• Sabato di Lazzaro e Domenica delle Palme

    Sabato di Lazzaro e Domenica delle Palme

    Sabato di Lazzaro e Domenica delle Palme

    Seguendo il calendario liturgico bizantino, un breve approfondimento dei fatti che, in chiusura di quaresima, introducono alla “Grande e Santa Settimana”, altrimenti detta ( anche in occidente) “Settimana autentica”. Per metterci sui passi che hanno condotto Gesù al suo sacrificio per godere della Sua gloriosa resurrezione.

    La quaresima nel calendario bizantino si conclude di fatto con il venerdì che precede il “Sabato di Lazzaro” e la Domenica della Palme;  in termini liturgici questi due giorni sono indicati come “inizio della Croce”; la domenica precedente, quinta di quaresima, ha aperto una settimana che pone al centro dell’attenzione la figura di Lazzaro e le vicende legate alla sua malattia e alla sua resurrezione, operata da Gesù quando era già morto da 4 giorni.

    Il “Sabato di Lazzaro” viene collocato dal calendario liturgico bizantino subito prima della domenica dell’entrata di Gesù in Gerusalemme a dorso di un asinello, come Lui stesso aveva desiderato.

    Il vangelo di riferimento per questi due giorni è quello di San Giovanni, che risulta più preciso dal punto di vista cronologico rispetto ai sinottici; cogliendo la profonda unità di valore e significato dei due momenti con gli avvenimenti del triduo pasquale, la  liturgia celebra i due episodi in stretta consequenzialità temporale, anche se (stando ai racconti evangelici)  il susseguirsi cronologico degli avvenimenti vede la resurrezione di Lazzaro precedere di qualche settimana l’entrata in Gerusalemme; nel periodo che intercorre tra i due fatti Gesù ammaestrava e compiva miracoli in una zona relativamente limitata compresa tra Efraim, Betania e Gerusalemme. (1)

    Seguendo quindi il vangelo di Giovanni (Gv 11, 1-45) il “Sabato di Lazzaro” racconta la resurrezione operata da Gesù che con autorità assoluta “chiama” Lazzaro fuori dal sepolcro ove era stato deposto.

    è il miracolo dell’amore che trionfa sulla morte, la sfida, la dichiarazione di guerra che Cristo lancia sulla morte, l’affermazione che la stessa morte sarà annientata…; per annientare la morte e le sue tenebre, Cristo – cioè Dio stesso, l’Amore stesso, la Vita Stessa – scenderà nel sepolcro, dove si incontrerà con la morte faccia a faccia, la annienterà e ci donerà la vita eterna per la quale Dio ci ha creati” (2)

    Questa certezza è confermata in modo mirabile dal Tropario di questo sabato, che nella seconda parte introduce già la festa del giorno dopo: “Per confermare, prima della tua passione, la fede nella comune resurrezione, dai morti hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio. Per questo, come allora fecero i fanciulli portando i simboli della vittoria, anche noi ora ti cantiamo come vincitore della morte: ‘Osanna nell’alto dei cieli: benedetto Colui che viene nel nome del Signore’”.

    Il giorno dopo, Domenica delle Palme, il vangelo di Giovanni (GV 12, 1-18) inizia col racconto della cena che si svolse a casa di Lazzaro la sera prima…Gesù partendo da Gerico per dirigersi a Gerusalemme si fermò a Betania (che si trovava sulle strada), dove veniva sempre accolto con grande amicizia; la cena si svolse quindi in un clima di grande familiarità e una scena particolare, dolcissima e tutta femminile ci parla di Maria, sorella di Lazzaro, che cosparge di nardo, preziosissima profumo, il capo e i piedi di Gesù, riempiendo la stanza dolce fragranza…

    cosa che sollevò l’ipocrita rimostranza di Giuda. Il Vangelo prosegue poi col racconto dell’entrata in Gerusalemme (cantata anche nel Tropario del Sabato):sul far del mattino, Gesù e i suoi si incamminarono verso la città che lo attendeva tra due opposti sentimenti: il popolo che lo volevano incoronare Re (la folla lo acclamava con il saluto che si rivolgeva solo ai sovrani) e i farisei, gli scribi e i capi dei sacerdoti che da tempo avevano deciso di metterlo a morte “per il bene della nazione” (a detta del sommo sacerdote Caifa).

    Senonchè, proprio per non creare disordini e tumulti, il proposito di questi ultimi non venne, in quel momento, messo in atto…mentre rispetto alla regalità che la gente sinceramente gli voleva attribuire: “quel giorno Gesù manifestò il regno sulla terra, lo svelò agli uomini, li chiamò – e chiama tutti noi – a diventare cittadini del Regno di Cristo, sudditi di questo umile Re, un Re senza potere terreno e senza potenza terrena, che manifesta tutta la sua forza nell’amore”(3)  .

    Qual è dunque l’unico significato racchiuso in queste due feste radiose e piene di gioia?

    “La Domenica delle Palme noi sappiamo che, dopo il Suo trionfo, Cristo comincerà il cammino verso la passione e la morte ma la luce che si è accesa in questo giorno illuminerà anche le tenebre degli abissi infernali. Alla croce e alla morte subentrerà l’aurora della gioia pasquale. E’ qui il senso e la forza di questi giorni unici, in cui, al termine della Quaresima, ci prepariamo a seguire Cristo che si incammina verso la Sua volontaria passione, la Sua vittoriosa discesa nella morte, la Sua gloriosa resurrezione il terzo giorno.”(4)

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    Note:
    (1): per questo sviluppo cronologico dei fatti facciamo riferimento al libro “Vita di Gesù Cristo” dell’abate Giuseppe Ricciotti, un testo che riteniamo autorevole per la scrupolosità e completezza di argomenti con cui viene condotta l’analisi dei testi evangelici
    (2),(3),(4): riferimento “A.Schmemann, “I passi della fede”- Ed. la Casa di Matriona – libro acquistabile sul portale de “la Nuova Europa”

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    Sabato di Lazzaro e Domenica delle Palme

    Quinta domenica di quaresima

    Quinta domenica di quaresima – Santa Maria egiziaca

    L’episodio della resurrezione di Lazzaro, che la Chiesa latina riporta in questa V domenica, nella tradizione liturgica bizantina viene ripreso nel “sabato di Lazzaro” subito antecedente la VI domenica di quaresima, la domenica delle palme. 

    Santa Maria d’Egitto viene ricordata con particolare venerazione nella Chiesa d’oriente, ma è oggetto di devozione anche in occidente. Nata ad Alessandria d’Egitto attorno al 344, condusse una vita all’insegna del vizio fino a quando, volendo unirsi ai pellegrini con cui si era incamminata verso la venerazione della Santa Croce di Gerusalemme, si vide respinta all’entrata della Basilica da una voce misteriosa e potente. Da quel momento, dopo aver supplicato la Madre di Dio perchè le concedesse di prostrarsi davanti alla Santa croce e ottenuta  tale grazia,  iniziò un cammino di penitenza e di progressiva purificazione. Per 47 anni condusse vita solitaria peregrinando nel deserto, senza nient’altro che una intima unione col Signore. Mori nel deserto e si racconta che la sua fossa fu scavata da un leone ammansito dal monaco Zosimo.
    Il ricordo di Santa Maria d’Egitto e della sua vita ci richiamano  al fatto che il digiuno e la penitenza non hanno valore in sè stessi ma solo come cammino nella sequela di Gesù.

    Il Vangelo della quinta settimana tratto da Marco 10,32-45 ci riporta all’episodio in cui Gesù, per la terza volta, predice la Sua passione, morte e resurrezione. Da ora in avanti seguiamo i discepoli che camminano dietro a Gesù. Se lungo la prima parte della Quaresima il nostro sforzo era indirizzato alla nostra purificazione, ci viene ora fatto capire che tale purificazione non era un fine in se stessa, ma che doveva portarci alla contemplazione, alla comprensione e alla appropriazione del mistero che, forse, ci eravamo abituati a dare per scontato, o che, semplicemente, avevamo dimenticato. E’ come se lo seguissimo salendo a Gerusalemme insieme ai suoi discepoli: siamo “stupefatti e pieni di timore”.

    (tratto da A.Schmemann, “La Grande Quaresima”)

    In te, o madre,
    si è perfettamente conservata l’immagine divina;
    prendendo la tua croce hai seguito Cristo;
    con la tua vita c’insegni
    a disprezzare la carne,
    che passa e scompare,
    per occuparci dell’anima
    che vive in eterno.
    Per questo, Maria,
    il tuo spirito esulta nel cielo
    insieme agli angeli.

    (tropario della Domenica)

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    25 Marzo – Annunciazione

    25 Marzo – Annunciazione: “l’inizio della nostra salvezza”

    Svelandoti il piano preparato prima dei secoli
    Gabriele si fermò davanti a Te o Vergine
    e porse il suo saluto dicendoti:
    “Terra ancora non seminata, rallegrati!
    Roveto che arde senza consumarsi, rallegrati!
    Abisso insondabile, rallegrati!
    Ponte che conduce fino al cielo, rallegrati!
    Scala innalzata che Giacobbe in sogno contemplò, rallegrati!
    Vaso divino della manna, rallegrati!
    Tu che ci liberi dalla maledizione, rallegrati!
    Tu che rialzi Adamo, rallegrati!
    Il Signore è con Te”

    (Annunciazione – primo sticheron della festa )

    “…Ecco la serva de Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. Non è una cosa che possa dire una persona piena di sé, che vive per affermarsi e incensarsi; non la dirà la superbia che impregna un mondo in cui ciascuno cerca di dimostrare di essere il più potente, più forte, più intelligente, più furbo degli altri. L’ha detta, invece, e l’ha detta a nome di tutti noi, di tutti gli uomini, a nome di tutto il mondo, una Vergine umile e pura di cuore. Ascoltando le Sue parole, noi entriamo in una dimensione totalmente nuova della vita e il nostro cuore percepisce tutta la bellezza, la profondità e la forza di questa umiltà, che sola può rivelarci Dio, donarci il cielo e indicarci la via… Come quando apriamo le imposte e d‘un tratto la nostra casa, fino a un attimo prima buia e tetra, viene inondata dalla luce esaltante del sole primaverile, così si apre anche il nostro cuore, e vi penetrano la luce e la gioia del saluto angelico: ”Rallegrati!”. E’ la festa del cielo che scende a toccare la terra, e della terra che accoglie in sé il cielo, realmente e in pienezza. “Ti annuncio, o terra, una grande gioia, celebrate, o cieli, la gloria di Dio””
    (A.Schmeman, “I passi della fede” – Ed. la casi di Matriona; se vuoi acquistare il libro clicca qui))

     

    Il primo sticheron della festa ( il cui testo e riportato qui a sinistra) si può ascoltare nella bellissima composizione di P.Chesnokov

    E’ possibile consultare e scaricare lo spartito dello sticheron della feste nelle diverse versioni (previa iscrizione); clicca qui per accedere alla pagina dell’archivio dei brani delle feste dell’anno liturgico

     

     

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    Quarta domenica di quaresima

    La quarta domenica di quaresima – San Giovanni Climaco

    Icona di San Giovanni Climaco
    con San Giorgio (a sinistra)
    e San Biagio di Sebaste
    Scuola di Novgorod – sec. XIII

    “…il Vangelo di oggi (MC 9, 16-30) riporta l’episodio degli apostoli, che Gesù incontra arrivando dal monte della Trasfigurazione, che avevano tentato inutilmente di scacciare un demonio da un ragazzo; tutto questo brano richiama il tema della fede…da quella degli apostoli che pensavano di poter operare miracoli solo in virtù di particolari poteri conferiti loro da Gesù, al padre del ragazzo che implora ma dubita e che di fronte al richiamo di Gesù mendica da Lui la vera fede. Nasce da questo un richiamo a tutti noi a non confidare nelle nostre forze, nemmeno nella nostra pratica quaresimale ma di ricorrere sempre umilmente al Padre con il digiuno e la preghiera.
    In questa domenica la chiesa d’Oriente fa memoria di San Giovanni Climaco, cioè Giovanni della Scala (climax in greco significa scala), autore di un’opera ascetica intitolata “la Scala del Paradiso” . San Giovanni, nato a Gerusalemme, fu monaco nel monastero del Monte Sinai nel sec.VII. Con le sue virtù e le sue lacrime ha fatto fiorire il deserto, cioè ha fatto fiorire la santità nel deserto abitato dai monaci. Preghiamolo perchè la sua intercessione ci aiuti in questa Quaresima a prepararci alla santa Pasqua”
    (E.Galbiati “La parola predicata – ed. Jaka Book”)

    Il deserto fu la tua città; nella carne sei stato un angelo.
    Voi tuoi prodigi, Padre Giovanni, ti sei mostrato portatore di Dio.
    Con il digiuno, le veglie e la preghiera, hai meritato i carismi del cielo,
    per guarire tutti gli ammalati e quanti nella fede ricorrono a Te.
    Gloria a Chi ti ha reso così potente, Gloria a Chi ti ha incoronato, 
    Gloria a Chi, per le Tue preghiere, opera in tutti la salvezza

    (tropario della domenica, dedicato a San Giovanni Climaco, 1° Tono)

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    Terza domenica di quaresima

    La terza domenica di quaresima – Venerazione della Santa croce

    “…il primo significato della croce è quindi il suo giudizio sul male, o sul falso bene, di cui in questo mondo il male assume sempre più le parvenze, e che assicura al male la sua tremenda vittoria sulla terra.
    Nasce da qui il suo secondo significato.Alla Croce di Cristo segue la nostra, la mia croce di cui Cristo ha detto: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14, 27). Questo significa che la scelta davanti a cui quella notte si trovarono tutti: Pilato, le guardie, i capi, la folla (quella folla che fino a una settimana prima lo aveva osannato) e ciascuna persona di quella folla – ebbene, questa stessa scelta si pone sempre, ogni giorno, davanti a ciascuno di noi….davanti al giudizio dell’amore crocifisso, della giustizia e del bene, è posto ciascuno di noi”.
    (A.Schmeman, “I passi della fede” – Ed. la casi di Matriona; se vuoi acquistare il libro clicca qui))

    Salva, o Signore il Tuo popolo, e benedici la Tua eredità;
    concedi alla Tua Santa Chiesa, la vittoria sui nemici della fede
    e conserva, con la Tua vivificante croce,
    il Tuo popolo nella pace

    (tropario della domenica, 1° Tono)

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