Trasfigurazione

Trasfigurazione

La Trasfigurazione, celebrata il 6 agosto, è una delle 12 grandi feste dell’anno liturgico bizantino.
Nata nella Chiesa armena attorno al IV secolo, alcuni studiosi vedono nell’origine di questa festa un legame con l’evento dell’uscita dall’arca dopo il diluvio universale. I riti simbolici come l’aspersione con l’acqua, la liberazione delle colombe e la corsa delle gazzelle sembrano avvalorare questa tesi; anche la Chiesa siriaca celebrava la Trasfigurazione già nel IV secolo.
In quello stesso periodo Sant’Elena fece costruire sul monte Tabor una basilica che col tempo divenne molto frequentata dai fedeli anche di regioni lontane; è attorno al VII secolo che la Trasfigurazione assume valore di festa solenne e rilevante della Chiesa d’oriente, grazie all’influenza del monastero di Santa Caterina del Monte Sinai, il cui mosaico dell’abside è una delle rappresentazioni della Trasfigurazione più belle e conosciute al mondo.
Come detto anche in un’altra riflessione su questa festa, alla fine dell’ufficio si svolge la benedizione dei frutti della terra, particolarmente abbondanti in questa stagione dell’anno.

In Occidente le prime celebrazioni della festa si fanno risalire al IX secolo in Spagna; da qui si diffuse in Italia, in primis nel monastero di Montecassino nell’ XI sec. (che fissò anche la data del 6 agosto) e poi a Cluny e in diversi altri monasteri; ma fu solo nel 1456, per iniziativa di papa Callisto III, che la festa fu inserita nel calendario liturgico romano, in memoria della vittoria degli eserciti cristiani contro i turchi a Belgrado.

Nella Chiesa d’oriente la festa della Trasfigurazione ha assunto col tempo un’importanza fondamentale; si può dire che il concetto di trasfigurazione caratterizza e rappresenta la teologia, la mistica e la spiritualità ortodossa. Ad essa viene intimamente legato il tema della “divinizzazione”, di cui è considerata icona rappresentativa. Gregorio Palamas (1296 – 1346) parla  di “luce taborica”: la trasfigurazione irraggia il fuoco e la sapienza dello Spirito Santo, che fa comprendere la rivelazione del Figlio.
Anche questa festa conobbe dispute e controversie attorno al suo significato, al cui superamento Gregorio diede un apporto decisivo: Dio, che resta trascendente, può comunicarsi tramite le energie che dipartono dalla sua essenza, energie che hanno il compito di trasformare l’uomo conducendolo in un cammino di divinizzazione.
E’ impossibile concentrare in poche righe tutti i contenuti della dottrina che si sviluppò a partire da questi temi; sottoposta a lunghe verifiche e approfondimenti, venne alla fine riconosciuta da diversi concili di Costantinopoli come dottrina spirituale ufficiale, dando origine così a una grande riforma interiore della chiesa bizantina.
Si può certamente affermare che la grande diffusione di chiese bizantine dedicate alla Trasfigurazione sia dovuto proprio al grande approfondimento teologico e spirituale contenuto in questa dottrina.
Questo “tesoro di grazia” è arrivato fino a noi…

6 Agosto - Trasfigurazione - Fascicoli della celebrazione della Divina Liturgia

Ecco di seguito  i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui

2020 - Trasfigurazione: alcume riflessioni di Padre Schemann

6 Agosto - Trasfigurazione

Nella festa della Trasfigurazione (una delle dodici "grandi feste" dell'anno liturgico bizantino) Gesù ci offre - come dono, come vita, come pienezza di significato e di gioia e in segreto dal mondo e dalla gente - la gloria, la luce, il trionfo a cui eternamente è chiamato l'uomo. La parola che domina in questo giorno è "luce"; la luce divina che pervade il mondo; la luce divina che trasfigura l'uomo; la luce divina in cui tutto acquista il suo significato ultimo ed eterno. E l'anima riconosce questa luce, il cuore ne trae conforto, la nostra vita continuamente ne vive e ne viene trasfigurata.

La benedizione dei frutti della terra
Nella festa della trasfigurazione, secondo un'antica usanza, si celebra il rito della benedizione della frutta e degli ortaggi....che significato può avere questo antico rito? Nelle preghiere di questo rituale si trovano espressioni particolari rivolte ala casa, all'orto, ai campi, al pozzo...sembra quasi che la Chiesa si rivolga a tutto il mondo per benedirlo, consacrarlo, e la mano benedicente di Dio si protenda verso ogni cosa. Il mondo è un frutto dell'amore divino per l'uomo e solo attraverso il mondo l'uomo può riconoscere e amare Dio...e può amare la propria vita, trasformando in tal modo anche la vita del mondo in un dono di Dio.
Nel giorno della Trasfigurazione vengono portati in chiesa, mele, pere, uva, ortaggi e in un istante la Chiesa stessa si trasforma nuovamente nel giardino misterioso, nel paradiso di beatitudine in cui era iniziata la vita dell'uomo ed era avvenuto il suo incontro con Dio.
E come allora il primo uomo aveva aperto gli occhi e aveva visto il mondo di cui Dio poteva dire che tutto "era cosa buona", e si era rallegrato e aveva reso grazie a Dio, ebbene così anche noi, come se fosse la prima volta, vediamo il mondo come un riflesso della sapienza e dell'amore di Dio, ci rallegriamo e rendiamo grazie a Dio. E in questa gioia, in questoi rendimento di grazie, la nostra vita si purifica, si rinnova e rinasce.

(A. Schemann, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)

Resurrezione

"Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
mostrando ai tuoi discepoli la Tua gloria
per quanto poterono vederla;
risplenda anche a noi peccatori la tua sempiterna luce,
per le preghiere della Madre di Dio.
Datore di Luce, gloria a Te". (Tropario della festa)

"Ti sei trasfigurato sul monte o Cristo Dio,
e i tuoi discepoli, per quanto era loro possibile,
con\templarono la Tua gloria;
così che, quando ti avrebbero visto crocifisso,
capissero che la tua passione era volontaria
e predicassero al mondo che tu sei davvero lo splendore del Padre". (Kondak della festa)

 

 

Un tesoro di grazia arrivato fino a noi

In Russia Cristiana, il tema della trasfigurazione è da sempre uno dei più amati; la stessa cappella della sede di Russia Cristiana a Seriate è dedicata alla Trasfigurazione.
Padre Romano Scalfi insisteva nel richiamo a vivere la realtà come realtà trasfigurata dalla manifestazione di Gesù e sul compito che abbiamo come cristiani: trasfigurare il mondo.
Incontrandolo e conoscendolo si capiva che la sua persona era continuamente in un cammino di trasfigurazione, per cui le cose che viveva e diceva, i suggerimenti che dava di fronte agli aspetti più concreti, pratici e magari banali della vita apparivano a chi li ascoltava già illuminati da una luce che apriva a una prospettiva nuova, liberante; stare con persone così rende possibile l'esperienza della trasfigurazione; in un certo senso siamo chiamati a essere icone viventi della trasfigurazione, e a questo proposito Padre Romano richiamava una riflessione di Pavel  Florenskij: “a fondamento dell’icona c’è un’esperienza di luce, e il compito dell’icona è di riflettere la luce  del monte Tabor, il luogo della Trasfigurazione, cioè esprimere il cuore delle cose, il mistero che le fa vivere, il fondamento su cui si ergono: la parola divina che illumina ogni uomo”.

 

Trinità dell'antico testamento (A.Rublev)
Resurrezione

Tropario e Kondak della Festa

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
mostrando ai tuoi discepoli la Tua gloria.
Per quanto essi fossero
in grado di vederla.
Fa brillare
anche per noi peccatori
La Tua eterna luce
Per le preghiere
della Madre di Dio
Signore che doni la luce
Gloria a Te

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio,
E i tuoi discepoli per come era loro possibile contemplarono la Tua Gloria
Perché
Quando ti avrebbero visto crocifisso
Capissero che la Tua passione era volontaria
E predicassero al mondo
Che tu sei veramente lo splendore del Padre

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Pentecoste

Pentecoste

Cinquanta giorni dopo la Pasqua tutte le Chiese cristiane festeggiano la Pentecoste; la festa, originariamente, era vissuta come una festa di “chiusura” del tempo pasquale, fu nel terzo secolo che questa domenica iniziò ad assumere più specificatamente la memoria dell’evento della discesa dello Spirito Santo. Più avanti, attorno al VI secolo, soprattutto nella Chiesa d’Oriente alcune  eresie sorte sul tema trinitario, e la conseguente conferma della manifetsazione dello Spirito Santo come compimento della rivelazione trinitaria, portarono a configurare questo cinquantesimo giorno come festa della Trinità, rimandando la festa dello Spirito Santo al lunedi successivo.
I significati di questa festa sono molteplici e ricchi di contenuti che riempiono di certezza, bellezza, luce e forza la vita e il cuore dei fedeli.
Il Vangelo di Giovanni (GV 7, 37-52.8,12) riporta chiaramente che l’acqua promessa da Gesù significava lo Spirito Santo, che sarebbe disceso solo una volta che Lui fosse stato glorificato. Lo Spirito Santo disseta (ma in un certo senso anche alimenta) la sete spirituale, la grazia santificante della conoscenza di Dio e della docilità all’azione del Suo Spirito.

Maggio 2024 - la celebrazione Liturgica al Monastero delle Clarisse di Cademario

Una festa da condividere con gli amici; è da questo desiderio di rinnovare l’amicizia con le nostre amiche del monastero di Cademario che è nato l’incontro per la celebrazione di Pentecoste.
Il dono dello Spirito Santo che unisce in un solo corpo coloro che partecipano alla vita cristiana è stato sintetizzato dal saluto finale di suor Elisabetta e delle consorelle: insieme per la bellezza e l’unità del Suo corpo
Tutto, in questo incontro, è stato segnato da questo dono: la bellezza della liturgia la solennità della celebrazione, lo splendore del mosaico absidale, il gusto della compagnia….
Don Francesco, celebrando in paramenti verdi, ha sottolineato la “nuova nascita” della creazione, della natura, prefigurazione dell’ “ottavo giorno”; “la Pentecoste” diceva nell’omelia,”è prima di tutto un fatto, qualcosa che in molti hanno visto e constatato; non solo un miracolo ma, come si legge nell’ultimo passo dell’epistola, ‘siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio’; questo è un punto fondamentale: la possibilità per ogni donna e per ogni uomo sulla terra di sentire annunciare le grandi opere di Dio.
Le grandi opere di Dio non sono i prodigi, gli ‘effetti speciali’ ma, come si è letto nel Vangelo,  l’offerta che Gesù fa di sè stesso: ‘chiunque ha sete venga a me: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’. Ma non c’era ancora lo Spirito, perchè il figlio non era ancora stato glorificato. E la glorificazione di Gesù è la croce, il desiderio del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre di farsi tutto per gli uomini; il desiderio di Cristo di darsi tutto e di darsi in piena comunione con il Padre. Ecco allora le ‘grandi opere’ annunciate oggi: non c’à nulla che ti possa far sentire lontano da Dio, nulla che ti possa far pensare che Dio abbia deciso di chiudere i conti con te, di non averti a cuore; non c’è nulla che non possa convincere Dio a venire a offrirti la Sua stessa vita, e venirti a dire ‘guarda che tu sei destinatario di un amore, di una  benevolenza, di uno sguardo che nemmeno riesci a immaginare’, ‘ che neanche l’amorevolezza di tuo padre e tua madre, del tuo sposo e della tua sposa ti hanno mai potuto dare in questa misura’. La grande opera è che Dio vuole che questo sia reso noto a tutti, a ogni uomo e a ogni donna, a ogni essere umano che nasce su questa terra. Ecco perchè il rito bizantino ci fa usare oggi il colore verde: è un colore che si usa poche volte nell’anno: non tanto un ‘verde speranza’ quanto il colore che indica una nuova creazione, l’inizio di quel giardino che Dio stesso piantò e in cui collocò l’uomo e la donna che aveva creati. Allora la Pentecoste è proprio questo: l’inizio di una possibilità piena, nuova, totale, per cui nessun uomo e nessuna donna possa pensare  di doversi accontentare di un ripiego, di un rattoppo, Non è un caso che nel libro dell’Apocalisse che si legge dopo la Pasqua, l’agnello seduto sul trono dica ‘ ecco io faccio nuove tutte le cose’.E come possiamo accogliere questa novità delle cose fatte, come possiamo vedere, noi che sappiamo bene quanto possa essere difficile; lo sguardo passa esattamente attraverso questo invito di Gesù: ‘chi ha sete venga a me e beva: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno’ ; quello che ci viene chiesto, l’unica condizione che il Signore chiede è aver sete di questo, aver sete di questa novità, e nello stesso tempo avere il desiderio che questa sete non sia solo nostra, a chiedere di diventare noi stessi questa fonte, perchè a nostra volta ci siamo abbeverati a Cristo. Queste non sono solo belle parole; ciascuno di noi ha in mente tutte quelle situazioni della vita in cui uno sguardo nuovo, una parola inattesa, un gesto di cui mai nemmeno avremmo pensato di essere capaci  ci testimoniano che lo Spirito è presente e agisce, al di la delle nostre forze, molto di più delle nostre capacità, ma mai senza bussare alla Sua porta, a chiedere che Lui venga a me. Questo inimmaginabile mistero di unione, tra la volontà nuova, educante, presente, costante della Santissima Trinità e della nostra volontà; tante volte ci sentiamo incapaci di percorrere le vie della volontà di Dio, ma Dio sa che può innamorarsi di noi, che può lasciarsi colpire d noi; in questa inimmaginabile unione sta tutto il mistero della Pentecoste, che lo Spirito ha effuso, perchè Lui stesso lo Spirito Santo partecipa del desiderio del Padre e del Figlio di donarsi totalmente. Il Padre questo desiderio lo vive donandosi tutto al Figlio, il Figlio lo vive donandosi totalmente al Padre e ai suoi fratelli uomini; lo Spirito Santo lo vive desiderando farsi frammento di fuoco, fiammella, ultima propaggine che arriva a toccare il cuore, la mente, la ragione di ciascuno di noi. Chiediamo allora di avere nel cuore il desiderio di assecondare questa opera divina che il Signore vuole portare a compimento in ciascuno di noi fin dal giorno del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito Santo”.

 

5 Giugno 2022 - Domenica di Pentecoste - Fascicoli della Divina Liturgia

Ecco di seguito  i fascicoli della Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo. 

I fascicoli fanno parte dell’Archviio dei brani attualmnete scansionati, a cui siuo accedere (previa iscrtizione) cliccando qui

23 Maggio 2021 - Domenica di Pentecoste - Vespro "della genuflessione"

Vespro "della genuflessione"
testi degli stichirà e dei doxastikon

(scarica il PDF)​

“Sticheron” o (al plurale) “Stichirà” indicano un tipo particolare di inno, alternato a dei versetti letti in tono retto (stichi). I vespri celebrati in occasione delle grandi feste sono molto ricchi di questa innografia. Qui riportiamo quelli del “Vespro della Genuflessione” celebrato la Domenica di Pentecoste, in cui la Chiesa Orientale festeggia (a partire dal VI secolo) con particolare enfasi la Trinità, lasciando al lunedì successivo l’accento più specifico del dono dello Spirito Santo. I due temi sono da vedere in stretta correlazione in quanto il dono dello Spirito Santo manifesta la Chiesa che nella sua essenza, nella sua realtà totale, si rivela come immagine, icona della Trinità.

Prima di riportare i testi degli inni del Vespro della Genuflessione, ricordiamo anche come, la duplice valenza della Trinità e del dono dello Spirito Santo sia rappresentata anche dalle icone, quella delle Trinità (celeberrima quella di Andrej Rublev) e quella della Pentecoste, con le lingue di fuoco che scendono sulla Madre di Dio e sugli Apostoli, rappresentati (con grande sapienza teologica) per la prima volta con l’aureola che esprime l’azione santificante.

L’ufficio della genuflessione che, come detto, viene celebrato alla sera della domenica di Pentecoste, presenta preghiere molto lunghe, in cui il celebrante intercede per la Chiesa e il popolo di Dio, implorando la presenza operante di Cristo e dello Suo Spirito in tutte le circostanze dell’anno.

La sequenza degli stichirà si apre col lucernario, col canto “Signore a Te ho gridato ascoltami”
“Signore, a Te ho gridato, ascoltami;
ascoltami Signore.
Signore, a Te ho gridato ascoltami;
intendi la voce della mia supplica,
quando grido verso di Te
ascoltami Signore
Salga come incenso davanti a Te la mia preghiera,
 le mie mani alzate,
in sacrificio della sera: ascoltami Signore”

Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

Segue la recita di alcuni salmi, ciascun versetto dei quali alternato all’invocazione ”Ascoltami Signore”.
Si giunge al canto degli stichirà, alcuni dei quali ripetuti due volte.

Primo e secondo sticheron del Lucernario

“Oggi tutte le nazioni della città di Davide vedono meraviglie,
quando lo Spirito discende sotto forma di lingue di fuoco
come Luca – ispirato da Dio – cii racconta
‘ tutti i discepoli erano riuniti quando si udì un forte rumore di tuono
che riempì la casa dove essi sedevano’; e tutti si misero a parlare le lingue straniere,
per insegnare la nuova dottrina della Trinità Santissima”

Terzo e quarto sticheron del Lucernario

Lo Spirito Santo era, è e sarà senza principio e senza fine,
della stessa dignità del Padre e del Figlio,
Vita e datore di Vita,
Luce e datore di Luce,
Buono in sé stesso e Fonte di ogni bene,
il Padre è conosciuto grazie a Lui,
e il Figlio è glorificato,
e a tutte le genti rivela l’unica potenza,
l’unica unzione,
l’unica adorazione della Trinità Santissima.”

Come si vede, un dono insito nel dono stesso dello Spirito Santo è il riconoscimento della realtà trinitaria come fonte di vera vita, vera luce e vero bene.
Ma altri temi vengono proposti dagli sticheron successivi, in cui si nota un richiamo all’innografia pentecostale della tradizione occidentale

Quinto e Sesto sticheron del Lucernario

Lo Spirito Santo è Luce e Vita,
e viva sorgente spirituale,
Spirito di sapienza,
Spirito di scienza e di intelligenza,
Spirito di giustizia e di bontà,
dominatore e purificatore dei peccati,
Dio che divinizza,
fuoco che procede dal fuoco,
che parla, agisce e distribuisce i carismi
per Lui i profeti e gli Apostoli,
insieme a tutti i martiri,
sono stati incoronati.
Strana visione e grande miracolo:
il fuoco si divide per la diffusione dei doni”.

 

Trinità dell'antico testamento (A.Rublev)
Resurrezione

 

Viene cantato (con una melodia più o meno articolata, al limite anche in tono retto)  il Gloria…Ora e sempre, a cui segue come di consueto il “doxastikon” (tipologia che indica appunto l’inno che si canta dopo il Gloria)

“Re celeste,
consolatore,
Spirito di verità,
Tu che sei presente in ogni cosa
e ogni cosa riempi
Arca di beni e datore di vita
Vieni e abita in noi,
purificaci da ogni macchia
e salva, Tu che si buono,
le nostre anime”

Ricordiamo come quest’ultima invocazione venga sempre ripetuta all'inizio di ogni liturgia, ufficiatura, ritrovo comunitario o preghiera personale proprio per chiedere allo Spirito Santola vera fecondità di ogni momento.

Riportiamo ora di seguito gli  “stichirà degli Aposticha” cioè gli stichirà cantati in occasione delle Grandi Feste nella parte finale del Vespro

Primo Sticheron degli Aposticha

“Ora le lingue di fuoco sono diventate un segno evidente per noi:
i Giudei, da cui Cristo è nato nella carne
per mancanza di fede decadono dalla Grazia di Dio,
mentre alle genti è concessa la luce divina che supera ogni essenza;
ed esse, confermate dalle parole dei discepoli,
proclamano la Gloria di Dio, benefattore dell’universo.
Inchinando, insieme a loro, il nostro cuore
E piegando le ginocchia,
prostriamoci con fede al Santo Spirito,
confermati dal salvatore delle nostre anime”

Secondo Sticheron degli Aposticha

“Ora lo Spirito consolatore è effuso su ogni carne,
iniziando dal coro degli Apostoli
comunica in seguito la grazia ad ogni fedele;
conferma la potenza della sua venuta con le lingue di fuoco
che per la lode e la gloria di Dio sono concesse ai discepoli.
Nella luce spirituale,
fortificati nella  fede per il Santo Spirito,
preghiamolo di salvare le nostre anime”.

 Terzo Sticheron degli Aposticha

“Oggi gli Apostoli sono rivestiti dall’alto dalla forza di Cristo,
che con l’invio del Consolatore li rinnova misteriosamente ello spirito.
Parlando nella lingua di ciascuno essi predicano in modo mirabile,
insegnandoci a venerare il benefattore dell’universo come l’unico Dio in tre ipostasi.
Alla luce dei loro insegnamenti prostriamoci davanti al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo,
pregandoli di salvare le nostre anime.”

Dopo il canto del Gloria…Ora e sempre, viene cantato il Doxastikon degli Aposticha

“Venite popoli,
c
antiamo la divinità in tre persone,
il Figlio nel Padre con il Santo Spirito;
poiché il Padre fuori del tempo genera il Figlio,
che con Lui regna ed è a Lui consustanziale,
e lo Spirito Santo è nel Padre
glorificato con il Figlio.
Unica potenza,
unica sostanza,
unica divinità,
davanti a cui noi tutti ci prostriamo dicendo:
‘Dio Santo,
che per mezzo del Tuo Figlio hai creato tutto con il concorso dello Spirito Santo;
Santo e Forte,
per il quale abbiamo conosciuto il Padre,
e per cui lo Spirito Santo è venuto in questo mondo;
Santo e Immortale,
Spirito Consolatore,
che procedi dal Padre e e riposi nel Figlio.
Trinità Santissima, Gloria a Te’”.

Concludiamo riportando il
Tropario della festa di Pentecoste

“Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio,
che hai reso sapienti dei semplici pescatori,
effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo,
prendendo così nelle reti la terra abitata.
Signore unico amico degli uomini, Gloria a Te!”

Infine  ricordiamo come la presenza dello Spirito Santo e il riconoscimento della realtà trnitaria, si rinnovino continuamente in ciascuno nella celebrazione della Divina Liturgia; lo attesta in particolare il canto che il coro esegue, subito dopo la coumunione:"abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto loSpirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando la Trinità indivisibile, poichè essa ci salvò"

 

31 Maggio 2020 - "Ogni bene procura lo Spirito Santo": la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'oriente - a cura di Mons.Francesco Braschi

Ogni bene procura lo Spirito Santo:
la gioia della Pentecoste nella Chiesa d'Oriente

Riflessioni di Mons.Francesco Braschi (Radio Maria, 2 Giugno 2020)
Ascolta l'audio

Dopo le riflessioni dedicate al tempo pasquale, ci sembra importante provare a gustare qualcosa di quell’enorme tesoro di preghiera, ma anche di insegnamento e di bellezza, che sono i testi liturgici della Chiesa d‘Oriente legati alla Pentecoste. Testi liturgici che nascono in gran parte in lingua greca, poi entrano a far parte del patrimonio della chiesa bizantino-slava, con le prime traduzione ad opera di Cirillo e Metodio e poi di quanti li seguono e che ancora oggi sono un patrimonio utilizzato dalla chiesa ortodossa e dalle chiese cattoliche di rito orientale.

 

Resurrezione
Icona della Petecoste

 Il primo è il tema della Santissima Trinità. L’Occidente che cosa ha fatto? L’Occidente ha collocato la festa della Santissima Trinità alla domenica dopo Pentecoste, perché appunto la domenica dopo Pentecoste, dopo aver celebrato la venuta e la piena manifestazione dello Spirito Santo, diventa il momento in cui fermarci a fissare, a ricapitolare, a compendiare la dottrina della Trinità, che appunto viene rivelata pienamente con la piena rivelazione dello Spirito Santo, la terza persona della Trinità.

La Chiesa d’Oriente, invece, tiene questa tematica trinitaria dentro la domenica di Pentecoste. Tant’è vero che, per quanto riguarda la Chiesa d’Oriente, la commemorazione della discesa dello Spirito sugli Apostoli, quindi la memoria del fatto storico che dà il nome alla Pentecoste cristiana, viene celebrata, pur non mancando anche nella domenica di Pentecoste, il lunedì di Pentecoste, il giorno dopo, dove l’accento è maggiormente su quello che avviene. Mentre la domenica, appunto, è più una meditazione corale, è una riflessione che la Chiesa fa su che cosa significa la conoscenza dello Spirito Santo. Allora proviamo a guardare fin dal Vespero del sabato della Pentecoste, quindi dal primo dei momenti che si affacciano sul giorno di Pentecoste, che cosa dicono i testi della liturgia.....Leggi tutto

31 Maggio 2020 - Pentecoste: riflessioni e approfondimenti sulle preghiere e sull'icona

Domenica di Pentecoste

Tra i tanti temi che questa festa suggerisce e porta all'attenzione, ne riportiamo alcuni particolarmente cari alla tradizione orientale.

  1. Con la missione delle Apostoli, vivificati dal dono dello Spirito Santo, inizia la redenzione del mondo, dell'uomo e della natura, inizia "l'ultimo giorno" che ci conduce alla manifestazione detfinitiva della Gloria di Dio.
    La Pentecoste è la festa della natura e del cosmo, la festa della storia come rivelazione della volontà di Dio sul mondo e sull'uomo, la festa del futuro trionfo, della vittoria di Dio sul male, dell'avvento del grande e ultimo "giorno del Signore" che inizia con l'annuncio della salvezza a tutto il mondo; la Pentecoste è "l'inizio della storia"...per i cristiani, la Pentecoste è il compimento dell'opera di Gesù; Gesù aveva parlato del Regno di Dio ed eccolo svelarsi nell'annuncio; aveva promesso lo Spirito del Padre che avrebbe condotto alla Verità ed ecco che questa promessa si compie.
    Il mondo, la storia, il tempo, la vita, vengono colmati del loro significato ultimo. E' cominciato nel mondo l'lutimo e grande giorno del Signore.
    (1).
    Questo annuncio di salvezza, che scatiurisce dalla Pentecoste grazie alla nascita e alla missione stessa della Chiesa, è il tema di uno dei tropari della festa: "Benedetto sei Tu, o Cristo nostro Dio, che hai reso sapienti dei semplici pescatori, effondendo su di loro il dono dello Spirito Santo, prendendo così nelle reti la terra abitata; Signore unico amico degli uomini, gloria a Te.".
    Così pure il Prokemenon: "Per tutta la terra si diffonde la loro voce; ai confini del mondo la loro parola"
  2. Un secondo aspetto di assoluta importanza è il richiamo all'unità insito nel fatto stesso riportato nel Vangelo: le "lingue di fuoco" che scendono sugli Apostoli danno la facoltà  a dei poveri pescatori di parlare in tutte le diverse "lingue"; mentre con l'insipienza dell'uomo le "lingue" erano diventate in Babele fonte di divisione e di incomprensione tra gli uomini, la Sapienza di Dio col dono delle "lingue di fuoco" della  Pentecoste chiama all'unità tutti i popoli; questo è sottolineato dal bellissimo testo del Kondak della festa: "Quando l'Altissimo discese sulla terra confuse le lingue e disperese i popoli; ma quando distribuì le lingue di fuoco chiamò all'unità le genti. Celebriamo con un'unica voce la gloria dello Spirito Santissimo".
Trinità dell'antico testamento
Resurrezione

L'icona: quella che viene mostrata qui è della Scuola di Novgorod del secolo XVI.
In essa si riscontra subito la presenza della Vergine Maria, (coerentemente con quanto riportato dai Vangeli, nella Domenica di Pentecoste nel cenacolo era presente anche la Madre di Dio) e la presenza, nella parte inferiore di un personaggio con abiti e corona regali. In alfre rappresentazioni iconografiche può apparire uno solo di questi soggetti, o anche nessuno.

Come sempre nelle icone, la rappresentazione iconografica è finalizzata a trasmettere il significato teologico della festa; diamo solo alcuni spunti di comprensione:
- gli apostoli sono rappresentati per la prima volta con l'aureola, perchè solo grazie al dono dello Spirito Santo essi iniziano a partecipare realmente alla vita divina
- la parte superiore è "aperta" verso l'esterno, a significare che da quel momento l'annuncio del Regno di Dio viene diffuso in tutto il mondo; gli edifici ai lati rappresentano la Chiesa
- la parte inferiore riporta un personaggio regale; è la rappresentazione del cosmo, che (ancora nelle tenebre) attende la rivelazione...il panno che tiene tra le mani ha appoggiati 12 rotoli che rappresentano la predicazione degli aposgtoli. Il cosmo attende l'annuncio delle liberazione, della redenzione che solo la Chiesa, costituita dal dono dello Spirito può annunciare a tutti.

Ricordiamo ancora (tra i tanti) alcuni passaggi nella celebrazione della Divina Liturgia, in cui lo Spirito Santo e la Trinità vengono esplicitamente pregati:
- all'inizio di tutta la celebrazione come invocazione (preghiera presente tra l'altro in tutte le officiature): "Re celste, consolatore, Spirito di Verità, Tu che sei presente in  ogni luogo ed ogni cosa riempi, arca di beni e datore di vita, vieni e abita in noi, purificaci da ogni macchia e salva, Tui che sei buono, le nostra anime"

(spartito in formato PDF)

- subito dopo la comunione (ricevuta sotto le due specie del pane e del vino) : "Abbiamo visto la luce vera, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la fede vera, adorando l'indivisibile Trinità: essa infatti ci ha salvati". I doni santificati dallo Spirito Santo diventano per coloro che li ricevono luce veritiera, fede vera e lode alla santa Trinità. (2)

Cosa comporta in noi il dono dello Spirito Santo? cosa produce? Accenniamo un fatto sostanziale legato ai Sacramenti, rimandando l'approfondimento alla nota in calce.
Lo Spirito Santo che ci viene donato nel battesimo viene pienamente realizzato nel sacramento della confermazione: nel sacramento della Confermazione lo Spirito Santo compie ciò che il Battesimo ha gia sostanzialmente donato, pone il sigillo della perfezione alla divinizzazione dell'uomo (theosis), la quale è immersione dell'uomo nella vita trinitaria e si realizza secondo la dinamica pasquale, cioe nella stesso modo con il quale Cristo ha portato la natura umana all'interno della vita divina. La pienezza dello Spirito rende operativa la divinizzazione dell'uomo(3).

Riferimenti:
(1): A. Schmeman, "i passi della fede", Ed. "La casa di Matriona" - per acquistare il libro clicca qui)
(2) Manuel Min - Osservatore Romano: "Cristo illumina con lo Spirito e  convoca all'unità)
(3) Pavel Prorokov - "Teologia ed economia nella Liturgia di Pentecoste" - in «Russia Cristiana», 3/1969 (105), pag. 12; Archivio del portale "la Nuova Europa"

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La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania – riflessioni di p.Romano Scalfi

La celebrazione della Teofania

Le celebrazioni della notte di Natale della tradizione orientale si presentano ricchissime di inni e cantici dalla profonda sapienza spirituale.

Nella Teofania si contemplano le diverse manifestazioni attraverso le quali Cristo si rivela. Dopo la miseria –umana – della nascita in una stalla nella grotta di Betlemme, Cristo vuole essere riconosciuto da tutti i popoli. Se la prima manifestazione è l’adorazione dei Magi, la seconda è il battesimo di Gesù. E’ questa la manifestazione centrale, perché Dio Padre stesso proclama che Cristo è il suo Figlio prediletto, e lo Spirito Santo, che discende in forma di colomba, testimonia la divinità di Cristo. Il terzo avvenimento, forse un po’ trascurato, sono le nozze di Cana, che costituiscono la prima manifestazione pubblica del Signore.

Perché il Signore si fa battezzare? Il battesimo di Cristo non è solo un segno, perché il Signore entra nelle acque, che le icone rappresentano come il luogo della cattiveria (infatti vi sono raffigurati dei mostri, simbolo del diavolo e del male in genere), entra nelle acque per purificarle. Quindi non si tratta più di un segno: si tratta di un avvenimento reale! Dopo che Cristo è sceso nelle acque, il male è vinto, la cattiveria è superata dall’amore di Cristo.

A dominare non è più la nostra miseria, ma la misericordia di Dio e il suo amore per ciascun uomo e per tutta l’umanità.

Icona del Natale

Icona della Teofania

Il battesimo è il momento in cui noi siamo stati immersi nella misericordia di Dio e siamo rinati come uomini nuovi, cioè uomini trasfigurati in Cristo.

Fascicolo della Divina Liturgia per il coro
riflessioni di Padre Romano Scalfi tratte dal libro “Cristo iin mezzo a noi – omelie e catechesi / 1 – Ed. La casa di Matriona
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Il Natale nella tradizione Bizantina

Il Natale nella tradizione Bizantina

Il Natale nella tradizione bizantina

Il creatore,
vedendo che periva l’uomo che Lui stesso aveva foggiato,
discende piegando i cieli,
a Lui una Vergine santa e pura dà sostanza.
Sapienza, Verbo e Potenza, Figlio e riflesso del Padre,
Cristo Dio,
celandosi a tutte le potenze che sono oltre il cosmo e a tutte quelle che sono sulla terra
fattoi uomo, ci riscattò

(Canone della natività di Cosma di Gerusalemme)

Prima del secolo IV, in tutta la cristianità il Natale coincideva con l’Epifania. “Nella prima metà del IV secolo, le costituzioni della chiesa di Alessandria stabiliscono che il 6 gennaio si deve celebrare contemporaneamente la festa della Natività e dell’Epifania (Battesimo) di Cristo.
Attraverso alcune omelie di san Gregorio di Nissa, sappiamo che nel 380 i fedeli di Cappadocia celebravano il Natale il 25 dicembre, mentre l’Epifania continuava ad essere celebrata il 6 gennaio. Sappiamo anche che, fino al 385, la festa del Natale non era celebrata a Gerusalemme…leggi tutto
Icona del Natale

Icona della Natività

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