Pentecoste

Pentecoste

Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune  eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.

Maggio 2024 - la celebrazione Liturgica al Monastero delle Clarisse di Cademario

Una festa da condividere con gli amici; è da questo desiderio di rinnovare l’amicizia con le nostre amiche del monastero di Cademario che è nato l’incontro per la celebrazione di Pentecoste.
Il dono dello Spirito Santo che unisce in un solo corpo coloro che partecipano alla vita cristiana è stato sintetizzato dal saluto finale di suor Elisabetta e delle consorelle: insieme per la bellezza e l’unità del Suo corpo
Tutto, in questo incontro, è stato segnato da questo dono: la bellezza della liturgia la solennità della celebrazione, lo splendore del mosaico absidale, il gusto della compagnia….
Don Francesco, celebrando in paramenti verdi, ha sottolineato la “nuova nascita” della creazione, della natura, prefigurazione dell’ “ottavo giorno”; “la Pentecoste” diceva nell’omelia,”è prima di tutto un fatto, qualcosa che in molti hanno visto e constatato; non solo un miracolo ma, come si legge nell’ultimo passo dell’epistola, ‘siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio’; questo è un punto fondamentale: la possibilità per ogni donna e per ogni uomo sulla terra di sentire annunciare le grandi opere di Dio.
Le grandi opere di Dio non sono i prodigi, gli ‘effetti speciali’ ma, come si è letto nel Vangelo,  l’offerta che Gesù fa di sè stesso: ‘chiunque ha sete venga a me: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’. Ma non c’era ancora lo Spirito, perchè il figlio non era ancora stato glorificato. E la glorificazione di Gesù è la croce, il desiderio del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre di farsi tutto per gli uomini; il desiderio di Cristo di darsi tutto e di darsi in piena comunione con il Padre. Ecco allora le ‘grandi opere’ annunciate oggi: non c’à nulla che ti possa far sentire lontano da Dio, nulla che ti possa far pensare che Dio abbia deciso di chiudere i conti con te, di non averti a cuore; non c’è nulla che non possa convincere Dio a venire a offrirti la Sua stessa vita, e venirti a dire ‘guarda che tu sei destinatario di un amore, di una  benevolenza, di uno sguardo che nemmeno riesci a immaginare’, ‘ che neanche l’amorevolezza di tuo padre e tua madre, del tuo sposo e della tua sposa ti hanno mai potuto dare in questa misura’. La grande opera è che Dio vuole che questo sia reso noto a tutti, a ogni uomo e a ogni donna, a ogni essere umano che nasce su questa terra. Ecco perchè il rito bizantino ci fa usare oggi il colore verde: è un colore che si usa poche volte nell’anno: non tanto un ‘verde speranza’ quanto il colore che indica una nuova creazione, l’inizio di quel giardino che Dio stesso piantò e in cui collocò l’uomo e la donna che aveva creati. Allora la Pentecoste è proprio questo: l’inizio di una possibilità piena, nuova, totale, per cui nessun uomo e nessuna donna possa pensare  di doversi accontentare di un ripiego, di un rattoppo, Non è un caso che nel libro dell’Apocalisse che si legge dopo la Pasqua, l’agnello seduto sul trono dica ‘ ecco io faccio nuove tutte le cose’.E come possiamo accogliere questa novità delle cose fatte, come possiamo vedere, noi che sappiamo bene quanto possa essere difficile; lo sguardo passa esattamente attraverso questo invito di Gesù: ‘chi ha sete venga a me e beva: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’ ; quello che ci viene chiesto, l’unica condizione che il Signore chiede è aver sete di questo, aver sete di questa novità, e nello stesso tempo avere il desiderio che questa sete non sia solo nostra, a chiedere di diventare noi stessi questa fonte, perchè a nostra volta ci siamo abbeverati a Cristo. Queste non sono solo belle parole; ciascuno di noi ha in mente tutte quelle situazioni della vita in cui uno sguardo nuovo, una parola inattesa, un gesto di cui mai nemmeno avremmo pensato di essere capaci  ci testimoniano che lo Spirito è presente e agisce, al di la delle nostre forze, molto di più delle nostre capacità, ma mai senza bussare alla Sua porta, a chiedere che Lui venga a me. Questo inimmaginabile mistero di unione, tra la volontà nuova, educante, presente, costante della Santissima Trinità e della nostra volontà; tante volte ci sentiamo incapaci di percorrere le vie della volontà di Dio, ma Dio sa che può innamorarsi di noi, che può lasciarsi colpire d noi; in questa inimmaginabile unione sta tutto il mistero della Pentecoste, che lo Spirito ha effuso, perchè Lui stesso lo Spirito Santo partecipa del desiderio del Padre e del Figlio di donarsi totalmente. Il Padre questo desiderio lo vive donandosi tutto al Figlio, il Figlio lo vive donandosi totalmente al Padre e ai suoi fratelli uomini; lo Spirito Santo lo vive desiderando farsi frammento di fuoco, fiammella, ultima propaggine che arriva a toccare il cuore, la mente, la ragione di ciascuno di noi. Chiediamo allora di avere nel cuore il desiderio di assecondare questa opera divina che il Signore vuole portare a compimento in ciascuno di noi fin dal giorno del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito Santo”.

 

5 Giugno 2022 - Domenica di Pentecoste - Fascicoli della Divina Liturgia

Ecco di seguito  i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo. 

I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui

23 Maggio 2021 - Domenica di Pentecoste - Vespro "della genuflessione"
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31 Maggio 2020 - "Ogni bene procura lo Spirito Santo": la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'oriente - a cura di Mons.Francesco Braschi
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31 Maggio 2020 - Pentecoste: riflessioni e approfondimenti sulle preghiere e sull'icona
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Sabato e Domenica di Pasqua

Sabato e Domenica di Pasqua

Riflessioni di Mons.Francesco Braschi, immagini e canti nella compagnia Colui che “..è risorto dai morti. con la Sua morte ha calpestato la morte, donando la vita a coloro che erano nelle tombe”. 

Orazione per la Deposizione del Signore nel Sepolcro – Rito Ambrosiano
“Tu hai voluto, o Dio, che il nostro Salvatore, affidato il corpo al sonno del sepolcro, riscattasse gli antichi giusti dal regno di morte; dona a quanti sono stati sepolti con lui nel battesimo di risorgere alla libertà della nuova vita e di entrare nella gloria con lui, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.”

Orazione per il Sabato Santo – Rito Ambrosiano
“Dio onnipotente ed eterno, che sei mirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perché comprendano e riconoscano che, se fu prodigio grande all’inizio la creazione del mondo, prodigio ancora più adorabile e grande nella pienezza dei tempi è il compimento della nostra salvezza nell’immolazione pasquale di Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna…”

Antifona al Vespro del Santo e grande venerdì – Rito bizantino
“Quando nel sepolcro nuovo fosti deposto per tutto l’universo, o Redentore dell’universo, sbigottì al vederti l’ade schernito; si spezzarono le sue sbarre, furono infrante le sue porte, si aprirono i sepolcri, risuscitarono i morti. Allora Adamo pieno di gratitudine, con gioia a te gridava: Gloria alla tua condiscendenza, o amico degli uomini.
Quando le potenze celesti, o Cristo, ti videro calunniato da iniqui come seduttore, e la pietra del sepolcro sigillata dalle mani che avevano trafitto il tuo fianco immacolato, fremettero di fronte alla tua ineffabile longanimità. Ma godendo per la nostra salvezza, a te acclamavano: Gloria alla tua condiscendenza, o amico degli uomini.”

Alcuni brani della Notte di Pasqua da una registrazione di amici del  Russicum

Traduzione

la Tua resurrezione, o Cristo Signore, dagli angeli è cantata; rendi degni anche noi, qui sulla terra, di glorificarti con un cuore puro (canto ripetuto nella processione iniziale

Traduzione

Giorno di Risurrezione: risplendiamo, o popoli. Pasqua del Signore, Pasqua! Dalla morte alla vita, dalla terra al cielo, ci ha fatti passare Cristo Dio, cantando l’inno  di vittoria.  Cristo è risorto dai morti! Purifichiamo i sensi e vedremo il Cristo sfolgorante dell’inaccessibile luce della resurrezione, lo udremo chiaramente dire “Gioite!” cantando l’inno di vittoria. Cristo è risorto dai morti! Si allietino, ben giustamente, i cieli, ed esulti la terra! Sia festa in tutto l’universo visibile ed invisibile, perchè Cristo è risorto dai morti, eterna letizia (poi il coro ripete il primo versetto e chiude col tropario cantato 3 volte “Cristo è risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la morte donando la vita a coloro che erano nelle tombe – prima ode)

Traduzione

Sorga Dio e si disperdano i suoi nemici.

Una Pasqua Sacra ci è stata rivelata oggi, Pasqua nuova, Santa, asqua mistica, Pasqua venerabilissima; Pasqua, l Cristo Redentore, Pasqua immacolata, Pasqua grande, Pasqua dei credenti, Pasqua che ci ha aperto le porte del paradiso, Pasqua che santifica tutti i credenti!

Questo è il giorno che ha fatto il Signore, esultiamo e rallegriamoci in esso.Oh soave Pasqua! Pasqua del Signore, Pasqua: una Pasqua venerabilissima è sorta per noi; Pasqua! Abbracciamoci con gioia gli uni gli altri. Oh Pasqua, redenzione dalla tristezza!Perchè oggi Cristo dalla tomba rifulgendo come da un talamo, ha colmato di gioia le donne dicendo “portate agli apostoli l’annuncio”.Gloria….ora sempre.

Giorno di Resurrezione! Irradiamo gioia per questa festa solenne e abbracciamoci gli uni gli altri. Chiamiamo fratelli anche quelli che ci odiano; tutto perdoniamo per la Sua Resurrezione, e poi acclamiamo: “Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte, e ai morti nei sepolcri ha elargito la vita”; Cristo è risorto dai mori, con la morte ha calpestao la morte, donado la vita a coloro che erano nelle tombe (Stichirà della notte di Pasqua)

Resurrezione

Tropari dell’Orthros del Santo e grande sabato
“Signore, mio Salvatore, a te canterò l’inno dell’esodo e il funebre compianto, a te che con la tua sepoltura mi hai aperto l’ingresso alla vita, e con la tua morte, hai messo a morte la Morte e l’Ade.
Per riempire della tua gloria tutte le cose, sei disceso nelle profondità della terra; a te infatti non era nascosta la mia persona in Adamo: tu rinnovi me, sepolto e corrotto, o amico degli uomini.
Hai steso le braccia e hai unito ciò che prima era diviso: avvolto nella sindone e composto nel sepolcro hai liberato i prigionieri che acclamano: Non c’è santo all’infuori di te, o Signore.

Oggi hai santificato il settimo giorno che un tempo avevi benedetto con il riposo dalle opere: poiché tu muti e rinnovi l’universo, celebrando il riposo del sabato nel sepolcro, e tutto lo rianimi, o mio Salvatore.
Nato da parto verginale, e trafitto al fianco, o mio creatore, da esso, divenuto Adamo, hai riplasmato Eva: soprannaturalmente addormentandoti in un sonno fecondo di vita, nella tua onnipotenza hai ridestato la vita dal sonno e dalla carne.
O felice tomba! Accogliendo in sé il Creatore come un dormiente, è divenuta divino forziere di vita, per la salvezza di noi che cantiamo: O Redentore e Dio, benedetto tu sei!”

Non piangere per me, o Madre, vedendo nella tomba il Figlio che senza seme hai concepito in grembo: perché io risorgerò e sarò glorificato, e poiché sono Dio, incesssantemente innalzerò nella gloria coloro che con fede e amore magnificano te.
All’ora della tua nascita straordinaria, ho sfuggito le doglie, in beatitudine sovrannaturale, o Figlio che non hai principio; ma ora, Dio mio, vedendoti morto, senza respiro, sono orribilmente straziata dalla spada del dolore. Risorgi, dunque, perché io sia magnificata.
Per mio volere la terra mi ricopre, ma tremano i custodi dell’Ade vedendomi avvolto, o Madre, nella veste insanguinata della vendetta: perché io, Dio, ho abbattuto i nemici con la croce, e di nuovo risorgerò e ti magnificherò
.

Esulti il creato, si rallegrino tutti gli abitanti della terra: è stato spogliato l’Ade, il nemico! Vengano avanti le donne con gli aromi: io libero Adamo insieme ad Eva, con tutta la loro stirpe, e il terzo giorno risorgerò.

Dagli Enkomia o Lamento funebre per Cristo

“Sulla terra sei disceso per salvare Adamo, e non avendolo trovato sulla terra, o Sovrano, sino all’Ade sei disceso per cercarlo. Tu che un tempo, prendendo una costola da Adamo, ne plasmasti Eva, sei stato trafitto al fianco e ne hai fatto sgorgare torrenti di purificazione.” “Pur tramontando in una tomba, o Cristo, in nessun modo ti allontani dal seno del Padre. QUale mistero strano e prodigioso! Come morto sei nella tomba, come Dio, con il Padre, e nell’Ade come Sovrano del creato: tu liberi i prigionieri dalla corruzione. Col rosso inchiostro del tuo sangue divino, hai scritto ieri per noi il documento di remissione delle nostre colpe; e oggi dalla tomba decidi per noi la vita.”

Tropari di benedizione

“Quale spettacolo contempliamo! Quale riposo quello di oggi! Il Re dei secoli, dopo aver compiuto l’economia con la passione, celebra il sabato in una tomba, per prepararci un nuovo riposo sabbatico. A lui gridiamo: Risorgi, o Dio, giudica la terra! Perché tu regni nei secoli, tu che possiedi sconfinata la grande misericordia. Il grande Mosè prefigurava misticamente questo giorno quando disse: E benedisse Dio il settimo giorno. E’ questo infatti il sabato benedetto, è questo il giorno del riposo, nel quale l’Unigenito Figlio di Dio si è riposato da tutte le sue opere, celebrando il sabato nella carne secondo l’economia della morte e ritornando a ciò che era; con la risurrezione ci ha donato la vita eterna, perché solo lui è buono e amico degli uomini.”

 

Rito della Risurrezione

“Cantano in cielo gli angeli la tua risurrezione, o Cristo Salvatore: rendi degni anche noi sulla terra di glorificarti con cuore puro.” “Ora tutto è ricolmo di luce, il cielo, la terra e le regioni sotterranee: tutto il creato festeggi la risurrezione di Cristo, nella quale è stato ristabilito. Ieri, o Cristo, con te ero sepolto: oggi risorgo con te che risorgi; con te ieri ero crocifisso, con te glorificami tu, o mio Salvatore, nel tuo regno.” “O soave Pasqua! Pasqua del Signore, Pasqua: una Pasqua venerabilissima è sorta per noi; Pasqua! Abbracciamoci con gioia gli uni gli altri. O Pasqua, redenzione dalla tristezza! Perché oggi Cristo, dalla tomba uscendo splendente come dalla stanza nuziale, ha colmato di gioia le donne dicendo: Portate agli apostoli l’annuncio!” “Giorno delle risurrezione! Irradiamo gioia per questa festa solenne e abbracciamoci gli uni gli altri. Chiamiamo “fratelli” anche quelli che ci odiano: tutto perdoniamo per la risurrezione, e poi acclamiamo: Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte, e ai morti nei sepolcri ha donato la vita.”

Un monaco della Chiesa d'Oriente - Venerdi Sera

“I discepoli sono riuniti insieme. Ecco la stanza dove gli apostoli avevano abitato con il Maestro. Ecco il tavolo dove avevano mangiato con lui. Non udranno dunque più quella voce? Tutta la vita trascorsa insieme è dunque per sempre una cosa del passato? Tutto questo era dunque illusione? Ciascuno di essi si sente angosciato, e ciascuno lo è secondo il proprio carattere. Uno si è appoggiato con i gomiti sul tavolo e con la testa fra le mani. Un altro si è isolato e lascia cadere lungo le gote grosse lacrime. Altri ancora parlano a mezza voce. Altri rimangono in piedi, ammutoliti. Son combattuti fra il dolore ed il dubbio e, forse, una segreta speranza. Maria di Magdala e l’altra Maria non possono allontanarsi dai resti mortali di Colui al di fuori del quale nulla esiste. Private della Presenza viva, esse rimangono sedute presso il sepolcro. Pensano agli ultimi servigi che potranno rendere. Hanno già gettato il loro cuore al di là della pietra che sbarra l’accesso al sepolcro. Questo cuore è là dove nostro Signore riposa, coperto dagli aromi della prima imbalsamazione. Esse non hanno altra forza che il loro amore: “L’amore è più forte della morte” (Cant.8,6). La sera del Venerdì Santo è iniziato l’ultimo sabato dell’Antica Alleanza. La Nuova Alleanza inizierà fin dal mattino di Pasqua. I discepoli trascorrono questo ultimo sabato ebreo con solennità triste, nell’attesa e nel silenzio. E’ veramente la Paraskeué, la “Preparazione”. Sta terminando qualche cosa di grande e qualche cosa di nuovo e di più grande ancora sta per sorgere. Ancora poco tempo e le donne vedranno gli angeli e sentiranno l’annunzio gioioso. Ancora poco tempo e la Luce del Mondo riapparirà nella stanza dove i discepoli stanno affliggendosi; con le porte chiuse, improvvisamente il Maestro apparirà e mangerà il pesce ed il miele che essi gli offriranno. Le presenze sensibili del Signore sono, nelle nostre vite terrene, simili a lampi nella notte. Vi sono momenti in cui la Presenza sembra esserci tolta. “Ma verranno giorni in cui sarà loro tolto lo Sposo e allora, in quei giorni, digiuneranno” (Mc.2,12). Tutte le nostre infelicità di questo mondo sono fondamentalmente legate ad una assenza del Signore. Ma chiunque senta l’angoscia dell’assenza, avrà in dono la gioia del ritorno. Il gran vuoto del Sabato santo prelude alla gloria di Pasqua.”

Sant'Ambrogio - dal commento dei 12 Salmi

“Il Signore Gesù, benché ferito a causa dei nostri peccati, non è rimasto fisso in quella debolezza, ma per forza propria si è riscosso, passando ad uno stato migliore, a salvezza di tutti. E così la debolezza è stata dissolta dalla sua passione, la morte dalla resurrezione. Come dunque per forza propria si è riscosso per redimere tutte le nazioni, senza avvertire il pungiglione della morte o la spossatezza della ferita, così egli sa far ritornare alla vita, liberandolo dalla morte, l’uomo che crede in lui, per quanto grave sia la sua malattia… Ha infatti portato nel suo corpo le debolezze di tutti, si è innalzato ritto sulla croce e ha trasformato le debolezze di tutti nella debolezza del suo corpo. Per questo dice Isaia: Dalle sue piaghe siamo stati risanati (Is 53,5). Così fanno i lottatori: si abbassano sotto gli attacchi e i colpi e danno l’impressione di poter essere sconfitti; ma improvvisamente, quando paiono ormai schiacciati dal peso dell’avversario, ecco che con abile mossa si rivoltano e atterrano l’avversario che stava sopra. Quello che stava sopra cade e quello che stava sotto viene a trovarsi sopra e a schiacciare a sua volta. E così, in una lotta spirituale, il Signore Gesù, con addosso i nostri pesi, si è abbassato sotto l’attacco della sua passione ed è parso debole, perché l’avversario lo ritenesse uomo al pari di tutti gli altri, facile da sconfiggere: così ha deposto le armi della divinità per difendersi con le deboli difese dell’umanità. Con la sicumera del vincitore, il tentatore si è avvicinato ancor di più; lo ha voluto ferire alla costola con la lancia del soldato, pensando di poter sconfiggere anche lui, come Adamo, nella costola. Ma, ferito al costato, il Signore Gesù ha sprizzato vita dalla ferita; ha annientato ogni peccato; ha abbattuto l’avversario, a cui ha sottratto la morte del ladrone e, in quella morte, nella sepoltura del suo corpo, quando sembrava schiacciato a terra, si è rivoltato per forza propria; è caduto l’avversario; il Signore è risorto. A partire da qui ormai rivela la sua sovrana grandezza: unico senza peccato; unico che il peccatore non può calpestare; unico a essere amato dal Padre come Figlio unigenito. Perché dunque il nemico non ha potuto gioire a sue spese? Perché, anche se per noi si è caricato della morte, tuttavia è risorto ed è stato lui a cantar vittoria sul nemico, a distruggere l’effimera vittoria di quello e a spezzare il pungiglione della morte. Anche noi, pur se in questo tempo siamo tristi e il nemico gioisce della nostra tristezza, della tribolazione del cuore e dell’anima nostra, tuttavia risorgeremo a rovinare la sua festa… La resurrezione è dunque come spezzare le catene del nemico, come annullare ogni suo trionfo… Perciò il Padre gli dice: Tu sei mio figlio; io oggi ti ho generato (Sal 2,7)… Sei vissuto in mezzo ai peccatori; hai preso su di te i peccati di tutti; ti sei fatto peccato per tutti; ti sei fatto maledizione per tutti; ma nessuna esperienza di peccato è potuta mai entrare in te. Sei vissuto in mezzo ai peccatori come se vivessi in mezzo agli angeli. Hai trasformato la terra in cielo, per poter togliere anche qua il peccato. Oggi ti ho generato e in te mi sono compiaciuto. Hai dato prova di essere figlio, perché in ogni momento hai adempiuto la volontà del Padre.”

 

Alda Merini - Pasqua

“Io non vedo niente, è come una nuvolaglia di angeli che mi sommerge, la prima annunciazione. Ma dov’è mio figlio? Perché voi cercate mio figlio, voi che non sapete nulla di nulla, voi che lo cercate come fosse un parente vostro, un vostro supremo amico? Levatevi, donne, dal suo sepolcro, egli non ama le lacrime, e pur conoscendo il dolore non ne ha mai parlato. Donne, andate via, finalmente io rivedo l’angelo del congedo, ma non vedo l’angelo della morte. Sappiate, donne, che l’angelo della morte non mi ha mai sfiorata. Egli è vivo, è vivo, lo grida la mia carne di madre. Donne blasfeme, andate via, la sua promessa la manterrà. La mia carne brucia di dolore ma il mio corpo esulta: egli è risorto. Andate via, donne che piangete accanto al sepolcro: è una sepoltura fallace. Cristo, e questo è il mistero grande di Dio, Cristo non è mai nato, Cristo non è mai morto.”

Don Giussani Pasqua 2004

“A ciascuno di noi la potenza di Dio dice: “Io sono con te, sono diventato figlio di una donna come sei figlio tu, ho vissuto quello che hai vissuto tu, sono stato ingiustamente condannato, ho subito dolori, sono stato ucciso e ho accettato tutto questo perché tu capissi che Io partecipo della fatica che ti ho chiamato a compiere”. È una terra di prova la vita: il Signore, il Mistero che fa tutte le cose è apparso tra noi come uno di noi, ha vissuto tutta la vita come noi viviamo la nostra, niente escluso di quello che può capitare a noi, fino alla morte. La Pasqua è l’annuncio della resurrezione da morte di Gesù di Nazareth, il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: affermazione della positività dell’essere delle cose e, risorgendo dalla morte, libera il nostro cuore dalla tristezza che lo ingombra. A che cosa è dovuta questa tristezza che ci portiamo addosso, intessuta nelle profondità del nostro essere? Al fatto che tutto muore, come il fiore sul balcone d’inverno. Cristo morto e risorto è la ragione della speranza che vince la tristezza del mondo, quando ogni mattina ci alziamo, possiamo riprendere nelle nostre mani la certezza della positività e della bontà ultima delle cose: quello che ci preme e che amiamo non lo perderemo più. Diventato uomo e avendo partecipato alla nostra morte, Dio ha reso possibile il cambiamento tanto invocato quanto sentito come impossibile a realizzarsi da parte di un uomo. Dal giorno in cui Pietro e Giovanni corsero al sepolcro vuoto e poi Lo videro risorto e vivo in mezzo a loro, tutto si può cambiare. Da allora e per sempre un uomo può cambiare, può vivere, può rivivere. D’altra parte, se la vita non è resurrezione, è uno scivolare triste verso la morte.”

San Carlo Borromeo

“L’apostolo Pietro ci insegna che «Dio nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non sii corrompe, non si macchia e non marcisce e ci è conservata nei cieli». Questi sono motivi veri di esultanza per la carne e per lo spirito. Per essi realmente ciascuno di noi può dire con ragione con il profeta: «Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivo». Aspiriamo a questa beata gloria e ancora con il profeta diciamo: «Di te ha sete, Signore, l’anima mia, a te anela la mia carne». Finché siamo quaggiù camminiamo sempre in mezzo ai pericoli gravi di offendere la tua infinita maestà, di perdere la tua grazia e la tua gloria. Per questo, Signore Gesù, finché tu vuoi che si prolunghi il nostro esilio in terra, concedici almeno che, dimenticando le cose di quaggiù, speriamo e ricordiamo te solo e «quello che verrà in futuro» senza perdere quella «vita nuova» in cui spero che tutti siano risorti. Ogni nostro pensiero sia rivolto a conformarci alle tue parole e ai tuoi esempi, finché, giunto il giorno da te stabilito dall’eternità, meritiamo di risuscitare «conformi al corpo della tua gloria» e ricevere nel regno dei cieli un premio immenso per le nostre fatiche. Così sia.”

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Annunciazione

Annunciazione

25 Marzo – Annunciazione: “l’inizio della nostra salvezza”

Svelandoti il piano preparato prima dei secoli
Gabriele si fermò davanti a Te o Vergine
e porse il suo saluto dicendoti:
“Terra ancora non seminata, rallegrati!
Roveto che arde senza consumarsi, rallegrati!
Abisso insondabile, rallegrati!
Ponte che conduce fino al cielo, rallegrati!
Scala innalzata che Giacobbe in sogno contemplò, rallegrati!
Vaso divino della manna, rallegrati!
Tu che ci liberi dalla maledizione, rallegrati!
Tu che rialzi Adamo, rallegrati!
Il Signore è con Te”

(Annunciazione – primo sticheron della festa )

Il primo sticheron della festa è stato musicato tra gli altri da P.Chesnokov
E’ possibile consultare e scaricare lo spartito dello sticheron della feste nelle diverse versioni (previa iscrizione); clicca qui per accedere alla pagina dell’archivio dei brani delle feste dell’anno liturgico

“Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la Sua Gloria
Gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di Grazia e di Verità.”  (Gv  1, 14)

Una delle dodici grande feste dell’Anno Liturgico bizantino, l’iniziativa di Dio che fonda la speranza di ogni cristiano  
“…Ecco la serva de Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. Non è una cosa che possa dire una persona piena di sé, che vive per affermarsi e incensarsi; non la dirà la superbia che impregna un mondo in cui ciascuno cerca di dimostrare di essere il più potente, più forte, più intelligente, più furbo degli altri. L’ha detta, invece, e l’ha detta a nome di tutti noi, di tutti gli uomini, a nome di tutto il mondo, una Vergine umile e pura di cuore. Ascoltando le Sue parole, noi entriamo in una dimensione totalmente nuova della vita e il nostro cuore percepisce tutta la bellezza, la profondità e la forza di questa umiltà, che sola può rivelarci Dio, donarci il cielo e indicarci la via… Come quando apriamo le imposte e d‘un tratto la nostra casa, fino a un attimo prima buia e tetra, viene inondata dalla luce esaltante del sole primaverile, così si apre anche il nostro cuore, e vi penetrano la luce e la gioia del saluto angelico: ”Rallegrati!”. E’ la festa del cielo che scende a toccare la terra, e della terra che accoglie in sé il cielo, realmente e in pienezza. “Ti annuncio, o terra, una grande gioia, celebrate, o cieli, la gloria di Dio””
(A.Schmeman, “I passi della fede” – Ed. la casi di Matriona; se vuoi acquistare il libro clicca qui))

 

“In Te si rallegra, o ricettacolo di grazia, ogni creatura, il coro degli angeli e il genere umano. Tempio santificato e paradiso spirituale, gloria della verginità. Da te prese carne Dio e divenne bambino Colui che è nostro Dio prima dei secoli. Egli fece del tuo grembo il suo trono e rese più vasto dei cieli il grembo tuo. In Te si rallegra, o ricettacolo di grazia, ogni creatura. Gloria a te- (S.Giovanni Damasceno –  inno alla Madre di Dio della Liturgia di San Basilio)

“La gioia dell’evento della Incarnazione è evidente nell’Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all’invito alla gioia messianica: ‘Rallegrati, Maria”. A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza anzi, in certo modo, la stessa storia del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose, è l’intero universo che, in qualche modo, è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio.”  (San Giovanni Paolo II)

(da “il Rosario meditato con le icone” – Ed. la Casa di Matriona ) per acquistare il testo completo clicca qui

 

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Presentazione di Gesù al Tempio

Presentazione di Gesù al Tempio

2 Febbraio: presentazione di Gesù al Tempio

2 Febbraio: “Festa dell’incontro”:
presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio la Chiesa orientale celebra una delle feste più belle e solenni dell’anno liturgico: la festa della presentazione al tempio di Gesù, chiamata “festa dell’incontro”.

E’ una festa nata a Gerusalemme nell’età patristica e da subito fu celebrata con grande enfasi e partecipazione di popolo; all’inizio, indicativamente attorno all’anno 380, era semplicemente chiamata “festa del quarantesimo giorno della nascita di Gesù” in riferimento alla festa ebraica. Solo verso il V secolo inizierà a essere definita come festa “dell’incontro” (Ypapante)  inteso come incontro di Gesù con Simeone e Anna che però nel suo significato profondo è incontro di Dio con il Suo popolo. Da Gerusalemme, la festa si propagò, seppur lentamente, in Egitto, e poi a Bisanzio, presumibilmente sotto Giustiniano, e quindi a tutto l’impero quando imperatore era Maurizio.

Seguendo lo sviluppo dei libri liturgici, nel decimo secolo la festa celebrata a Bisanzio era già festa solenne, comprendeva Vespro e Mattutino e un giorno di prefesta e sette giorni di postfesta.

Interessante notare, a questo proposito,  che nel calendario liturgico bizantino, il giorno successivo alla festa, cioè il 3 febbraio, è dedicato alla commemorazione proprio di Simeone e Anna.

 

Riflessione  dalla Liturgia.

L’epistola della celebrazione liturgica propone un significato fondamentale a tutta la solennità della festa: si tratta del sacerdozio regale ed eterno di Gesù, un sacerdozio che supera ogni sacerdozio dell’antico testamento.

La scelta della lettera agli Ebrei (Eb 7, 7-17) a questo proposito è molto chiara: se il sacerdozio levitico fosse stato perfetto non ci sarebbe stato bisogno di nessun altro sacerdozio, invece viene detto “Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedek”. 

E questo sacerdozio definitivo, sommo ed eterno, pienamente compiuto, viene affermato con un giuramento: “il Signore ha giurato e non si pente: tu sei sacerdote per sempre”. Gesù viene presentato al tempio come sacerdote, come offerta sacrificale, di sé stesso. Lui è l’artefice di una alleanza nuova, eterna e universale.  Con la presentazione al Tempio viene varcata una “soglia”: si entra in una nuova tappa della storia, quella definitiva

..i passi della fede

…”ecco la domanda che ci rivolge la Presentazione al tempio. In essa la vita umana ci viene mostrata come un mirabile maturarsi dell’anima, sempre più libera, sempre più profonda, sempre più purificata da meschinità, vanità, casualità. Qui anche l’invecchiare e l’avvizzire che costituiscono il destino terreno di ciascuno di noi, ci vengono presentati, in modo tanto semplice e persuasivo, come uno slancio di crescita fino all’ultimo istante in cui con tutta l’anima, in un impeto di gratitudine dirò: “Ora puoi lasciarmi andare”. Ho visto la luce che ha pervaso il mondo. Ho visto il Bambino che porta nel mondo l’amore divino e si dona a me. Non esiste la paura, non esiste l’ignoto. Esistono solo pace, gratitudine e amore…”

(estratto da “I passi della fede” di Aleksandr Šmeman – ed. La Casa di Matriona – se ti interessa il libro clicca qui)

“Rallegrati, piena di grazia,
Madre di Dio e Vergine:

da te è sorto infatti il Sole di giustizia,
Cristo Dio nostro,

che illumina quanti sono nelle tenebre.
Esulta anche tu, giusto vegliardo,
che hai portato tra le tue braccia
Colui che libera le nostre anime
e ci dona la risurrezione”.

TROPARIO DELLA FESTA

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La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania

Le celebrazioni della notte di Natale della tradizione orientale si presentano ricchissime di inni e cantici dalla profonda sapienza spirituale.

Nella Teofania si contemplano le diverse manifestazioni attraverso le quali Cristo si rivela. Dopo la miseria –umana – della nascita in una stalla nella grotta di Betlemme, Cristo vuole essere riconosciuto da tutti i popoli. Se la prima manifestazione è l’adorazione dei Magi, la seconda è il battesimo di Gesù. E’ questa la manifestazione centrale, perché Dio Padre stesso proclama che Cristo è il suo Figlio prediletto, e lo Spirito Santo, che discende in forma di colomba, testimonia la divinità di Cristo. Il terzo avvenimento, forse un po’ trascurato, sono le nozze di Cana, che costituiscono la prima manifestazione pubblica del Signore.

Perché il Signore si fa battezzare? Il battesimo di Cristo non è solo un segno, perché il Signore entra nelle acque, che le icone rappresentano come il luogo della cattiveria (infatti vi sono raffigurati dei mostri, simbolo del diavolo e del male in genere), entra nelle acque per purificarle. Quindi non si tratta più di un segno: si tratta di un avvenimento reale! Dopo che Cristo è sceso nelle acque, il male è vinto, la cattiveria è superata dall’amore di Cristo.

A dominare non è più la nostra miseria, ma la misericordia di Dio e il suo amore per ciascun uomo e per tutta l’umanità.

Icona del Natale

Icona della Teofania

Il battesimo è il momento in cui noi siamo stati immersi nella misericordia di Dio e siamo rinati come uomini nuovi, cioè uomini trasfigurati in Cristo.

Fascicolo della Divina Liturgia per il coro
riflessioni di Padre Romano Scalfi tratte dal libro “Cristo iin mezzo a noi – omelie e catechesi / 1 – Ed. La casa di Matriona
per acquisrare il libro clicca qui

 

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Ascensione di Gesù al cielo

Ascensione di Gesù al cielo

Quaranta giorni dopo la Pasqua, quindi nel Giovedi della sesta settimana di Pasqua, tutta la Chiesa festeggia l’Ascensione al cielo di Gesù.Il Vangelo di Luca (Lc 24, 36-53), con la semplicità schietta e concreta che si riscontra in tutti i vangeli,  riporta l’episodio con tratti brevi ed essenziali.
Poi (il Signore Gesù) condusse (gli apostoli) fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Gesù, quindi, si “separa” da noi; ma la gioia degli apostoli sta nella certezza della Sua Presenza, proprio grazie a questo “distacco”:  “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

L’Ascensione di Cristo nella Chiesa d'Oriente: dono da contemplare e compimento dell’umanità - Mons. Francesco Braschi - Radio Maria 4 maggio 2021

Proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine del tempo pasquale, questa sera ci soffermiamo sulla festa dell’Ascensione, festa particolarmente bella e importante.

Iniziamo col chiederci che cosa ci permette di celebrare la festa dell’Ascensione e soprattutto quali sono gli spunti che vengono offerti alla vita spirituale di ciascuno di noi grazie a questa festa.

Possiamo innanzitutto ricordare che la festa dell’Ascensione nasce quando a Gerusalemme si fa sempre più forte l’esigenza di celebrare i vari momenti della vita di Gesù nei luoghi che li hanno visti, e dunque a Gerusalemme ci si recava sul Monte degli Ulivi per ricordare il giorno dell’Ascensione.

Così in quello che nel rito bizantino era una celebrazione unica, ovvero il tempo Pasquale (ma questo avveniva anche nel rito romano perché parliamo del IV secolo quando c’era ancora una parentela molto stretta), quello che era un tempo di 50 giorni, che andava dalla Pasqua alla Pentecoste, che celebrava come un tutt’uno tutta la ricchezza della Resurrezione di Gesù, in questo tempo si comincia a celebrare con particolare solennità il quarantesimo giorno, il giorno dell’Ascensione, proprio per ricordare in quel giorno l’episodio che viene riportato dagli Atti degli Apostoli e dal Vangelo di Luca appunto quello dell’Ascensione di Gesù al cielo.

Così questa festa diventa, da un lato, un arricchimento del tempo di Pasqua, perché è il Gesù risorto che ascende al cielo; e nello stesso tempo prepara la Pentecoste, perché Gesù dice: “quando sarò asceso al cielo vi manderò un altro consolatore, lo Spirito Paràclito, lo Spirito che il mondo non conosce”.

In questo quadro così ricco l’Ascensione prende l’aspetto di un vertice, di un punto di arrivo della storia della salvezza: lo dice così un tropario: “portando a compimento il mistero dell’economia o Signore sei salito verso il Monte degli Ulivi ed ecco sei penetrato nel firmamento del cielo”. Che cosa significa “portando a compimento il mistero dell’economia”? L’uomo si è allontanato da Dio, si è staccato da Dio, e questo come si collega all’Ascensione? ...leggi tutto 

Per ascoltare la lezione dal sito di Radio Maria, clicca qui

Ascensione: brevi riflessioni dalla tradizione orientale
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