Pentecoste
Pentecoste
Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.
Maggio 2024 - la celebrazione Liturgica al Monastero delle Clarisse di Cademario
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Una festa da condividere con gli amici; è da questo desiderio di rinnovare l’amicizia con le nostre amiche del monastero di Cademario che è nato l’incontro per la celebrazione di Pentecoste.
Il dono dello Spirito Santo che unisce in un solo corpo coloro che partecipano alla vita cristiana è stato sintetizzato dal saluto finale di suor Elisabetta e delle consorelle: “insieme per la bellezza e l’unità del Suo corpo“
Tutto, in questo incontro, è stato segnato da questo dono: la bellezza della liturgia la solennità della celebrazione, lo splendore del mosaico absidale, il gusto della compagnia….
Don Francesco, celebrando in paramenti verdi, ha sottolineato la “nuova nascita” della creazione, della natura, prefigurazione dell’ “ottavo giorno”; “la Pentecoste” diceva nell’omelia,”è prima di tutto un fatto, qualcosa che in molti hanno visto e constatato; non solo un miracolo ma, come si legge nell’ultimo passo dell’epistola, ‘siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio’; questo è un punto fondamentale: la possibilità per ogni donna e per ogni uomo sulla terra di sentire annunciare le grandi opere di Dio.
Le grandi opere di Dio non sono i prodigi, gli ‘effetti speciali’ ma, come si è letto nel Vangelo, l’offerta che Gesù fa di sè stesso: ‘chiunque ha sete venga a me: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’. Ma non c’era ancora lo Spirito, perchè il figlio non era ancora stato glorificato. E la glorificazione di Gesù è la croce, il desiderio del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre di farsi tutto per gli uomini; il desiderio di Cristo di darsi tutto e di darsi in piena comunione con il Padre. Ecco allora le ‘grandi opere’ annunciate oggi: non c’à nulla che ti possa far sentire lontano da Dio, nulla che ti possa far pensare che Dio abbia deciso di chiudere i conti con te, di non averti a cuore; non c’è nulla che non possa convincere Dio a venire a offrirti la Sua stessa vita, e venirti a dire ‘guarda che tu sei destinatario di un amore, di una benevolenza, di uno sguardo che nemmeno riesci a immaginare’, ‘ che neanche l’amorevolezza di tuo padre e tua madre, del tuo sposo e della tua sposa ti hanno mai potuto dare in questa misura’. La grande opera è che Dio vuole che questo sia reso noto a tutti, a ogni uomo e a ogni donna, a ogni essere umano che nasce su questa terra. Ecco perchè il rito bizantino ci fa usare oggi il colore verde: è un colore che si usa poche volte nell’anno: non tanto un ‘verde speranza’ quanto il colore che indica una nuova creazione, l’inizio di quel giardino che Dio stesso piantò e in cui collocò l’uomo e la donna che aveva creati. Allora la Pentecoste è proprio questo: l’inizio di una possibilità piena, nuova, totale, per cui nessun uomo e nessuna donna possa pensare di doversi accontentare di un ripiego, di un rattoppo, Non è un caso che nel libro dell’Apocalisse che si legge dopo la Pasqua, l’agnello seduto sul trono dica ‘ ecco io faccio nuove tutte le cose’.E come possiamo accogliere questa novità delle cose fatte, come possiamo vedere, noi che sappiamo bene quanto possa essere difficile; lo sguardo passa esattamente attraverso questo invito di Gesù: ‘chi ha sete venga a me e beva: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’ ; quello che ci viene chiesto, l’unica condizione che il Signore chiede è aver sete di questo, aver sete di questa novità, e nello stesso tempo avere il desiderio che questa sete non sia solo nostra, a chiedere di diventare noi stessi questa fonte, perchè a nostra volta ci siamo abbeverati a Cristo. Queste non sono solo belle parole; ciascuno di noi ha in mente tutte quelle situazioni della vita in cui uno sguardo nuovo, una parola inattesa, un gesto di cui mai nemmeno avremmo pensato di essere capaci ci testimoniano che lo Spirito è presente e agisce, al di la delle nostre forze, molto di più delle nostre capacità, ma mai senza bussare alla Sua porta, a chiedere che Lui venga a me. Questo inimmaginabile mistero di unione, tra la volontà nuova, educante, presente, costante della Santissima Trinità e della nostra volontà; tante volte ci sentiamo incapaci di percorrere le vie della volontà di Dio, ma Dio sa che può innamorarsi di noi, che può lasciarsi colpire d noi; in questa inimmaginabile unione sta tutto il mistero della Pentecoste, che lo Spirito ha effuso, perchè Lui stesso lo Spirito Santo partecipa del desiderio del Padre e del Figlio di donarsi totalmente. Il Padre questo desiderio lo vive donandosi tutto al Figlio, il Figlio lo vive donandosi totalmente al Padre e ai suoi fratelli uomini; lo Spirito Santo lo vive desiderando farsi frammento di fuoco, fiammella, ultima propaggine che arriva a toccare il cuore, la mente, la ragione di ciascuno di noi. Chiediamo allora di avere nel cuore il desiderio di assecondare questa opera divina che il Signore vuole portare a compimento in ciascuno di noi fin dal giorno del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito Santo”.
5 Giugno 2022 - Domenica di Pentecoste - Fascicoli della Divina Liturgia
Ecco di seguito i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.
I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui






