecoste - Fascicoli della Divina Liturgia

Ecco di seguito  i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo. 

I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui

23 Maggio 2021 - Domenica di Pentecoste - Vespro "della genuflessione"
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31 Maggio 2020 - "Ogni bene procura lo Spirito Santo": la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'oriente - a cura di Mons.Francesco Braschi
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31 Maggio 2020 - Pentecoste: riflessioni e approfondimenti sulle preghiere e sull'icona
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