Teofania

Teofania

da un’omelia di p.Romano Scalfi

Le celebrazioni della notte di Natale della tradizione orientale si presentano ricchissime di inni e cantici dalla profonda sapienza spirituale.

Nella Teofania si contemplano le diverse manifestazioni attraverso le quali Cristo si rivela. Dopo la miseria –umana – della nascita in una stalla nella grotta di Betlemme, Cristo vuole essere riconosciuto da tutti i popoli. Se la prima manifestazione è l’adorazione dei Magi, la seconda è il battesimo di Gesù. E’ questa la manifestazione centrale, perché Dio Padre stesso proclama che Cristo è il suo Figlio prediletto, e lo Spirito Santo, che discende in forma di colomba, testimonia la divinità di Cristo. Il terzo avvenimento, forse un po’ trascurato, sono le nozze di Cana, che costituiscono la prima manifestazione pubblica del Signore.

Perché il Signore si fa battezzare? Il battesimo di Cristo non è solo un segno, perché il Signore entra nelle acque, che le icone rappresentano come il luogo della cattiveria (infatti vi sono raffigurati dei mostri, simbolo del diavolo e del male in genere), entra nelle acque per purificarle. Quindi non si tratta più di un segno: si tratta di un avvenimento reale! Dopo che Cristo è sceso nelle acque, il male è vinto, la cattiveria è superata dall’amore di Cristo.

A dominare non è più la nostra miseria, ma la misericordia di Dio e il suo amore per ciascun uomo e per tutta l’umanità.

Icona del Natale

Icona della Teofania

Il battesimo è il momento in cui noi siamo stati immersi nella misericordia di Dio e siamo rinati come uomini nuovi, cioè uomini trasfigurati in Cristo.

Fascicolo della Divina Liturgia per il coro
riflessioni di Padre Romano Scalfi tratte dal libro “Cristo iin mezzo a noi – omelie e catechesi / 1 – Ed. La casa di Matriona
per acquisrare il libro clicca qui

 

...i passi della fede

…”c’è un significato profondo e gioioso nel Battesimo del nostro Signore….in questo mondo tutto, compresa la materia, le cose nella loro concretezza ridiventano una strada a Dio, il luogo della comunione con Lui, di una crescita in questa vita viva ed eterna.
E’ la venuta di Dio che si fa incontro alla Sua creatura il mistero che celebriamo oggi, nel giorno esultante e radioso della Teofania”.

(da “I passi della fede” di Aleksandr Šmeman – ed. La Casa di Matriona – se ti interessa il libro clicca qui)

 

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Prima domenica dopo Pasqua

Prima domenica dopo Pasqua

Ai nostri fratelli delle Chiese Orientali
Hristos Voskrese!

Prima domenica dopo Pasqua – domenica “di San Tommaso”

La prima domenica dopo Pasqua nella Liturgia celebrata  dalla Chiesa orientale viene ricordata la figura di San Tommaso; il Vangelo (GV 20,19,31)riporta l’episodio in cui l’apostolo, di fronte alla testimonianza degli altri, decisamente afferma che potrà credere nella resurrezione di Gesù solo constatandolo vivo in modo personale e diretto. Quando Gesù si mostrerà ancora con le stesse modalità ( “a porte chiuse”, ma nello stesso tempo fisicamente), Tommaso lo proclamerà Signore e Dio. E Gesù confermerà beati  coloro che “pur non avendo visto hanno creduto” 

 

“Perché tu non mi credi risorto dai morti!
Tendi la tua mano, mettila nel mio costato e guarda:
per la tua incredulità infatti tutti hanno conosciuto
la mia passione e la mia risurrezione
per gridare insieme a te: o mio Signore e mio Dio, gloria a te!”

LUCERNARIO DEL VESPRO

 

“Se non vedo, io non credo”, così aveva detto il discepolo Tommaso in risposta ai gioiosi racconti di coloro che avevano visto risorto il loro Maestro. E otto giorni dopo,narra il Vangelo, mentre i discepoli erano di nuovo insieme, Cristo apparve e disse a Tommaso: “Toccami, metti qui il dito,convinciti”. E Tommaso esclamò: “Mio Signore e mio Dio!”. Allora Cristo gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29).

In realtà ci sono milioni di uomini che pensano e parlano come Tommaso, e ritengono che il loro metodo empirico sia l’unico giusto, l’unico degno di uomini pensanti, di uomini moderni. Ma questa è solo una forma di conoscenza, pur utile e necessaria, ma la più elementare e quindi più bassa, e ridurre ad essa tutta la conoscenza umana sarebbe come valutare la bellezza di un quadro attraverso l’analisi chimica dei colori.

Quello che chiamiamo fede è il secondo livello, superiore, della conoscenza umana e senza questa conoscenza, senza fede, l’uomo non potrebbe vivere neppure un giorno. Ogni uomo crede in qualcosa, crede a qualcuno, e il problema è solo quale fede, quale conoscenza del mondo sia più giusta, più completa, più corrispondente alla ricchezza e alla complessità della vita.

Sono passati duemila anni ma alla gioiosa affermazione: ”Cristo è risorto!”, continua ad echeggiare in risposta il grido di esultanza: “In verità è risorto!”.

Possibile che non vi rendiate conto di come al Tommaso, all’incredulo che vive nei recessi della nostra anima, Cristo risponda: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”?

(tratto da A.Schmemann, “I passi della fede” – ed. La casa di Matriona – per acquistare il libro clicca qui)

Tropario della Divina Liturgia
Nonostante i sigilli sul sepolcro Tu, vita, sorgi dalla tomba, o Cristo Dio
nonostante le sbarre alle porte, ti presenti in mezzo ai tuoi discepoli,
mostrandoti risurrezione di tutti
rinnovando in noi uno spirito di giustizia per la Tua grande misericordia

Kontakion
Con la sua mano indiscreta, o Cristo Dio, 
Tommaso
ispeziona il tuo costato vivificante
mentre sei entrato a porte chiuse,
insieme agli apostoli egli esclama
“Tu sei il mio Signore e mio Dio”

 

 

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Il Triduo pasquale: riflessioni, immagini e canti

Il Triduo pasquale: riflessioni, immagini e canti

Il Triduo pasquale: riflessioni, immagini e canti

Mons.Francesco Braschi guida un momento di preghiera che il coro di Russia Cristiana ha preparato con icone e brani della Liturgia bizantino slava.

Ci introduciamo con questo brevissimo momento alla visione del video che il coro di Russia Cristiana ha preparato come una modalità un po’ diversa dal solito di iniziare insieme le celebrazioni della Settimana Santa.

Tradizionalmente per Russia Cristiana il triduo pasquale iniziava il mercoledì sera, perché il mercoledì sera il rito bizantino celebra la liturgia dei Presantificati, una specie di comunione fuori dalla messa che però tradizionalmente per noi diventava il momento in cui ritrovarci, in cui segnare proprio il passaggio dal tempo feriale, dal tempo normale delle attività, a un tempo il più possibile dedicato alla contemplazione di quello che il Signore Gesù compie nella Sua Passione.

Questo video – che presenta alcune preghiere, a volte comuni, come l’invocazione allo Spirito Santo, e poi delle preghiere cantate nella liturgia bizantina del giovedì, del venerdì e del sabato santo, con alcuni piccoli brani di commento – diventa un modo di metterci in attesa di quello che accadrà.

Questo penso sia l’atteggiamento spirituale fondamentale che ci viene chiesto.

Forse per certi versi sarà più difficile marcare la differenza tra il tempo normale e il tempo del triduo pasquale. Eppure diventa assolutamente importante che fermandoci un attimo, domandiamo di poter recuperare una dimensione contemplativa.

Lavanda dei piedi

Ultima Cena

Crocifissione

Lamento funebre

Resurrezione

Trinità dell'antico testamento

Cosa vuol dire una dimensione contemplativa?

Ritrovare la semplicità di cuore, la purezza di cuore, di stare davanti a quello che accadrà come dei bambini.

Non corriamo il rischio di sapere già che cosa avverrà in questi tre giorni.

Magari pensiamo che abbiamo già in mente il contenuto delle celebrazioni, ma non è questo il punto. Perché le celebrazioni che vivremo nei prossimi giorni hanno come fine quello di mettere ciascuno di noi davanti a quello che Cristo adesso sta facendo. 

E allora, davvero, non c’è nulla di già saputo, perché io non sono lo stesso dell’anno scorso; le circostanze in cui vivo mi fanno conoscere qualcosa di me ma anche mi mostrano che tanto di me ancora non lo conosco e soprattutto non so che cosa il Signore vuole fare per me, se solo gli lascio il tempo di farlo, se solo mi metto in attesa silenziosa davanti a Lui. 

Allora la liturgia bizantina, in particolare nel mercoledì santo e nel martedì, ha due sottolineature che mi sembra ci possono aiutare.

Alla sera del martedì, quindi all’inizio del mercoledì santo, una delle antifone più belle della celebrazione del Vespero dice così:

“O Sposo splendido di bellezza, al di sopra di tutti gli uomini, Tu che ci hai convocati per il banchetto spirituale delle Tue nozze, spogliami con la partecipazione alle Tue sofferenze, dall’aspetto cencioso che mi danno le mie colpe e ornandomi con la veste di gloria della Tua bellezza, rendimi splendido commensale nel Tuo regno. Tu che sei compassionevole”.

Ecco, questo primo invito è proprio questo, di guardare i prossimi tre giorni come i giorni in cui si celebra il mistero nuziale, si celebrano le nozze tra Cristo e la Chiesa, tra Cristo e ciascuno di noi.

E’ una chiave nuova: ci fa vedere l’Eucaristia come il banchetto di nozze, ci fa vedere l’immolazione sulla Croce come l’unione della vita di Cristo alla nostra, perché prende su di sé le nostre colpe e le porta via e ci fa vedere la Risurrezione come il nostro essere resi bellissimi con la veste di gloria di Cristo, perché se Cristo risorge lo fa innanzitutto per noi.

Ecco questo primo spunto chiediamo mentre guarderemo questo video con le bellissime icone, con i canti; chiediamo proprio questo: di rendermi conto che ho davvero bisogno di essere rinnovato da questo contatto con quello che Tu fai, Signore.

E il secondo spunto è legato al tema del mercoledì sera, del mercoledì nei Vesperi, dove la liturgia bizantina ricorda la peccatrice che lavò i piedi a Gesù, li asciugò con i suoi capelli, li lavò con le lacrime e poi li profumò con l’unguento.

E dice così: “Si avvicinò una donna maleodorante coperta di fango, che versava lacrime sui Tuoi piedi, o Salvatore, confessando la sua passione. Come potrò fissare gli occhi su di Te, mio Sovrano? Sì, Tu sei venuto per salvare dall’abisso la meretrice. Sono morta ma Tu fammi risorgere! Accoglimi nella mia miseria, Signore, e salvami”.

E ancora: “Degna di essere ignorata per la sua vita, ben conosciuta per i suoi costumi, colei che portava l’unguento si avvicinò a Te gridando: “Non respingere questa meretrice, tu che sei nato dalla Vergine, non disprezzare le mie lacrime, o gioia degli angeli, ma accoglimi come penitente. Tu che da peccatrice non mi hai respinto, o Signore, nella Tua grande misericordia””.

Ecco, l’immagine di questa donna che si avvicina, maleodorante e coperta di fango, e versa lacrime e confessa la sua passione: quanto ci assomiglia! Ciascuno di noi ha come una passione, intesa proprio come la passione di dolore, che è la sua, che è quella fatta delle sue preoccupazioni, dalle sue sofferenze e noi vorremmo quasi che il Signore prendesse la nostra passione come esempio. E questo, però, non ci salva. Semmai è proprio il contrario: chiediamo al Signore che ci prenda con sé nella Sua passione e che ci faccia vedere come un dolore può diventare fonte di amore, fonte di salvezza per gli altri. Questa è l’altra grande scoperta che dobbiamo fare durante il triduo pasquale.

Allora anche noi saremmo degni di essere ignorati dal Signore per la nostra vita ma il Signore si china su di noi, ci invita, ci invita ad accompagnarlo nell’Ultima Cena, sul Golgota, nella tomba e poi finalmente nella gioia della Risurrezione.

Chiediamo di essere trasfigurati e questo diventa possibile se cominciamo già adesso a donargli un po’ di tempo.

Il filmato che è stato predisposto ci può aiutare a disporci alla contemplazione.

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Quinta domenica di quaresima

Quinta domenica di quaresima – Santa Maria egiziaca

L’episodio della resurrezione di Lazzaro, che la Chiesa latina riporta in questa V domenica, nella tradizione liturgica bizantina viene ripreso nel “sabato di Lazzaro” subito antecedente la VI domenica di quaresima, la domenica delle palme. 

Santa Maria d’Egitto viene ricordata con particolare venerazione nella Chiesa d’oriente, ma è oggetto di devozione anche in occidente. Nata ad Alessandria d’Egitto attorno al 344, condusse una vita all’insegna del vizio fino a quando, volendo unirsi ai pellegrini con cui si era incamminata verso la venerazione della Santa Croce di Gerusalemme, si vide respinta all’entrata della Basilica da una voce misteriosa e potente. Da quel momento, dopo aver supplicato la Madre di Dio perchè le concedesse di prostrarsi davanti alla Santa croce e ottenuta  tale grazia,  iniziò un cammino di penitenza e di progressiva purificazione. Per 47 anni condusse vita solitaria peregrinando nel deserto, senza nient’altro che una intima unione col Signore. Mori nel deserto e si racconta che la sua fossa fu scavata da un leone ammansito dal monaco Zosimo.
Il ricordo di Santa Maria d’Egitto e della sua vita ci richiamano  al fatto che il digiuno e la penitenza non hanno valore in sè stessi ma solo come cammino nella sequela di Gesù.

Il Vangelo della quinta settimana tratto da Marco 10,32-45 ci riporta all’episodio in cui Gesù, per la terza volta, predice la Sua passione, morte e resurrezione. Da ora in avanti seguiamo i discepoli che camminano dietro a Gesù. Se lungo la prima parte della Quaresima il nostro sforzo era indirizzato alla nostra purificazione, ci viene ora fatto capire che tale purificazione non era un fine in se stessa, ma che doveva portarci alla contemplazione, alla comprensione e alla appropriazione del mistero che, forse, ci eravamo abituati a dare per scontato, o che, semplicemente, avevamo dimenticato. E’ come se lo seguissimo salendo a Gerusalemme insieme ai suoi discepoli: siamo “stupefatti e pieni di timore”.

(tratto da A.Schmemann, “La Grande Quaresima”)

In te, o madre,
si è perfettamente conservata l’immagine divina;
prendendo la tua croce hai seguito Cristo;
con la tua vita c’insegni
a disprezzare la carne,
che passa e scompare,
per occuparci dell’anima
che vive in eterno.
Per questo, Maria,
il tuo spirito esulta nel cielo
insieme agli angeli.

(tropario della Domenica)

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